Fine del divertimento
Sasuke e Itachi restarono per un attimo a guardarsi. Il sangue grondava dalla spalla del moro, ma non sentiva dolore, era troppo occupato a pensare alla sua vendetta.
Gli faceva rabbia vederlo, ogni volta che lo guardava negli occhi pensava a suo padre e sua madre privi di vita.
La sua intera famiglia era stata uccisa per mano sua.
Ma la cosa che più gli faceva l’odio, era il ricordo dell’Itachi di un tempo. Il fratello premuroso, scherzoso.
Pensava agli allenamenti che avevano fatto insieme. Erano inseparabili.
‘Mi spiace Sasuke, magari la prossima volta…’
La prossima volta? Non c’è mai stata una prossima volta! Il piccolo Sasuke che desiderava essere allenato da lui in nuove tecniche e Itachi gli rispondeva che non era il momento, aveva sempre qualcosa da fare. Solo allora aveva capito che era tutta una scusa perché doveva pianificare la morte dell’intero clan.
Il giovane Uchiha era sempre stato all’oscuro di tutto, non aveva mai sospettato niente, ma in quel caso, non era il solo.
“Maledetto Itachi! Non c’è mai stata una prossima volta, né ci sarà mai!” gridò il ragazzo caricando il chidori.
Era accecato dalla rabbia, ma così non andava bene. Aveva perso del tutto la concentrazione.
Itachi a quel punto scosse la testa.
“Sasuke, devi odiarmi di più! Così non hai possibilità.” Odio. Questo è ciò che Sasuke provava per il mukenin, ma perchè ancora non era abbastanza? Quel desiderio di morte che aveva nei suoi confronti era ancora troppo poco?
In pochi attimi Sasuke gli fu addosso, la potenza dei mille falchi aveva trovato il contatto con la pelle del ragazzo dai capelli lunghi, arrivando solamente a lacerargli l’abito. Niente di più, non una goccia di sangue.
Il ninja però non demorse, iniziò a colpirlo con pugni e calci, ma la velocità dell’altro non gli permise di scalfirlo.
Possibile che quel ragazzo fosse così potente?
In un attimo il più grande fu alle spalle del fratello. Mani bloccate dietro la schiena, kunai puntato alla gola. E adesso?
Il mukenin poteva sentire il respiro affannoso dell’altro e il suo cuore che pareva esplodere da un momento all’altro. Il sangue gli pulsava nelle vene, lo sguardo si assottigliò.
‘Mi spiace Sasuke, magari la prossima volta…’
“Mi spiace Sasuke, magari la prossima volta…” disse sogghignando “Adesso non ho davvero il tempo per giocare con te…” per lui quello era un gioco?
Sasuke con uno strattone riuscì a liberarsi, provocandosi un taglio al collo.
Con un grido si scagliò contro il fratello, nuovamente. Pareva impazzito, colpi su colpi dati alla cieca, ma la potenza era aumentata.
Un sorriso si distese sulle labbra di Itachi, sarebbe stato semplice per lui sbarazzarsi del fratello. Forse non sarebbe stato necessario il Magekyou Sharingan.
Si allontanò da lui e produsse quattro copie di se stesso che gli mandò contro, pronte a colpirlo con la palla di fuoco suprema.
Un’enorme fiammata avvolse il corpo del giovane Uchiha, che si lasciò scappare un grido di dolore.
Ci fu silenzio per un lungo istante, il polverone che si era creato si diradò lentamente. Di Sasuke non c’era traccia, ciò che era rimasto era un tronco d’albero. Fu a quel punto che il moro si sentì colpire alle spalle con la stessa identica tecnica usata poco prima.
Oltre al fuoco che gli bruciava le membra, sentiva i colpi che gli stava infliggendo uno dopo l’altro, stavolta aveva sottovalutato il ragazzino. Era davvero migliorato dall’ultima volta che lo aveva incontrato.
Continuò a formulare questi pensieri fino a che non si trovò con la katana alla gola. Una goccia di sudore gli scese dalla fronte, non aveva minimamente calcolato questo miglioramento da parte sua.
Lo guardò dritto negli occhi e poté notare un’espressione compiaciuta.
Itachi, afferrò un kunai che teneva sotto al mantello e con un solo gesto cercò di lacerare il volto al ninja, che si spostò appena in tempo, non abbastanza però da evitare il taglio.
Il mukenin era riuscito a graffiargli una tempia, era quasi riuscito a ottenere ciò che desiderava, i giovani occhi privi di imperfezioni di Sasuke.
“Accidenti… temo di aver fatto qualche errore di calcolo…” bofonchiò il maggiore degli Uchiha.
Erano di fronte, immobili. Gli sguardi si intrecciavano, senza lasciar trapelare alcuna emozione.
Il ragazzino restò in silenzio a scrutare il fratello, aspettando una nuova mossa da parte sua per poi contrattaccarlo.
Itachi stava riflettendo sulla situazione e stava valutando se sarebbe stato opportuno usare lo Sharingan ipnotico.
