Quello che provo

Illusioni

Sakura si svegliò che si sentiva del tutto in forze, dopotutto lei era quella che era uscita meglio dallo scontro, assieme a Kakashi. Si alzò dal letto e istintivamente si diresse verso la finestra, notando che i combattimenti non accennavano a smettere, là fuori un sacco di ninja stavano combattendo senza tregua.

Non capiva il motivo di quella guerra, solo perchè Gaara non aveva più Shukaku, i villaggi si erano mobilitati contro Suna. Ma perchè? Non aveva senso, il kazekage non aveva fatto nulla di male. Forse perchè si sentivano in difficoltà data l’alleanza del villaggio della foglia con quello della sabbia? Potevano benissimo chiedere l’alleanza anche loro, senza bisogno di inutili spargimenti di sangue e morte.

La ragazza sbuffò, quanto sarebbe stato bello che tutto smettesse, ma la mente dell’uomo è complessa e quando si mette in testa una cosa, lo fa senza rifletterci.

Pensava, ma non era proprio quello ciò che la rendeva nervosa, oltre a quello, c’era anche il problema ‘Sasuke’. Hinata lo aveva avvistato, forse avevano qualche possibilità di riportarlo a Konoha, ma lei, come si sentiva in tutta questa situazione?

Credeva di averlo rimosso dal suo cuore e che fosse Naruto ad averlo occupato, invece pensare all’Uchiha le faceva ancora male. Ma più di ogni altra cosa, provava dolore perchè non sapeva se sarebbero riusciti a riaverlo con loro.

Dopotutto, era stata una sua scelta quella di abbandonare il villaggio, aveva fatto tutto di testa sua, voleva seguire il suo scopo e trovare Itachi per ucciderlo. Questa era la verità, ma non le sembrava possibile che per il moretto, il periodo passato con loro a Konoha, non gli fosse rimasti impresso nella mente.

C’era una spiegazione a tutto ciò, ne era sicura.

Scosse la testa, come per scacciare i pensieri.

Indossò i vestiti e uscì dalla sua stanza, dando un’ultima occhiata ad Hinata che stava ancora dormendo, poverina, quella caviglia doveva farle piuttosto male a giudicare dall’espressione sul suo viso.

I passi la portarono all’infermeria e notò che Kankuro era già sveglio e sembrava essersi ripreso abbastanza. Se non altro riusciva a muoversi, a differenza del giorno precedente.

“Salve Kankuro-san!” salutò lei con un sorriso dolce sulle labbra.

“Sakura-chan! Ti ringrazio per quello che hai fatto per me. Alla fine sei sempre tu che mi togli dai guai!” disse il ragazzo ridendo. Era la seconda volta che l’Haruno lo medicava. La prima volta gli aveva salvato la vita, lui gliene sarebbe stato riconoscente per sempre.

“Ma figurati! Dovere di medico e di amica. Ma come ti senti stamani?” lui le mostrò che poteva muoversi senza problemi.

“Non male, queste ferite sono fastidiose, ma l’importante è che adesso io possa muovermi.” un sorriso increspò le labbra di Sakura, era contenta che il marionettista stesse bene. Se anni prima lo aveva odiato per il suo carattere prepotente, adesso lo stimava. Lui faceva sempre il possibile per aiutare la gente del villaggio, gli amici, ma soprattutto la sua famiglia. Guai a chi gli tocca Temari o Gaara!

La kunoichi ricordava bene quanto aveva sofferto nel periodo in cui il kazekage era stato rapito dall’Akatsuki, aveva supplicato Naruto di riportarlo indietro.

In quel momento, si voltò verso l’altro ragazzo che ancora dormiva, l’espressione sul suo volto mostrava calma, così Sakura realizzò che le ferite non dovessero procurargli dolore.

Gaara era una delle persone che stimava di più, quel ninja tanto odiato nel passato, era riuscito a farsi apprezzare da tutti, guadagnandosi la fiducia di chiunque gli stesse intorno.

Gli faceva anche tenerezza, perchè ancora nessuno gli aveva mai dato quello che desiderava, perchè non conosceva il piacere e la sicurezza di un abbraccio, o la gioia che poteva sprigionare un bacio.

“Sakura-chan? Tutto bene?” la ragazza si riscosse dai pensieri, non si era neppure resa conto di essere stata qualche minuto a fissare il rossino.

“Oh, si certo!” a Kankuro non era sfuggito lo sguardo della ragazza e tra sè e sè sogghignò. Magari si sbagliava, ma sperava per il fratello che fosse come aveva immaginato.

Passò così un altro giorno, di Kakashi non si avevano ancora notizie e i ninja feriti, ormai si erano riposati abbastanza ed era tempo di tornare a combattere. Si riunirono nell’ufficio di Gaara per decidere come muoversi.

Siccome erano in sei, si dovevano dividere in tre coppie.

