Gelosia – parte 1

Gelosia – parte 2

Hikaru, intento a rimuginare nella sua camera, sentì un gran frastuono. Non sapendo di cosa si trattasse saltò giù dal letto e, una volta uscito dalla stanza, si diresse alle scale in fondo alle quali vide Kaoru che giaceva inerte. Senza pensarci due volte si precipitò verso il fratello che non si muoveva.

“Kaoru…Kaoru!” lo chiamò prendendolo tra le braccia.

Vedendo che il gemello però non reagiva iniziò seriamente a preoccuparsi. Non sapeva se poteva muoverlo visto che non conosceva la forza con cui aveva sbattuto, ma non poteva certo lasciarlo lì a terra. Lo prese in braccio e, stando molto attento, gli fece poggiare la testa sul proprio petto e lo portò sul divano dove lo adagiò. Nel frattempo non smetteva di invocare il suo nome tenendogli sempre stretta la mano. A quei richiami Kaoru, lentamente, emerse dal buio dell’incoscienza e, pian piano, i suoi occhi misero a fuoco il fratello.

“Hikaru….” disse debolmente.

“Finalmente ti sei svegliato… Mi è preso un colpo vedendoti lì in terra. Come stai?”.

“Mi gira la testa…a terra? Cosa mi è successo?”.

“Non lo so, ho sentito un gran rumore, sono uscito dalla stanza ma tu eri già in fondo alle scale… Chiamo il medico…” disse lasciandogli la mano ed alzandosi di scatto per raggiungere il telefono.

“No non serve, tra poco mi sarò ripreso completamente! Ora ricordo, volevo scendere in cucina a prendere del ghiaccio per la testa e invece mi girava troppo e sono svenuto…evidentemente sono rotolato per le scale”.

“Come non serve? E se ti fosse venuta una commozione cerebrale? È meglio farti visitare…per il ghiaccio te lo vado a prendere io non muoverti” e detto questo corse in cucina, aprì il freezer e ne estrasse un contenitore di plastica. Poi aprì un cassetto, prese un fazzoletto e dopo averci messo dentro i cubetti, lo richiuse con un elastico e tornò in sala dal fratello ancora sdraiato sul divano.

“Tieni, poggiatelo sulla fronte. Intanto io chiamo il dottore” disse.

“Ma ti dico che non serve! Poi fa un po’ come vuoi, tanto lo fai sempre!” esclamò Kaoru irritato.

Hikaru a quelle parole abbassò il telefono.

“Scusa…” mormorò.

Kaoru mettendosi il ghiaccio sulla parte dolente chiuse gli occhi trattenendo una smorfia di dolore e quindi non vide il fratello che si avvicinava al divano preoccupato e si sedeva lì per terra. Poi sentendo un rumore girò con cautela la testa e lo vide seduto al suolo con lo sguardo fisso sul pavimento.

“Cosa c’è?” sospirò.

L’altro non riusciva a dire nulla poiché si sentiva in colpa e preoccupato. Vederlo svenuto gli aveva fatto perdere un battito e, a giudicare dal tono della sua voce, era ancora arrabbiato. Certo anche lui lo era, ma tutto ciò era passato in secondo piano. Non riuscendo a rispondere scosse solo debolmente la testa.

“Ti ho detto che tra poco starò bene, quindi smettila di angosciarti e non fare quella faccia afflitta, anche se ti sta bene visto che è colpa tua” replicò Kaoru osservando Hikaru stringere le labbra a quelle ultime parole.

‹‹Gia è colpa mia›› pensò.

Non poteva non preoccuparsi ma le parole taglienti del fratello lo avevano fatto sentire ancora peggio.

“Scusa tanto se mi preoccupo” disse alzandosi e andandosene in cucina dato che era chiaro che l’altro non voleva vederlo in quel momento.

“Dove vai idiota? Torna qui!” disse Kaoru un po’ spazientito ‹‹ma perché non capisce mai nulla?››.

Hikaru non lo ascoltò, era stufo di sentirsi chiamare a quel modo, ma soprattutto non riusciva ad affrontare lo sguardo arrabbiato del gemello. Così entrò in cucina e si mise a sistemare anche se non ce n’era alcun bisogno visto che avrebbe potuto farlo il maggiordomo quando fosse tornato, ma voleva tenersi occupato.

