Only for you

Capitolo 4

Poco prima dell’alba Kabuto, preparato l’occorrente per quell’insolita spedizione, andò a chiamare la sua allieva e Sakura, dopo aver infilato in una sacca le poche cose di cui avrebbe avuto bisogno, leggermente angosciata a causa di ciò che sarebbe potuto accadere salutò Sasuke, il quale la rassicurò dicendole che non doveva preoccuparsi perché sarebbe andato tutto bene e lei, a tali parole, visibilmente più distesa uscì facendogli un grande sorriso. Poi raggiunse il ninja che era andato ad aspettarla fuori dalla grotta ed insieme partirono mentre il compagno, una volta preparatosi, andò da Orochimaru e come al solito iniziarono l’allenamento. Quel giorno, come quelli a seguire, cercò di stare il più attento possibile per non farsi colpire pesantemente poiché altrimenti, se fosse stato ferito troppo gravemente, il suo piano di seguirla e sorvegliarla durante la notte sarebbe fallito, anche se ovviamente non fu affatto semplice. Infatti, già da quella prima mattina, il sannin lo incalzò senza tregua e, vedendo che a volte il ragazzo sembrava come perso dietro qualche pensiero e sapendo perfettamente quale esso fosse, con un gran ghigno beffardo dipinto sullo scarno e pallido volto non gli risparmiò battutine sarcastiche che sottolineavano la sua incapacità nonché debolezza e che terminarono in un:

“Sasuke non distrarti, la piccola è in ottime mani”.

“Vedi di piantarla” rispose lui sferrandogli un pugno che tuttavia venne bloccato e prontamente restituito in pieno stomaco.

“Fai più attenzione o penserò che vorresti trovarti da tutt’altra parte mentre tu, tutto quello che vuoi, è uccidere Itachi, vero?”.

Sasuke, data la violenza di quel colpo, si piegò in due e dalla sua bocca schizzò fuori del sangue ma poi, afferrandogli un polso, concentrò tutto il suo chakra nella mano stringendoglielo fortissimo e, guardandolo dritto negli occhi, affermò:

“È ovvio!”.

“E allora impegnati” rispose Orochimaru sorridendo, soddisfatto nel vedere quella reazione e, dopo essersi liberato, gli lanciò contro degli shuriken per allontanarlo.

Così il combattimento continuò ancora a lungo e il ragazzo cercò di distrarsi il meno possibile, se non altro per salvare le apparenze dato che aveva capito perfettamente che il sannin si era accorto del suo stato d’animo. Poi al calar del sole si medicò blandamente e, silenziosamente, uscì dalla sua stanza mettendosi sulle tracce dell’amica.

Intanto questa, che insieme a Kabuto aveva raggiunto la destinazione solo nel tardo pomeriggio, dovette procurare il cibo per entrambi poiché lo scienziato si era dato alla raccolta di alcune erbe che crescevano solo in quel luogo. Dopo aver acceso il fuoco e cucinato si spostarono in fretta e, solo molti chilometri più in fondo, si sedettero e mangiarono così, anche se il fuoco avesse attirato qualcuno, non sarebbe stato semplice rintracciarli. Come era prevedibile Kabuto non le tolse gli occhi di dosso, gli piaceva metterle soggezione, vederla in difficoltà e soprattutto, in quanto studioso, osservare i cambiamenti del suo giovane corpo ma, logicamente, Sakura pensò che fosse a causa delle sue forme a quel punto sempre più evidenti e così pensò:

‹‹Accidenti e meno male che quando li ho comprati questi vestiti erano larghissimi! Dovrò prenderne degli altri o fare qualcosa per nascondere almeno il seno…›› in quanto aveva notato che oramai diventava ogni giorno più grande.