“Senti Gaara, io mi prendo questo testone, non vorrei che facesse cavolate!” esclamò Temari, indicando il brunetto che le riservò un’occhiataccia.

“Va bene, te lo affido Temari. Voi due scommetto che vogliate stare insieme, giusto?” ghignò il ragazzo riferendosi a Naruto e Hinata, che annuirono.

“Bene, allora le coppie sono decise. Io e Temari, Naruto e Hinata, Sakura e Gaara. Possiamo andare!” detto ciò, i tre gruppi si allontanarono dal palazzo, pronti a nuove battaglie.

Naruto e Hinata si precipitarono a soccorrere una famiglia di civili che era stata attaccata da due ninja, essi volevano derubarli di tutto ciò che avevano, ma i due ragazzi non gliel’avrebbero mai permesso.

Uno dei due shinobi aveva preso in ostaggio un bambino che avrebbe potuto avere al massimo sei anni, lo teneva per un braccio e aveva un kunai puntato alla gola. La madre era in ginocchio che supplicava l’uomo di lasciarlo andare, che gli avrebbe dato qualsiasi cosa volesse, mentre l’altra ninja se la rideva.

“Smettetela subito!” gridò Naruto che non sopportava simili scorrettezze.

Detto ciò, si lanciò contro al chunin che teneva il bimbo in ostaggio, facendogli così mollare la presa e dando in tempo al ragazzino di rifugiarsi fra le braccia della mamma. Hinata allora attaccò subito la kunoichi, che si stava per scagliare contro il biondino, ma lei non le dette il tempo.

Ci mise poco l’Uzumaki a sbarazzarsi del vigliacco, che venne messo fuori combattimento in poco tempo, mentre la Hyuuga, seppur ci mise un po’ di più, sconfisse la ninja.

La moretta si era resa conto che la caviglia le faceva ancora un po’ male, ma non le importava, voleva aiutare le persone del villaggio e il dolore, non era poi tanto forte, avrebbe potuto combattere senza essere un peso per Naruto.

Dopo che la famiglia li ebbe ringraziati, fecero per andare ad aiutare alcuni ninja della sabbia, ma vennero fermati da uno shinobi dell’erba, che sghignazzando gli si parò di fronte.

“Dove volevate andare? Mi sembrate forti ragazzi… o era una mia impressione?” ed ecco che i due della foglia era impegnati in un nuovo scontro.

Ma anche quello risultò molto semplice a differenza di quello che si aspettavano entrambi.

Dopodichè, sconfissero senza alcun problema altri ninja, per fortuna non avevano trovato shinobi forti come i precedenti. Si sbarazzarono di una decina di nemici, continuando a combattere fino a che ne avevano le forze.

Intanto, Gaara e Sakura erano stati meno fortunati, dopo aver sconfitto un paio di ninja inetti, si trovarono a dover affrontare un gruppo di ninja conosciuti come ‘il terzetto della pioggia’.

Non c’era da scherzare con loro, sapevano usare bene le arti illusorie e anche se l’Haruno aveva già affrontato Itachi in passato, venne messa comunque in difficoltà, nonostante le illusioni non fossero all’altezza di quelle dell’Uchiha.

In un momento di distrazione, la ragazza si lasciò sopraffare dalle arti illusorie, vedendo davanti a sè solo morte e desolazione. Tutto ciò che la circondava erano i corpi dei suoi amici privi di vita, era rimasta sola.

Non vedeva nient’altro che sangue, di Hinata e Naruto era rimasto solamente un cumulo di carne squartata, i capelli della ragazza non erano più quel nero-blu lucente, ma risultavano tutti appiccicati per via del sangue, che li aveva resi rossastri, come quelli dell’Uzumaki. Di lui poteva vedere gli occhi spalancati, privi di vita.

Il maestro Kakashi era poco più in là, il suo corpo era irrigidito e trafitto da un gran numero di kunai e shuriken.

C’era anche Gaara tra quell’ammassamento di cadaveri, i suoi occhi color acquamarina erano adesso coperti di quel liquido color rubino, il suo petto era stato smembrato ed i suoi organi erano esposti all’aria.

Il terrore stava invadendo la mente della kunoichi, non sapeva come comportarsi di fronte a tutta quella crudeltà, si guardò gli arti, anch’essi insanguinati. Le lacrime scivolavano sul suo viso, straziato dal dolore. Si accasciò a terra prendendosi la testa fra le mani, la pazzia stava prendendo il sopravvento su di lei.

In quel momento venne risvegliata dalla trance, ritrovandosi di fronte il kazekage, non più a terra privo di vita, ma pieno di energie, sano e salvo.

Realizzò in quel momento che aveva sconfitto i tre shinobi e che ciò che aveva visto era stato il frutto di una macabra illusione.

Era ancora terrorizzata per ciò a cui aveva assistito, ma tirò un sospiro di sollievo.