‹‹Ma tu guarda se quell’idiota mi deve far scomodare!›› pensò Kaoru che si alzò dal divano per andargli dietro. Le gambe gli tremavano ancora, quindi si affacciò in cucina reggendosi allo stipite della porta per non cadere.

“Contento ora che mi hai fatto alzare?” apostrofò il fratello che gli dava le spalle e non l’aveva sentito arrivare.

“Guarda che non te l’ho chiesto io di venire!” rispose questo senza girarsi.

“Beh io invece ti avevo chiesto di rimanere!”.

“Certo per potermi far sentire ancora più in colpa di quanto già non mi senta…” sbuffò a voce bassa.

“Se ho detto che era colpa tua non era certo per farti stare male, ma solo per farti rendere conto della realtà dei fatti, visto che a quanto pare non sei in grado di valutare le conseguenze delle tue azioni. Quindi non mettermi in bocca parole che non ho pronunciato e soprattutto non ragionare sempre e solo con la tua testa, ma prova a immaginare cosa provino gli altri ogni tanto! Torno a stendermi, mi gira tutto!” disse Kaoru con veemenza e si girò per tornare barcollando al divano.

Hikaru a quelle parole si voltò e vedendolo di spalle ebbe una bruttissima sensazione, pensò che se non avesse fatto qualcosa subito lo avrebbe perso davvero e impulsivamente scattò verso di lui e lo abbracciò da dietro tremando. Strinse sempre più la presa come per paura che si allontanasse e

Kaoru sentendolo contro di sé si lasciò sostenere dalla forza dell’abbraccio dall’altro.

“Finalmente…è stato così difficile fare il primo passo?” chiese sorridendo e beandosi della sua vicinanza…già si sentiva meglio!

“Si” mugolò Hikaru.

“Vieni andiamo a sederci” disse l’altro che condusse il fratello sul divano e lo abbracciò tenendogli il viso contro la sua spalla “sei davvero un idiota lo sai?” continuò dolcemente.

“Sei tu che…” ma si fermò. Stava dicendo che lo faceva ingelosire, ma perché? Perché solo lui doveva sentirsi così? “E comunque piantala di chiamarmi a quel modo…mi irrita!” finì.

“Va bene, la smetto! Ma dimmi…io cosa?” ribadì Kaoru sapendo benissimo cosa stava per dire ma volendo sentirlo dalla sua bocca.

‹‹ Ma quanto gusto ci prova a provocarmi?›› pensò Hikaru a quelle parole, tuttavia rispose “tu…tu…tu sei uno scemo!”.

“Ah-ah! Che fa? La smetto io di chiamarti idiota e inizi tu a chiamarmi scemo? E io che pensavo fossi in pena per me! Beh si vede che ho capito male” disse togliendogli il braccio da intorno alle spalle e fissandolo negli occhi.

“Certo che lo sono!”.

“Ah! Non sembrava lo sai? Mi pianti da solo mentre ti chiedo di restare, e intanto che siamo qui pensi solo al fatto che ti ho chiamato idiota senza accorgerti che l’ho fatto scherzosamente! Dimmi cosa dovrei pensare?” rispose con foga ‹‹ma quanto è zuccone! Perchè non tira fuori quello che prova ma maschera tutto facendo lo sbruffone?›› si chiese nel frattempo.

“Pensa quello che ti pare” rispose Hikaru mettendo il broncio e incrociando le braccia.

Per quale motivo doveva sempre farlo arrabbiare? Non poteva essere più gentile con lui? Da quando non si capivano più? Ma in quel momento più di ogni altra cosa avrebbe voluto sapere se anche il fratello provava i suoi stessi sentimenti perché, in caso contrario, non glieli avrebbe mai confessati.

“Ok lo farò. Allora sai che ti dico? Penso che sei proprio un idiota perché consideri solo te stesso e quello che vuoi, proprio come un moccioso! Sono sempre io a doverti venire dietro a farti da coscienza, ma ora basta è ora che tu cresca! E finché non ti sarai deciso a farlo non ho intenzione di proseguire oltre questa conversazione” disse Kaoru deciso continuando a fissarlo negli occhi mentre l’altro cercava di evitare il suo sguardo.

“E sai che ti dico io invece? Che non ti ho mai chiesto questo! In più non sono io quello che deve fare delle scuse qui! Anche tu sei un egoista!” e nel dirlo si alzò e se ne andò sbattendo la porta di casa.