Alla fine di quella cena rigorosamente silenziosa in cui gli unici rumori furono quelli prodotti dagli insetti notturni, si stesero nei sacchi a pelo ben distanti l’uno dall’altra e qui la ragazza fu colta dalla nostalgia. Difatti iniziò a pensare a Sasuke, chiedendosi come fossero andati gli allenamenti, se stesse bene, al fatto che a quell’ora lui era sicuramente a letto e sentendo una fitta al cuore per la sua lontananza, inconsapevole del fatto che in realtà lui era lì poiché era riuscito a raggiungerla. Gli ci erano volute due ore di marcia a passo sostenuto e sapeva bene che sarebbe stato massacrante farlo ogni sera ma non poteva fare altrimenti, aveva notato lo sguardo di Kabuto e, sebbene la ragazza durante il giorno sarebbe stata senza la sua protezione, non si fidava a lasciarli soli per la notte. Non sapeva perché il ninja la guardasse a quel modo, né cosa avesse in mente ma poco gli importava, gli avrebbe impedito qualsiasi colpo di testa. Infatti lui non si accorgeva minimamente dei piccoli cambiamenti della compagna ed era anche abituato alle sue forme, ancora non del tutto sviluppate, che ogni notte premevano innocentemente contro la sua schiena non immaginando certo che, agli occhi di un adulto, quel corpo potesse risultare attraente né tanto meno desiderabile poiché, a lui, quei pensieri non l’avevano minimamente sfiorato.

Sakura e Kabuto stettero via quattordici giorni e, in quel lasso di tempo, se la prima non se ne fosse mai accorta, il secondo era invece ben consapevole che la sera un’altra presenza si univa a loro tuttavia non lo smascherò pensando che avrebbe fatto meglio a parlarne prima con Orochimaru. Questi ovviamente sapeva quello che stava combinando Sasuke e vedeva benissimo che, giorno dopo giorno, era sempre più stanco ma anche che non mollava mai nonostante a volte si distraesse e, se da una parte era infastidito che concedesse a quella mocciosa tutta quell’importanza, dall’altra era compiaciuto nel constatare quanto impegno ci mettesse nel fare entrambe le cose.

Finalmente le due settimane passarono e i due tornarono al covo. Sakura stremata, non appena arrivò in camera, si buttò sul letto. Difatti non solo aveva dovuto provvedere alle proprie necessità da sola, ma Kabuto l’aveva anche sottoposta ad un allenamento estenuante che a volte l’aveva lasciata senza chakra per curarsi a dovere le ferite e l’uomo, ovviamente, non lo faceva con la scusa che doveva pensare a se stessa senza l’aiuto degli altri. Naturalmente lei aveva stretto i denti ed era andata avanti, non aveva mollato neanche in un’occasione tuttavia non poteva negare che fosse arrivata al limite e che il corpo pieno di graffi, lividi ed altro le doleva di continuo sebbene il solo sapere che tra non molto avrebbe rivisto Sasuke la faceva stare meglio. Così, dopo essersi riposata per un po’, con un ultimo sforzo si alzò e iniziò a passarsi un panno umido per cercare di pulirsi alla meglio non avendo la forza di buttarsi nel fiume ancora gelido nonostante fosse quasi primavera. Il ragazzo intanto, alla fine dell’allenamento, fu congedato e si sbrigò a tornare in camera. Avendola tenuta d’occhio sapeva bene quanto fosse stanca e malridotta ma non aveva potuto fare nulla per lei dato che non poteva permettersi di uscire allo scoperto anche se era sicuro che Kabuto lo avesse notato e, aperta la porta della stanza, vedendola e cercando di apparire come al solito il più distaccato possibile, chiese:

“Sei tornata… Come stai?”.

“Sasuke!” esclamò lei girandosi ed illuminandosi nel guardarlo poi, trattenendosi dallo slanciarsi per abbracciarlo, rispose “sto bene” in effetti ora si sentiva così anche se il cuore le andava a mille.

Questi, sebbene malconcio lui stesso, si avvicinò e, osservando ora da vicino tutti i lividi e i graffi che aveva, strinse i pugni e con tono leggermente irritato disse:

“E questo lo chiami bene?”.

“Si, non mi fanno poi così male…è stata una conseguenza dell’allenamento, domani quando avrò di nuovo del chakra me li curerò e farò lo stesso con te” lo rassicurò passandogli lievemente il dito su uno zigomo violaceo.

“Tranquilla, sto bene ma tu vedi di metterti a letto ora”.