“Sakura-chan… stai bene?” disse il ragazzo scotendola con gentilezza, al che le sue iridi si soffermarono su quelle di Gaara.

Non gli rispose, non ne aveva la forza, anche se avrebbe voluto rassicurarlo dato che pareva molto preoccupato per lei.

“Sakura?” non sapeva cosa fare, la kunoichi non gli dava alcun segno della sua presenza. Pareva essere in tutt’altro posto.

Allora, l’unica cosa che gli venne in mente da fare era fargli sentire che lui era lì. Non poteva immaginare cos’avesse visto, ma era sicuro che non era niente di bello a giudicare dalla sua espressione impaurita.

Lentamente la strinse fra le braccia, sapeva che a chiunque in momenti difficili faceva piacere ricevere affetto e questo era ciò che Sakura gli aveva insegnato.

Fu così che l’Haruno si riprese e a sua volta abbracciò il ragazzo, era stato grazie a lui se adesso lei era al sicuro e il calore che sprigionava il suo corpo, la faceva sentire protetta.

“Grazie Gaara…” riuscì a pronunciare solo quelle parole prima di lasciarsi andare in un pianto liberatorio. Nonostante ciò che avesse visto era falso, quelle immagini l’avevano turbata e aveva paura che un giorno sarebbe accaduto sul serio.

Il ninja la guardava impotente, non era bravo in quel genere di cose, cos’avrebbe potuto fare per tirarla su di morale? Lui, che non era mai stato consolato quando piangeva? Non sapeva come comportarsi perchè non l’aveva mai vissuto sulla sua pelle e in quel momento si sentì del tutto inutile. E vuoto.

Da un’altra parte del villaggio, Temari e Kankuro, dopo aver combattuto stenuatamente con qualche ninja, incontrarono una coppia di ANBU dei villaggi nemici. Gli erano andati incontro per riferirgli un messaggio da parte dei propri capo-villaggio.

“I nostri capo villaggio desiderano parlare con il Kazekage.” disse uno dei due con tono ostile.

“E chi ci dice che non sia una trappola?!” gli gridò Kankuro di rimando.

“Vogliamo stipulare un accordo con il vostro paese. Non possiamo dirvi di più…” aggiunse l’altro ninja che fino a quel momento era restato in silenzio.

“Kankuro… vai a cercare Gaara.” queste furono le parole di Temari, per le quali il ragazzo restò a bocca aperta.

“Temari, ma tu ti fidi?” lei annuì.

“Se avessero voluto ci avrebbero attaccato senza pensarci. L’avrebbero trovato comunque Gaara, anche senza di noi. Quindi, non vedo perchè non credergli.” disse la biondina scrutando i due shinobi di fronte a lei, che annuirono.

“Vedo che la ragazza ha capito. Porta il kazekage al palazzo, i nostri capo villaggio si stanno dirigendo là.” così, scomparvero sotto gli occhi dei due fratelli.

Entrambi si diressero alla ricerca del rossino, dovevano trovarlo subito, era molto importante. Intanto, pensavano anche a come avrebbero fatto cessare quella guerra, chissà cosa volevano i capi-villaggio dell’acqua e dell’erba per decretare la fine?

Un po’ di timore si faceva strada nelle menti dei due fratelli della sabbia, sperarono che non fosse niente di impossibile da ‘accontentare’ e che Gaara non avrebbe fatto sciocchezze.

Fortuna che c’erano anche gli anziani del consiglio ad assistere al colloquio. Non che non si fidassero del loro fratellino, ma in fondo, il kazekage era ancora molto giovane e da solo forse non sarebbe riuscito a concludere il tutto al meglio.

Dopo aver girovagato alla ricerca di Gaara, lo trovarono con Sakura ancora fra le sue braccia.

I due gli si avvicinarono, notando così il corpo addormentato della kunoichi.

“Gaara…” il ragazzo portò lo sguardo all’altezza di quello della sorella.

“È successo qualcosa?” disse atono.

“Gli ANBU dei paesi nemici, ci hanno informato che i loro capo-villaggio vogliono discutere con te. Ci hanno solo informato che vogliono stipulare alcuni accordi con noi, ma non ci hanno rivelato nulla di più…” il kazegake rivolse uno sguardo preoccupato ai suoi fratelli, poi guardò il volto dormiente di Sakura.

“Allora, è bene che io vada al palazzo. Che sia una trappola o meno, c’è bisogno della mia presenza.” disse posando delicatamente l’Haruno al suolo.

“Se c’è bisogno di noi, chiamaci. Presto ti raggiungeremo al palazzo.” lo shinobi annuì.

“Prendetevi cura di Sakura. Ah, fatela visitare dal miglior medico di Suna.” detto ciò, si allontanò in fretta verso la sua residenza.

Kankuro prese in braccio la ragazzina e insieme alla sorella, prese la stessa direzione di Gaara, sperando che non ci fosse alcun problema imminente.

*Owari 09*

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