Kaoru, a quell’atteggiamento, sprofondò nello schienale del divano rassegnato.

‹‹Ma perché, perchè? Per quale motivo non vuole capire…? Beh lo costringerò a farlo non può continuare così, deve crescere… Se per qualche motivo rimanesse da solo che farebbe senza di me? Comunque anche volendo non ce la farei a corrergli dietro, meglio che vada a stendermi›› e, nel pensare, si avviò faticosamente verso la sua nuova camera.

Hikaru era fuori di sé. Era la prima volta che litigavano in modo tanto serio. Lo odiava quando faceva così il superiore.

‹‹Se pensi che torni da te ti sbagli di grosso…mi farò ospitare da Haruhi e ti ripagherò con la stessa moneta. Ti farò diventare così geloso che neanche te lo immagini! Ti toglierò quell’aria di superiorità una volta per tutte, ti farò cadere quell’espressione pacata che hai sempre e comunque dipinta sul viso! Preparati…›› pensò. Poi improvvisamente gli venne un dubbio.

‹‹ E se non si ingelosisse? E se al contrario è proprio farmi staccare da lui quello che vuole? Ovvero levarmi dalle scatole così da potersela spassare con qualche smorfiosa? Ho solo un modo per scoprirlo…così almeno saprò la verità!››.

Poi col cellulare chiamò un taxi, si fece accompagnare a casa della ragazza e, una volta arrivato davanti la porta, un po’ imbarazzato suonò il campanello.

‹‹Chi sarà a quest’ora?›› pensò Haruhi mentre andava ad aprire e, nel vederlo, rimase non poco stupita dato che notò che portava gli stessi vestiti di quando aveva fatto irruzione al club.

“Hikaru cosa ci fai qui?”.

“Ciao…ho litigato con Kaoru…potresti ospitarmi per un po’?” chiese senza peli sulla lingua.

“Emh…ecco…ancora non avete fatto pace? E poi perchè lo chiedi proprio a me? È un nuovo modo per sfottermi sulla mia casa plebea?” domandò la ragazza che subito pensò ‹‹ prevedo guai… temo proprio che Tamaki avesse ragione ›› .

“No…anzi se vuoi ti pagherò l’affitto…però non mandarmi via” disse.

“Ma che dici? Entra! Dimmi solo perché da me…” rispose spostandosi per farlo accomodare.

“Non lo so… Sei la prima persona che mi è venuta in mente” ammise.

“Sei fortunato, mio padre non c’è. È in viaggio quindi puoi restare, basta che non ti lamenti… Allora vuoi dirmi che è successo?” chiese Haruhi rassegnata, vedendo scomparire i suoi progetti di giorni quieti con la casa tutta per sé.

“Grazie!” e l’abbracciò “non fiaterò, non ti accorgerai quasi di me! Cosa è successo? Beh ecco…è che Kaoru è un vero deficiente!” disse tagliando corto.

“Levami le mani di dosso!” urlò Haruhi ‹‹cominciamo bene!›› pensò.

“Scusa, scusa” disse Hikaru ritirandosi. Poi pensando affermò “ho un problema…”.

“Dimmi…” disse lei mogia, non sarebbe stata una conversazione facile se lo sentiva, doveva far ragionare quello zuccone.

“Ho solo questi vestiti…”.

“COSA!!??? Tutto qui???” urlò la ragazza non credendo alle proprie orecchie.

“Come tutto qui? Con cosa dormo? E cosa indosso quando non sono a scuola?”.

“Credevo che il problema fosse il fatto che hai litigato con Kaoru non certo due vestiti, come sei superficiale! Per stanotte posso darti qualcosa di mio padre e per domani…dammi la camicia che ti lavo almeno quella, la giacca e i pantaloni te li stirerò” disse pratica come sempre andando a prendere una tuta del padre, uno dei pochi indumenti maschili che aveva. Poi continuò “Tieni vai in bagno a cambiarti, se vuoi fatti pure la doccia ma sbrigati perché devo lavarti la camicia”.

“Grazie…” rispose ma, ripensando alle sue parole, prima di andare disse “non chiamarmi superficiale…Kaoru non è un problema, è lui che mi ha portato a questo e finché non mi chiederà scusa non tornerò a casa! Se dovesse crearti fastidio cercherò un’altro posto dove stare” e poi si chiuse in bagno dove si diede una veloce lavata.