“Si” rispose avvicinandosi al cassetto dove teneva le sue cose per tirare fuori la maglia con cui al covo era solita dormire e che non si era portata per paura di rovinare, visto che la considerava un regalo del compagno e, dopo essersela infilata, si mise sotto le coperte. Sasuke la raggiunse, preoccupato per la decisione del sannin di cui presto avrebbe sicuramente discusso con lo scienziato ma finalmente tranquillo poiché la ragazza era tornata e poteva dormire un’intera notte.

Come prima di partire, non appena si mise giù, Sakura si strinse alla sua schiena godendosi tutto il calore di quell’abbraccio e poi, semplicemente anche se quello che provava era molto più grande, mormorò “sono contenta di rivederti”.

A tali parole Sasuke anche se impercettibilmente sorrise, non lo avrebbe mai ammesso ma gli era mancato quel contatto. Tuttavia come al solito non disse nulla e poco dopo i due crollarono al contrario di Orochimaru e Kabuto. Il primo difatti, dopo essersi fatto curare da Kisuke, mandò a chiamare il secondo e, quando fu entrato nella sua stanza, con voce beffarda domandò:

“Allora? Com’è andata?”.

“Bene è migliorata molto, anche se abbiamo avuto delle visite notturne ma suppongo che lei lo sappia già” ghignò.

“Ovviamente…”.

“E quindi cosa ha deciso di fare? Vuole tenerla o farla fuori?”.

“Farla fuori? Starai scherzando spero…a parte il fatto che sta facendo dei notevoli progressi, sarà un ottimo ostaggio nelle nostre mani… Sasuke ci tiene più di quanto lui stesso voglia ammettere…” disse con voce stridula “sarà il suo tallone d’Achille” e, pensandoci, sbottò in una fragorosa risata.

“Capisco…peccato! Avevo in mente giusto un paio di belle idee” affermò il medico unendosi al suo scoppio di ilarità.

“Mi spiace ma per il momento dovranno aspettare…” rispose il sannin che aveva già i suoi progetti.

“Vuol dire che dovrò sfogarmi su qualche altra prigioniera e comunque, anche così, non vedo l’ora di vedere come andranno le cose” disse Kabuto alzandosi per congedarsi.

Orochimaru lo guardò uscire e poi scoppiò a ridere un’altra volta, gioiva al pensiero di cosa avrebbero passato quei due ragazzi, amava infliggere sofferenze, era veramente un gran sadico.

Il mattino seguente Sakura si svegliò e, grazie ad una notte intera di sonno, si sentì talmente ristorata che iniziò a usare subito il chakra per guarirsi e, quando Sasuke si destò, fece lo stesso su lui.

“Ci hai dato veramente giù con l’allenamento” disse non appena finito, di nuovo esausta per aver consumato una grande quantità di energia avendo curato entrambi.

“Già” rispose lui guardandola.

“Per fortuna però oggi siamo liberi…ho proprio bisogno di andare a fare un bagno, in questi giorni non avevo neanche il tempo per sciacquarmi in qualche ruscello” continuò immaginando che lui stesse notando quanto era sporca visto come la fissava ‹‹più che altro non mi fidavo con Kabuto nelle vicinanze››.

Ma il ragazzo stava pensando a ben altre cose, difatti non lo avrebbe mai ammesso ma, in quelle due settimane, si era veramente ucciso per fare su e giù dalla montagna, aveva paura ed era la debolezza della compagna a spaventarlo. E non poteva permetterselo! Erano stati fortunati per quella volta però era sicuro che il sannin si fosse accorto di tutto e probabilmente, presto o tardi, avrebbe preso provvedimenti. Infatti bastava che decidesse una meta più lontana per far si che lui non potesse tenerla sotto controllo o peggio, se solo si fosse fatto venire il dubbio che la ragazza era troppo debole, l’avrebbe eliminata senza troppi scrupoli e così, avendo deciso di correre ai ripari, disse:

“Ok, ma dopo iniziamo l’allenamento”.

“Come scusa?” chiese lei credendo di aver sentito male.

“Hai capito benissimo” rispose dirigendosi verso l’armadio per prendere l’occorrente per il bagno ad entrambi.

“Tu-tu vuoi allenarmi? E per quale motivo?”.

“Voglio vedere a che livello sei…” mentì, in quanto non poteva certo dirle chiaro e tondo che la riteneva una schiappa.