Nonostante ogni secondo fosse fatale per la sua vista, non vedeva altra soluzione. Era troppo rischioso continuare ad affrontarlo in quelle condizioni.
A livello di tecnica e forza era superiore al ragazzino, ma di certo gli occhi gli funzionavano meglio.
Era molto probabile che a lungo andare avesse avuto la meglio su di lui.
Intanto Kisame, allontanatosi dallo scontro fra i due fratelli, stava affrontando i tre ninja del team Hebi. Nonostante fossero ninja preparati, non comparavano la sua forza. Da quando avevano iniziato lo scontro, il mukenin della nebbia si stava solamente divertendo, stava prendendo tempo.
Se li avesse ammazzati subito avrebbe dovuto aspettare Itachi e si sarebbe annoiato.
Dette uno sguardo ai tre shinobi di fronte a lui, che stavano lentamente perdendo le forze e con un ghigno creò tre copie di se stesso.
Una per Suigetsu ed una per Juugo, Karin decise di tenerla per sè, lo divertivano troppo le sue espressioni rabbiose.
‘Forse potrei lasciarla per ultima, prima è meglio sbarazzarsi degli altri due…’ guardò con disprezzo la moretta, facendole un cenno di sfida. Una cosa che non le riusciva proprio era non cedere alle provocazioni, così, al gesto del mukenin, gli si scagliò contro.
Fu a quel punto che Kisame utilizzò la terza e ultima copia per creare la prigione d’acqua, intrappolando così la ragazza al suo interno.
“Brutto idiota! Che scherzi sono questi, liberami subito!” gridò lei accecata dalla rabbia, ma lo ‘squalo’ non la degnò neppure di uno sguardo e le scomparve davanti agli occhi.
Il nuovo obiettivo del ninja traditore era ora Juugo, che si era liberato della sua copia. Il ninja robusto, non perse tempo. La sua ira era aumentata notevolmente e non accennava a placarsi, non adesso che aveva di fronte a sè il vero mukenin.
Spostò lo sguardo verso la sua compagna di squadra per poi focalizzare il volto con le sembianze di squalo dello shinobi, che aveva puntato la spada nella sua direzione in segno di sfida.
Intanto, qualche chilometro più indietro, i ninja della Foglia si stavano muovendo velocemente per raggiungere Sasuke.
Hinata aveva visto il ragazzo che si stava scontrando col fratello, mentre il team Hebi era occupato con Kisame.
La situazione non era per niente buona e tutti ne erano consapevoli.
“Coraggio ragazzi, ci siamo quasi.” continuava a ripetere Kakashi, cercando di tranquillizzare i suoi allievi.
“Spero solo per Itachi che non torga un capello a Sasuke, altrimenti gliela faccio pagare!” gridò Naruto con lo sguardo iniettato di sangue.
“Naruto… controllati per favore…” disse cautamente il maestro, aveva davvero paura che Kyuubi si sarebbe risvegliata e a quel punto avrebbero avuto ben poche possibilità di fermarla.
Non rimaneva che sperare.
In quel mentre lo scontro fra i due ninja traditori non durò molto. Non che Juugo fosse debole, questo Kisame doveva ammetterlo, ma non era forte abbastanza da tenergli testa per più di mezzora. Il corpo del valoroso shinobi del suono era andato a sfracellarsi al suolo, per poi venire risucchiato dal vortice d’acqua, creatosi di conseguenza alla tecnica dell’esplosione acquatica.
“Oh no, Juugo!” gridò Karin, ancora intrappolata. Se il suo compagno era stato annientato in così poco tempo, allora neppure lei e Suigetsu avevano speranze.
Portò lo sguardo a destra e a sinistra, in cerca del ragazzo dai capelli chiari, ma non lo vide da nessuna parte. Che fosse stato sconfitto anche lui?
“Suigetsu, brutto idiota? Dove sei finito? Ti pare il modo di abbandonarmi qui?” esclamò esasperata e terrorizzata allo stesso tempo la moretta.
Continuò a guardarsi attorno, fino a che non si trovò nuovamente faccia a faccia con il membro dell’Akatsuki. Sul suo volto, un’espressione di panico. Era rimasta sola e Sasuke non sarebbe mai venuto ad aiutarla. Mai.
Avrebbe tanto voluto vederlo un’ultima volta. Quel ragazzo le aveva rapito il cuore, avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui, persino morire. Ma stavolta non era necessario, non era per lui che doveva perdere la vita e questo la rendeva triste.
Focalizzò il volto dell’Uchiha e a quel punto prese una decisione: nonostante ormai fosse certo che lei sarebbe morta, avrebbe fatto di tutto pur di far vedere chi era. Lei era un ninja del team Hebi, era stata reclutata dal moro per le sue capacità, sarebbe morta con onore.