‹‹Perché mi danno tutti contro…›› pensò, dopo di che uscì. I vestiti gli stavano leggermente larghi ma non gli importava, la cosa che si domandava ora era un’altra. Sarebbe riuscito a dormire una seconda notte senza poter abbracciare Kaoru?

Nel frattempo che Hikaru era in bagno Haruhi diede una stirata agli altri vestiti.

‹ ‹Ma perchè sempre io mi devo trovare in certe situazioni? E poi conoscendoli devo dire che dubito della versione di Hikaru! Capisco quello che Kaoru sta cercando di fare…vedrò di farlo ragionare con calma, una cosa che manca ad entrambi devo dire!›› pensò sbuffando. Poi vide il ragazzo uscire e si sentì chiedere:

“Posso aiutarti con la cena?”.

“No, è meglio se stai fermo combineresti solo disastri tu. Piuttosto…sanno che sei qui? Se non hai avvertito chiama altrimenti si preoccuperanno non credi?” rispose lei andando verso il bagno per caricare la lavatrice.

“Quanta poca fiducia… No, ma i miei non ci sono e non credo che Kaoru si preoccupi…” replicò sedendosi al tavolino poggiandosi una mano sulla guancia e sospirando.

“Tu credi? Eppure oggi lo era parecchio non vedendoti arrivare a scuola, e direi che lo eri anche tu questo pomeriggio o sbaglio?” disse Haruhi uscendo dal bagno e dirigendosi in cucina.

Hikaru non rispose. Sapeva che aveva ragione ma era troppo arrabbiato. Stavolta avevano superato ogni limite.

‹‹ Non gli chiederò mai scusa, né ammetterò di essere geloso prima di lui!››.

“Non mi rispondi Hikaru?” chiese.

“Vado a letto!” disse chiudendo il discorso, poi domandò “posso usare il divano?”.

“Non credi di essere un po’ troppo scortese? Visto che ti sto ospitando il minimo che tu possa fare è parlare con me non credi? E poi se vai a dormire non mangerai e non mi va di buttare quello che sto cucinando, sarebbe uno spreco!” rispose la ragazza.

“Scusa è che non mi va di parlarne…mi ha solo dato fastidio il suo atteggiamento, tutto qui…” disse abbassando lo sguardo e mettendo le mani tra le gambe che aveva incrociato.

“Capisco” rispose Haruhi continuando a cucinare ‹‹forse è meglio che gli dia un po’ di tempo per sbollire, in fondo per essere qui deve essere successo qualcosa di veramente grave tra loro…sarà meglio che avverta Kaoru o si preoccuperà di nuovo da morire›› pensò.

“Hikaru potresti andare a comprare il latte per domani mattina al negozio qui sotto? Scusami ma ne ho poco!” chiese.

“Certo” assentì con il sorriso sulle labbra . Dopo di che si alzò e uscì di casa dirigendosi al negozio. Haruhi lo osservò dalla finestra dalla cucina mentre scendeva le scale e, quando fu scomparso, si diresse al telefono e chiamò Kaoru sul cellulare.

“Pronto? Ciao sono Haruhi…no, no! Tutto bene, volevo solo dirti che Hikaru è qui da me. Non volevo ti preoccupassi ancora, si sta bene, a domani ciao” e, una volta riagganciato, tornò a cucinare.

Nel frattempo Hikaru risalì.

“Tieni, spero vada bene” disse, poi l’aiutò ad apparecchiare la tavola e, quando fu servito, mangiò con gusto tutto ciò che aveva preparato. Poi poggiando le bacchette sul tavolo esclamò “era tutto davvero ottimo ” e nel dirlo si pulì la bocca con il tovagliolo.

“Mi fa piacere, spero che a pancia piena ragionerai meglio” dichiarò Haruhi sparecchiando la tavola.

“Cosa vuoi dire? Su cosa dovrei ragionare?” chiese guardingo.

“Su quello che sto per dirti. Ascoltami e basta, non serve che parli solo prestami attenzione fino alla fine. Non so perchè tu e Kaoru abbiate litigato ma quello che so per certo è che lui ti vuole bene e cerca sempre di farti avere il meglio delle cose, anche se forse così facendo è stato troppo protettivo nei tuoi confronti e tu hai finito per appoggiarti troppo a lui. Comunque, in parole povere, se Kaoru si sta comportando in un certo modo è solo perché vuole il tuo bene, perché desidera che tu capisca qualcosa, non per farti soffrire o altro, lo capisci questo? E ora se vuoi rispondermi ti ascolterò altrimenti ti ho preparato il futon in camera di mio padre e puoi andare a dormire” disse Haruhi con voce pacata.