“Ma non avrai problemi con Orochimaru se perdi tempo con me?” chiese preoccupata avvicinandosi.

“Non preoccuparti, oggi non è previsto alcun allenamento”.

“A-allora va bene, come vuoi” rispose sperando di non fare figuracce.

I due uscirono e, prima di andare alle terme, si fermarono in una piccola radura dove Sasuke, con orrore, constatò che la ragazza non era affatto in grado di difendersi da sola da un vero attacco infatti, sebbene avesse cominciato piano, poi aveva iniziato a calcare la mano e, quando questo era accaduto, erano più le volte che Sakura era a terra che quelle in cui riusciva a restare in piedi. Intanto all’interessata veniva da piangere per la frustrazione, pensava di essere migliorata e invece si dimostrava sempre la solita e, rialzandosi per l’ennesima volta, si rimise in posizione. Era comunque decisa a non demordere anche se non si era ancora ripresa da quelle due settimane ed era ormai priva di chakra avendone usato parecchio quella mattina per curare tutte e due ma, a quel punto, Sasuke si fermò.

“Basta così…”.

“Posso continuare ancora!” disse lei guardandolo con fermezza negli occhi.

“No, sei stanca. Riprenderemo domani” rispose dirigendosi alle bacinelle contenti i bagnoschiuma e gli asciugamani.

“Eh? Domani?” chiese stupita.

“Si…ho deciso che devi esercitarti, sei troppo debole”.

“Io…non serve che trascuri i tuoi allenamenti per perdere tempo con me! Ti assicuro che sono migliorata, oggi sono semplicemente troppo stanca e non ho potuto usare nessuna tecnica perché ho impiegato quasi tutte le mie energie stamattina” rispose non volendo creargli ulteriori problemi “e poi c’è Kabuto che mi allena”.

“Il meglio del meglio…” affermò ironico.

“Cosa intendi dire?” domandò avvicinandoglisi.

‹‹Che è proprio da lui che dovresti difenderti›› pensò tuttavia disse “nulla, solo che preferisco farlo io”.

“Non voglio crearti guai con Orochimaru” ripeté prendendo la propria roba per incamminarsi.

“Ed io non voglio stare col pensiero che possa capitarti qualcosa” si lasciò scappare.

“Va bene, ma solo se non è un problema, ok?” sorrise gentilmente sentendo il proprio cuore scaldarsi poiché aveva capito che era preoccupato per lei.

Sasuke ovviamente non rispose così continuarono senza dirsi più nulla. Il ragazzo aveva preso quella decisione perché era consapevole di diventare ogni giorno più forte ma soprattutto del fatto che il fisico di Orochimaru si indeboliva. Infatti per tale motivo spesso dovevano interrompere i loro allenamenti o finirli prima e, grazie a questo, avrebbe utilizzato il tempo risparmiato per allenare la compagna e non gli importava se sarebbe stato pesante, né tanto meno si era posto il problema che lo fosse per l’altra e quindi era sicuro che ce l’avrebbe fatta.

Arrivati alle terme si diresse all’entrata maschile ma, prima di varcare la soglia, disse:

“Tra un’ora ci vediamo qui, non farmi aspettare”.

Sakura annuì anche se, se fosse stato per lei, non sarebbe uscita da lì per tutto il giorno e così cercò di sbrigarsi. Una volta insaponata, si versò addosso dell’acqua pulita per togliersi tutto il sudiciume e il sudore appiccicatisi alla candida pelle in quelle due settimane e poi entrò nella vasca. Qui non poté fare a meno di fissare rammaricata tutti i lividi che aveva sulle parti solitamente tenute coperte, che non era ancora riuscita a curarsi, e quel seno che ultimamente le stava causando tanti problemi anche se, a ben pensarci, le si era modificata anche la linea dei fianchi. Sospirando pensò al da farsi e, quando uscì, trovando Sasuke ad aspettarla, andandogli in contro disse:

“Scusa, ci ho messo un po’ troppo”.

“Sei la solita lentona” rispose lui prendendola in giro ma poi continuò “vuoi tornare o fare una passeggiata?”.