Karin venne liberata dalla prigione d’acqua e ne fu sorpresa, ma poi capì che era solo questione di divertimento per il mukenin. Lei storse il naso al solo pensiero di fare da giocattolino allo shinobi della nebbia, ma poi sorrise tra sè, pensando che sarebbe stata un giocattolo molto ma molto bastardo.
Con un veloce scatto riuscì a portarsi alle spalle del nemico, avvinghiandosi a lui. Il miglior modo per andarsene era sacrificare la propria vita pur di rendersi utile, è questo che pensava la ragazza. Un ghigno. Un sussurro.
‘Addio Sasuke Uchiha…’
Avvolse una cartabomba al manico di un kunai e lo piantò nella spalla del ninja sotto di lei. Ci fu un’esplosione non molto potente, poi fumo.
La polvere si diradò lentamente, Kisame era lì, intatto. Non un singolo graffio.
Sul suo volto padroneggiava un’espressione annoiata, era appena finito il suo divertimento e a giudicare dalle figure in lontananza che ancora combattevano, ne avrebbe avuto ancora per molto.
“Nh… se non altro potrò divertirmi con Uzumaki più tardi, quando finalmente Itachi avrà finito di giocare col moccioso.” decise di allontanarsi dal luogo dello scontro appena avvenuto.
Sarebbe andato a dare un’occhiata al suo compagno, voleva proprio vedere di cos’era capace il piccolo Sasuke, così, abbandonò quel luogo, ormai distrutto e intriso di sangue.
L’unica presenza che ancora avesse una goccia di chakra era Suigetsu.
Il ragazzo dai capelli argentati cercava di raggiungere il piccolo fiume lì vicino, a fatica. Aveva bisogno di dissetarsi, di sentire la freschezza dell’acqua sulla sua pelle martoriata.
Si guardò intorno, alla ricerca dei propri compagni.
Il corpo di Juugo era immobile e senza vita, accanto ad una grande pietra, ormai sporca di quel liquido rosso che ancora continuava a sgorgare dalle sue ferite. Di Karin era rimasto solamente la sagoma carbonizzata.
‘Maledetta Karin… alla fine ti sei dimostrata più in gamba di me.’ pensò a malincuore.
Pensò al volto rabbioso della ragazza e gli venne da ridere. Erano sempre in competizione, vedere la sua faccia rossa di rabbia lo divertiva sempre. E adesso, vederla morta qualche metro più in là, lo faceva sentire infinitamente vuoto.
Prima di potersi chiedere che cosa fosse quella strana sensazione, un forte dolore al petto lo colpì, facendolo contorcere dal dolore e immediatamente dopo perse i sensi.
Poco dopo i ninja della foglia arrivaroin quel luogo desolato, capendo che una battaglia si era appena conclusa.
“Dannazione! Spero solo che Sasuke stia bene!” disse Naruto guardandosi intorno in cerca del suo amico.
“Stai tranquillo Naruto-kun, lui sta ancora combattendo contro Itachi…” lo rassicurò la piccola Hinata.
Sakura si era avvicinata a Juugo, appurando che era ormai morto, poi, mentre tornava dagli altri, vide il corpo di Suigestu contorcersi in preda ad uno spasmo.
Immediatamente gli fu accanto, quel ragazzo aveva bisogno di cure e subito!
Si inginocchiò accanto a lui ed iniziò a medicargli le ferite. Aveva bisogno di tempo, perchè erano molto profonde e ancora non avevano cessato di sanguinare.
“Sakura-chan, ma che fai? Aiuti un nemico?” le chiese Naruto un po’ adirato.
“Naruto… proprio non capisci? Non ha importanza chi sia… è ferito e ha bisogno di cure. Potrebbe anche essere Itachi per quello che mi riguarda, sono un medico ed è mio dovere curare i feriti.” disse decisa la ragazza, tornando poi a concentrarsi sul ragazzo.
Dopo un lungo e accurato lavoro, finalmente riuscì a finire le medicazioni. Qualche minuto più tardi lo shinobi aprì gli occhi. Erano azzurri come il mare.
Lui restò in silenzio, cercando di capire cosa stesse succedendo, quando improvvisamente si scostò da lei, anche se a fatica.
“Stai fermo… ancora non sei in grado di muoverti…” esclamò la ragazza.
“Chi sei?” chiese titubante Suigetsu.
*Owari 13*
FANTASTICO!!!!!!!!!!!!!!!! mi sono innamorata di qst fanfiction! mi piace da matti!!! kissà ki sarà il raga di sakura (spero sasuke ^^) aspetterò il seguito!
*.* è davvero meraviglioso qst primo capitolo… brv!!!
bello!!!!!!!!!!!!!!!!!!mi piace da matti stù fan fiction!!!!!!!!!!!!!!dovresti mandarla direttamente a masashi!!!!!!!!!!!!!!!!
oddio k bel finale!!!!!!!!!quando arriverà il capitolo 16???????ti prego inseriscilo al + presto k volgio sapere cm va!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
davvero una fiction stupenda..n vedo l’ora del 16cap,bravixima!!XD