Quello che provo

Avvistamento

Al riparo dal pericolo, Naruto ed Hinata stavano abbracciati a riprendere un po’ le forze. Per loro fortuna nessun ninja dei villaggi nemici li aveva attaccati, anche perchè nelle condizioni in cui erano, non sarebbero riusciti a sbarazzarsi di loro, soprattutto se erano forti come i precedenti.

Non erano nelle condizioni adatte per un nuovo scontro, più che altro era Hinata ad essere molto provata, l’uso del Byakugan la indeboliva sempre. Ultimamente, grazie agli allenamenti di Neji la sua resistenza era aumentata, ma doveva lavorarci ancora molto.

La ragazza se ne stava appoggiata al petto di Naruto ad occhi socchiusi ad ascoltare il regolare battito del suo cuore. Sentiva il calore che il ragazzo le stava infondendo attraverso il contatto con la sua mano, intrecciata nella sua.

Le bastava stare così per essere felice, il biondino era sempre stato il suo sogno d’amore e adesso, seppure era insieme a lui, stentava ancora a crederci.

“Hinata…” lei alzò lo sguardo per incontrare gli occhi color del cielo di lui.

“Si?” le sorrise, udire la voce angelica di lei lo scioglieva sempre.

“Dovremo iniziare a muoverci e tornare al palazzo del Kazekage, almeno lì saremo al sicuro e potranno curarci queste brutte ferite.” allora la Hyuuga si scostò dal corpo di Naruto, lasciando che si alzasse.

Lui le afferrò la mano per aiutarla ad alzarsi, ma non appena fece forza sul piede sinistro gli franò addosso lasciandosi sfuggire un gridolino di dolore, probabilmente si era slogata una caviglia.

“Hinata! Tutto bene?” disse preoccupato mentre la sorreggeva con delicatezza.

“Si, me la posso cavare Naruto-kun, non è niente… sarà una piccola distorsione.” il genin abbassò lo sguardo e notò il gonfiore al piede della ragazza.

“No, non se ne parla… adesso ti mostrerò le mie doti di cavaliere…”

Senza darle il tempo di ribattere, la prese in braccio, proprio come fanno con le principesse, donandole poi uno dei suoi immensi sorrisi. La moretta arrossì vistosamente, la imbarazzava quella situazione e come ogni volta, maledì la sua dannata timidezza.

“Ehm… Naru… Naruto-kun… io…” cercò di formulare una frase di senso compiuto, ma fu costretta a nascondere il volto arrossato con le mani.

“Dai, non fare così… Non riesci a camminare, non posso certo lasciarti fare da sola. Non puoi sforzarti, lascia che ti dia una mano. Sono o no il tuo ragazzo?” lei annui timidamente, scoprendosi il viso lentamente e rivolgendo al ragazzo un sorrisetto imbarazzato.

Così, insieme e con cautela si avviarono verso il grande edificio, sperando di non fare brutti incontri. In un momento del genere, con Hinata debilitata, sarebbe stato un problema.

La kunoichi, tra le braccia del giovane genin si sentiva protetta, nessuno le avrebbe fatto del male in quel momento, così, perdendosi in quei pensieri, si strinse saldamente a lui, chiudendo gli occhi ad ascoltare nuovamente il battito del cuore del ragazzo.

Non ci misero molto ad arrivare e per fortuna non avevano subito attacchi, Naruto tirò un sospiro di sollievo non appena fu al palazzo, erano al sicuro adesso, ma si morse un labbro pensando a quanta gente stava combattendo là fuori per difendere la città, mentre lui non aveva le forze per combattere ancora.

Scortato dai medici, portò Hinata nell’infermeria, le avrebbero fatto così una bella fasciatura per tenerle fermo il piede. Negli ultimi minuti aveva preso a farle molto male, gonfiandosi più di quanto lo fosse prima.

Il ragazzo era preoccupato, sperò che non se la fosse fratturata. Pensando all’accaduto, si dette dello stupido per non averla protetta a dovere. Avrebbe dovuto essere lì a difenderla, invece si era fatto mettere in difficoltà dal nemico lasciandola sola.

“Naruto-kun… perchè hai quell’espressione triste?” disse la kunoichi preoccupata.

“Non sono triste, sono arrabbiato!” strinse forte il pugno, cercando di trattenersi da sbatterlo contro al muro.

“Perchè? Oh, capisco, vorresti essere là fuori a combattere…” gli posò dolcemente la mano sulla guancia, accarezzandolo con le dita.

“No, non per quello! Avrei dovuto proteggerti Hinata! Invece come uno stupido mi sono fatto mettere in difficoltà da quell’idiota.” lei sorrise, commossa dalle sue parole. Così si strinse forte al suo petto.

“Non devi preoccuparti… sto bene. Soprattutto perchè… insomma… perchè… perchè sei con me!” e nuovamente come altre mille volte, era arrossita vistosamente.

Quando furono nell’infermeria, stese la moretta sul lettino e aspettò che i medici le visitassero la caviglia e le curassero le ferite. Lui non ne aveva bisogno, le sue si era già quasi rimarginate.