“Facciamo quattro passi…devo comprare una cosa ma non preoccuparti, faccio in un attimo” disse sorridendo nel constatare che non si era arrabbiato.

“Ok, andiamo” replicò e attese che gli facesse strada.

Insieme si diressero al negozio che la ragazza aveva in mente però, una volta arrivati, un po’ in difficoltà, pensando che forse Sasuke le avrebbe fatto storie vedendo cosa comprava, disse:

“Ecco se vuoi puoi aspettarmi qui…non serve che entri”.

Il compagno, sorpreso da quell’affermazione, inarcò un sopracciglio ma poi pensò che volesse comprare biancheria o roba simile e che si sentisse in imbarazzo quindi decise di non controbattere.

“Ok vado laggiù” ed indicò una libreria.

Sakura annuì ed entrò, il negozio vendeva un po’ di tutto da vestiti a cose per la casa o da mangiare. Lei, conoscendo già il posto, andò verso degli scaffali che contenevano quello che le serviva e qui comprò dei rotoli di bende con cui aveva deciso che d’ora in avanti si sarebbe fasciata il seno e i fianchi in modo da comprimerli per dissimularne le forme femminili. Per coprire tali acquisti, prese anche una maglia e un paio di pantaloni ancora più larghi di quelli che portava e li mise nella busta sopra alle fasce così, anche se Sasuke avesse sbirciato, avrebbe visto solo quelli. Una volta trovato tutto il necessario si diresse al bancone, pagò ed uscì raggiungendolo al negozio indicato.

“Eccomi ho fatto”.

“Bene allora rientriamo” disse lui e, dopo aver comprato un libro, si incamminarono diretti al covo ma nel tragitto, incuriosito dalla busta abbastanza piena, le chiese “che hai preso?”.

“Dei vestiti, quelli che avevo sono tutti strappati e ho solo questa maglia e questi vecchi pantaloni che oramai sono diventati troppo stetti…” rispose. Ed in effetti indossava una maglia un po’ lacera e i vecchi pantaloncini con cui era scappata da Konoha visto che gli altri erano in condizioni pessime, ormai ridotti a degli stracci.

“Capisco…beh sbrighiamoci o ci lasciano senza cena”.

Così i due tornarono in fretta alla grotta e, quando vi furono giunti, passarono a prendere il vassoio del cibo che, come sempre, consumarono in camera in silenzio poiché ognuno immerso nei propri pensieri. Tuttavia stavolta la più assorta era Sakura la quale si chiedeva:

‹‹Quando posso mettermi le bende? Sto sempre con Sasuke…mi cambio persino davanti a lui anche se si gira ogni volta, ma non voglio correre il rischio di farmi scoprire… Mmmhhh…si, ci sono! La mattina quando andiamo al ruscello mi sta lontano…si, me le metterò lì!›› e difatti così iniziò a fare dato che il ragazzo per rispetto si voltava sempre o l’aspettava poco lontano per lasciarle il tempo di lavarsi tranquilla.

Lui al contrario non aveva di quei problemi e capitava spesso che la compagna lo vedesse in boxer, specie quando doveva curarlo. Come stabilito, ogni minuto libero che i due avevano a disposizione lo sfruttavano per allenarsi anche se questo non piaceva ad Orochimaru, il quale vedeva entrambi sempre più stanchi. Difatti Sasuke, per quanto si sforzasse, non riusciva a mantenere quei ritmi e così, dopo un mesetto e l’ennesima sconfitta pesante del ragazzo, il sannin decise che era giunto il momento di prendere provvedimenti e, alla fine dell’allenamento, disse:

“No, no, Sasuke in questo modo non va affatto bene. Ti ho lasciato fare quello che volevi ma non posso più tollerarlo, ad allenare quella ragazzina stai solo sprecando il tempo di entrambi, non lo vedi?”.

“Ma che dici? Sei tu che stai usando nuove tecniche” cercò di giustificarsi.

“No, non è così. In più sai benissimo che Sakura non è al tuo livello e quindi ti trattieni e, invece di usare quel tempo per allenarti, in pratica lo butti via, per non parlare del fatto che lei non riesce a starti dietro. Ricorda che segue tutti i giorni le lezioni di Kabuto e per questo usa una così grande quantità di chakra che quando combatte con te non ne ha quasi più…te ne saresti accorto se avessi attivato lo sharingan ma con lei non fai nemmeno questo, non capisci come ti limiti?”.