“Mi spiace ma non riesco a spiegarti perché mi sono arrabbiato tanto oggi, so solo che il suo comportamento mi ha ferito. E’ come se mi avesse dimostrato di non avere più bisogno di me e questo mi ha fatto male…non mi aspetto che tu capisca perché non hai mai avuto un gemello. Non mi importa se gli altri non mi comprendono ma da Kaoru non lo accetto! Noi ci siamo sempre capiti, siamo sempre stati l’uno il sostegno dell’altro. Non pensare che lui non si sia mai appoggiato a me! Oggi invece non l’ho capito, non sapevo se quello che diceva era verità o meno. E mi sono sentito così frustrato…” disse guardando a terra.

“Non pensi che invece lui ti abbia capito fin troppo bene anticipandoti addirittura? Io non credo che voglia allontanarti da sé, ma solo renderti più maturo e consapevole della tua individualità…gliele hai spiegate queste cose che stai dicendo a me? Se l’avessi fatto sono certa che ti avrebbe rassicurato come sto facendo io” rispose guardando quel ragazzo confuso con molta dolcezza.

“No. Non lo avrebbe fatto…” disse rattristato “in più oggi l’ho anche ferito. Ma comunque ho deciso di fare a modo mio. Non chiederò scusa per qualcosa che non ho commesso”.

“Aspetta, che vuol dire che lo hai ferito? E perché dici che non lo avrebbe fatto?” chiese lei un po’ confusa.

“Gli sono saltato addosso facendogli sbattere la testa e questo lo ha portato a cadere dalle scale…quando abbiamo parlato lui all’inizio mi ha rassicurato ma poi…con il suo solito sguardo di superiorità voleva che gli chiedessi scusa” rispose mentendo sull’ultima frase.

“Cioè, fammi capire bene, Kaoru si è fatto male a causa tua, è addirittura caduto dalle scale e tu lo hai lasciato da solo??? E se si fosse sentito male? Non mi hai detto tu stesso che a casa non c’è nessuno? Hikaru perdonami ma non ho parole, ti sei comportato come un grande egoista!” disse Haruhi.

“Certo che no…ovvio che ho aspettato che stesse meglio!” gridò “tutti pronti a darmi addosso!” e nel dirlo si alzò “grazie per il cibo me ne vado”.

“Fermati! Nessuno ti da addosso, cerchiamo solo di farti assumere la responsabilità e le conseguenze delle tue azioni!” replicò Haruhi infuriata.

Non era solita arrabbiarsi ma ora Hikaru c’era riuscito. L’amico non le diede retta ed uscì, voleva stare da solo. Possibile che avesse davvero sbagliato? Nel frattempo Haruhi che lo guardò andar via, si chiese cosa doveva fare…avrebbe dovuto seguirlo? No, meglio lasciarlo da solo a smaltire tutto, ora doveva accertarsi delle condizioni di Kaoru.

Il ragazzo, se ne andò nel parco lì vicino.

‹‹Ha ragione…sono un cretino! Ho lasciato Kaoru ferito a casa da solo, ma quel suo sguardo! ››. Non voleva tornare da Haruhi né tanto meno aveva il coraggio di andare dal fratello.

‹‹ Chissà come sta…il maggiordomo sarà sicuramente tornato…›› si disse per rassicurarsi mentre un brivido di freddo gli percorse la schiena.

Si guardò intorno e decise di andare a ripararsi dentro una giostra a forma di elefante lì vicino. Restò lì sotto immerso nei suoi pensieri fino a quando, dopo un’oretta, gli squillò il cellulare. Titubante lo prese e quando vide chi era a malincuore rispose:

“Si?”.

“Hikaru!!! Kaoru non risponde né al telefono di casa né sul cellulare! Sto provando a chiamare da un pezzo ma squilla sempre a vuoto, sono preoccupata! E se si fosse sentito male?” esclamò Haruhi.

“Cosa?!” urlò e, nel farlo, uscì velocemente dalla giostra e scattò in piedi “corro da lui!” e detto questo attaccò per chiamare un taxi.