Sasuke serrò i denti, sapeva benissimo che si frenava e che lo sharingan non lo attivava per non spaventarla tuttavia affermò:

“Mi impegnerò di più”.

“No basta così, ci penserò io a trovarle qualcuno con cui potrà allenarsi. Tu pensa solo a te stesso” dichiarò deciso a non sentire altro.

“E chi?” chiese Sasuke fregandosene altamente del suo tono.

“Lo vedrai, per il momento non ti deve interessare altro…o devo presumere che sei tanto curioso perchè quella ragazzina ti sta a cuore più di quanto tu non voglia ammettere?” lo stuzzicò.

“No, mi preoccupo solo che non le metta a fianco qualcuno alla sua altezza…”.

“Lascia che me ne occupi io, sono di sicuro molto più abile di te nel giudicare certe cose…ora andiamo, continueremo l’allenamento domani…” rispose avviandosi.

Vedendolo uscire Sasuke sospirò, augurandosi che le affiancasse qualcuno abbastanza forte da farla migliorare ma che, allo stesso tempo, si limitasse e non la portasse a fare sforzi estremi e, leggermente sconsolato, andò in camera. Aperta la porta vide che la compagna si stava cambiando e così abbassò subito lo sguardo mentre Sakura, che non si aspettava di vederlo così presto, si girò di scatto. Difatti stava in canottiera e, siccome quello era l’unico indumento femminile che portava, era aderente con le bretelline fine e, con quella indosso, si vedevano chiaramente le fasce che usava per comprimersi il seno. Fortunatamente prima del suo arrivo era riuscita a levarsi quelle che portava attorno ai fianchi altrimenti se le sarebbe dovute tenere tutta la notte e al solo pensiero inorridiva, poiché dopo una giornata intera erano veramente scomode e non poteva fare a meno di toglierle. Inoltre aveva notato che le impedivano di muoversi con agilità durante gli allenamenti e per questo stava pensando di non mettersele più, optando invece per dei pantaloni ancora più larghi e informi. Con quelle al petto andava meglio infatti, in pratica, non le levava mai se non quando si lavava anche se a volte faticava un po’ a respirare. Vedendo che l’altro aveva lo sguardo basso e ringraziando il fatto che le riservasse tali accortezze, le quali le permettevano di non essere scoperta, dopo essersi infilata la solita maglia e aver nascosto le altre bende nel cassetto, con voce tranquilla chiese:

“Tutto bene?”.

“No affatto” rispose lui buttandosi sul letto.

“Perchè cos’è successo?” domandò preoccupata.

“Orochimaru vuole affidarti a qualcun’altro per l’allenamento”.

“Ah! E a chi?”.

“Non ha voluto dirmelo”.

“Capisco, forse è meglio…così avrai più tempo da dedicare a te” disse sedendosi vicino a lui.

“Non mi piace, non mi fido di lui…”.

“Non preoccuparti, in fondo si tratta solo di un allenamento, no?” replicò sperando che fosse un po’ più leggero che con Sasuke visto che per lei il ragazzo era veramente implacabile, non immaginando che usava neanche un millesimo della sua reale forza.

“Mhh” mormorò continuando a guardare il soffitto e, rimuginando sulle ultime parole del sannin, rifletté ‹‹che sia diventato davvero io più debole? No, era lui che stava usando più forza del solito››.

“Vado a prendere la cena” disse lei alzandosi, non sapeva cos’altro dire e non capiva perché fosse così preoccupato.

Sasuke rimase sdraiato e quando la ragazza rientrò mangiò solo per farle compagnia.

Una volta a letto Sakura lo abbracciò come sempre, chiedendosi il motivo di tale comportamento e pensando che era veramente impenetrabile tutte le volte che si chiudeva nei suoi silenzi, mentre l’altro continuava a riflettere sugli allenamenti degli ultimi tempi per cercare di capire se davvero la ragazza influisse così tanto nella sua vita ma dandosi sempre la stessa risposta:

‹‹No››…

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