C’era molto traffico così appena arrivati ad un punto abbastanza vicino casa il ragazzo scese dalla macchina e si mise a correre a perdifiato. Arrivato davanti al portone estrasse il portachiavi, le mani gli tremavano e per questo, una volta che lo ebbe preso, cercando di infilare la chiave nella toppa, gli cadde. La raccolse imprecando e, quando finalmente aprì la porta, entrò gridando:

“Kaoru!”.

In casa c’era un silenzio surreale. Il ragazzo iniziò ad urlare a squarciagola ed ad aprire tutte le stanze della casa fino a che non arrivò in bagno, e rimase letteralmente a bocca aperta nel vedere Kaoru che in quel momento stava uscendo dalla vasca. Aveva un braccio proteso a prendere l’asciugamano e i capelli bagnati che gli ricadevano sul viso. Hikaru gli si buttò letteralmente tra le braccia e, singhiozzando affannosamente per la corsa e la paura, urlò:
“Ma brutto cretino!”.

“Ehy che succede? Perchè sei così sconvolto? Ma guardati, tremi tutto” chiese Kaoru stringendolo.

Hikaru non riusciva a dire nulla, continuava a singhiozzare. Gli era preso un colpo alla telefonata di Haruhi, se gli fosse successo qualcosa non se lo sarebbe mai perdonato. L’unica cosa che riusciva a fare era stringerlo con tutte le sue forze. Kaoru sentiva che l’altro era sconvolto quindi lo cinse ancora più forte a sé, carezzandogli i capelli e mormorandogli:

“Va tutto bene, va tutto bene, sono qui!” incurante del fatto che lo stava bagnando.

“Quando Haruhi mi ha detto che non rispondevi ho pensato che ti fosse successo qualcosa…”.

“Haruhi che centra? Vabbé lascia stare…e ti sei precipitato qui…allora eri preoccupato…?” chiese dolcemente sfiorandogli la nuca.

“Certo che lo ero!” gridò l’altro tra i singhiozzi.

“E sei corso da me così….cosa devo pensare allora? Forse che ti sto a cuore?” chiese ancora, mettendo una mano sotto il mento del fratello e alzandogli il viso per guardare i suoi begli occhi dorati ora offuscati dalle lacrime.

“Perchè tu non me ne vuoi?”.

“Certo che te ne voglio…o pensavi forse il contrario, eh idiota? Qui non sono certo io quello che non riesce a comprendere i propri sentimenti” disse Kaoru serio.

‹‹ Il problema è che io provo qualcosa di più di semplice affetto›› pensò Hikaru che tuttavia rispose “lo sai che te ne voglio e sai anche che morirei senza di te”.

“E allora perché non mi dici le cose chiaramente come stanno? Per quale motivo ti tieni tutto dentro e mi tratti come un oggetto di tua proprietà senza spiegarmi nulla? Devi imparare a tirare fuori i tuoi sentimenti…a comunicarli, a farti avanti con le persone perché queste non possono fare sempre il primo passo” disse dolcemente Kaoru mentre gli asciugava con i pollici le lacrime che rigavano le guance del fratello.

“Vuoi sapere davvero ciò che provo?”.

“Certo che voglio!”.

A quelle parole il ragazzo non disse nulla, non gliela avrebbe data vinta, ma nonostante tutto si protese verso di lui e gli diede un bacio sulle labbra, aspettando di vedere la reazione del gemello.

Kaoru si lasciò baciare e quando si staccò disse:

“E questo ora cosa significa?”.

“Deducilo da te!” rispose l’altro completamente rosso in volto, dopo di che si staccò dall’abbraccio e starnutì.

“Hai preso freddo? Dai togliti questi vestiti che abbracciandomi si sono completamente inzuppati e fatti un bagno. Comunque vorrei sentirlo da te, sono stufo di fare deduzioni…” replicò Kaoru avvolgendosi in un asciugamano e preparando l’acqua per il bagno del fratello.

“No sto bene…” disse senza rispondere, poi vedendo che gli preparava l’acqua lo fermò “vai a letto ci penso io qui, non stai ancora bene”.

“Oh, come vuoi” e uscì ma, come per un ripensamento improvviso, rientrò “Hikaru” disse serio.

“Dimmi” rispose l’altro trattenendo il respiro.

“Ma dove hai trovato quei vestiti orripilanti?” chiese ghignando.

“Me li ha dati Haruhi, sono del padre” rispose arrossendo.

“Oh, allora vediamo di restituirglieli…” e detto questo si allontanò ridacchiando.

Hikaru, dopo essersi spogliato, fece il bagno e, una volta finito, si diresse nella loro stanza anche se sicuro che Kaoru non ci fosse. Il ragazzo infatti era ancora nella camera degli ospiti, seduto in poltrona, non voleva tornare nella loro camera prima di aver chiarito tutto. Hikaru, nel frattempo, sospirò e si mise seduto sul letto. Il fratello invece stava pensando a quel bacio…cosa voleva dirgli Hikaru? Credeva di saperlo ma voleva sentirglielo dire. Alla fine quest’ultimo non vedendolo arrivare cedette. Andò nella stanza degli ospiti e disse:

“Non lasciarmi solo”.

“E allora tu rispondi alla domanda di prima, cosa volevi dirmi con quel bacio?” disse Kaoru, frenando l’impulso di abbracciarlo vedendogli quell’espressione tenera sul viso.

“Che ti voglio bene…”.

“E basta?” chiese ansioso.

L’altro avvampò:

“Si!” e dopo un attimo di pausa continuò “veramente….”.

“Si?”.

“Sono geloso!” .

“Geloso? E per quale motivo”.

“Perché non hai fatto nulla per evitare quel bacio”.

“Beh a dire la verità ha preso di sorpresa anche me, non me l’aspettavo proprio! Ma perché gli dai tutta questa importanza? Non è stato niente di che”.

“Era il tuo primo bacio e lo hai dato a lei…” disse abbassando gli occhi.

“Ah! È per questo che sei geloso? Che sciocco” rispose Kaoru ridendo.

Ma a quell’affermazione Hikaru si sentì ulteriormente offeso.

“Scusa tanto se sono uno scemo!” e si girò per andarsene.

“No fermo! Aspetta!” lo arrestò Kaoru che si alzò dalla poltrona afferrandolo per una mano.

“Che c’è?”.

“Veramente non ti sei mai accorto di nulla?”.

Hikaru lo guardò con aria interrogativa:

“Che vuoi dire?”.

“Ogni sera ti guardo addormentarti e spesso ti bacio, non te ne sei mai accorto? Credevo di si, visto che spesso mi ricambi! Quindi come puoi vedere il mio primo bacio non l’ho certo dato a lei” disse sorridendo dolcemente.

Hikaru non disse nulla, poi sussurrò:

“Ho avuto paura che potesse allontanarmi da te…”.

“E come avrebbe potuto allontanarmi da te una sciocchina del genere?” chiese accarezzandogli una guancia.

“Non lo so…” ammise piegando la testa per gustarsi quella carezza.

“E poi dici che non ho ragione a chiamarti idiota?” disse passandogli la mano tra i morbidi capelli.

“Però anche tu lo sei…ora vieni a letto con me?”.

“Si…ma solo a patto che tu ti apra e cominci a ragionare di più, smettendo di agire seguendo solo i tuoi impulsi”.

“Non posso promettertelo…ma ci proverò”.

“Oh beh , almeno è un inizio! Ora possiamo andare a dormire allora” disse Kaoru sorridendo e dandogli un bacio sulla fronte.

Entrambi si diressero nella loro stanza e, una volta sotto le coperte, Hikaru abbracciò il fratello che lo cinse a propria volta beandosi della sua vicinanza, pensando a quanto gli fosse mancato! Così lo contemplò aspettando che si addormentasse ma, prima di assopirsi l’altro lo guardò negli occhi, gli diede un bacio a stampo e poggiandosi al suo petto si lasciò andare al sonno.

Kaoru ricevette con gioia quel bacio e lo guardò addormentarsi. Continuò ad osservarlo per un po’ poi lo baciò nuovamente abbracciandolo forte. A quel gesto Hikaru inconsciamente lo sentì e mugulò ma allo stesso tempo lo strinse a sua volta e sul suo viso apparve un sorriso.

“Non lasciarmi…” sussurrò nel sonno.

“Certo che non ti lascio, come potrei farlo? Sei tutto per me” disse piano Kaoru e se lo strinse ancora di più.

Hikaru non poté udire quelle parole ma il suo viso parve illuminarsi. Kaoru continuò ad osservarlo fino a che non si addormentò a sua volta senza però lasciare la presa.