Ogni tanto, guardava nervosamente fuori dalla porta per vedere se arrivavano Sakura e Kakashi, aveva il terrore che gli fosse accaduto qualcosa, ma subito dopo si tranquillizzò, c’era il sensei che teneva tutto sottocontrollo, non aveva nulla da temere, quell’uomo aveva mille risorse.

Infatti, dopo una ventina di minuti li vide arrivare, con Temari e Kankuro al seguito. Sembrava fosse successo qualcosa, perchè l’Haruno, nonostante fosse ferita, camminava di fretta e si era legata i capelli. Solitamente lo faceva quando doveva ricorrere alle cure mediche.

Appena entrarono, vide che la bionda mise il marionettista sul lettino, il quale aveva lo sguardo contorto dal dolore e la kunoichi della foglia che si preparava a visitarlo. Preoccupato si avvicinò al gruppo di ninja, fece lo stesso anche Hinata, anche se purtroppo doveva restarsene sul letto.

“Che è successo?” Naruto non riuscì a nascondere il tono allarmato nella voce, vedendolo da vicino, aveva notato che il ragazzo era in pessime condizioni.

“Gli hanno immobilizzato gli arti, non potendo più muoversi i nemici lo hanno attaccato svariate volte. Non ho potuto aiutarlo perchè mi trovavo in difficoltà…” Temari abbassò lo sguardo con rabbia. Se solo fosse stata più forte.

“Com’è possibile? E Gaara dove diavolo era?” come poteva essere che Kankuro fosse ridotto in quello stato e che nè Temari nè il kazekage fossero intervenuti?

“Stava combattendo con quattro ninja, non è riuscito a liberarsi. Appena ha potuto mi ha ordinato di lasciare il campo di battaglia e portare via Kankuro. Non ha ammesso repliche. Ed ora… sta ancora combattendo. Io spero che non gli sia accaduto niente! Era molto in difficoltà.” la bionda era molto turbata, si sentiva in colpa per aver lasciato suo fratello a combattere contro sei shinobi, ma aveva dovuto.

“Cosa? Devo andare ad aiutarlo!” prima di fare il primo passo verso l’uscita, si sentì tirare la manica della felpa, così si voltò.

“Non andare Naruto… se la caverà, è mio fratello, è il kazekage.” si fidava ciecamente del ragazzo dai capelli rossi.

“Ha ragione Kankuro. Resta qui, devi riposare.” fu Temari a parlare, grazie alle parole del marionettista si era ripresa dal momento di rabbia di poco prima, anche lei non dubitava del fratellino.

“Maestro Kakashi?” tutti si voltarono verso la direzione della vocina che apparteneva ad Hinata e l’interpellato le si avvicinò.

“Dimmi Hinata… tutto bene?” lei annui con la testa.

“Devo parlarle… potremmo uscire un attimo?” le fece cenno di sì col capo e sorreggendola uscì con lei. Aveva immaginato che fosse qualcosa di serio data l’espressione decisa di lei.

Appena furono fuori, lontani dall’udito acuto di Naruto, la Hyuuga iniziò ad esporsi, sotto lo sguardo attento dell’uomo con i capelli argentei.

“Vede… mentre combattevo… mi è sembrato di vedere in lontananza, grazie al Byakugan, una persona conosciuta… non ho avuto tempo di focalizzarlo bene, ma mi sembrava Sasuke Uchiha…” il sensei si irrigidì.

“Sasuke hai detto? e sei sicura?” negli occhi c’era la speranza mista a incredulità.

“No, gliel’ho detto… non ne ho avuto il tempo…” Kakashi allora la guardò serio e si soffermò a pensare. Non potevano cercarlo, visto che erano nel bel mezzo di una guerra, però doveva almeno accertarsi che fosse lui.

“Hinata? Puoi provare a cercarlo?” lei annuì e insieme si diressero sul terrazzo.

Appena furono lì, attuò la tecnica e si concentrò, cercando ovunque. Prima davanti a sè, poi fece scorrere le bianche iridi prima a destra, poi a sinistra. Ci fu un lunghissimo istante di silenzio, durante il quale il maestro guardava la Hyuuga con attenzione, sperando che lo trovasse.

Dopo un po’ la vide rilasciare la tecnica e annuire con decisione, lasciando che sul suo volto si formasse un sorriso gentile.

“L’ho visto. È proprio Sasuke!” pensò a Naruto e a quando gliel’avrebbe detto, immaginava quanto quella fosse una bellissima notizia per lui e a quanto si sarebbe intestardito per andare a riprenderlo.

“Hinata… ascoltami bene. Non possiamo abbandonare la missione, perciò, il recupero di Sasuke lo rimanderemo alla fine, se e quando riusciremo a portarla a termine. Per il momento, dobbiamo solo tener calmo Naruto. E… un’altra cosa, tienilo d’occhio.” non poteva fare altrimenti, le missione affidate andavano sempre portate a termine.

“Certo sensei. Speriamo solo che non superi il limite del Byakugan, altrimenti non lo vedrei più…” l’uomo, a quel punto utilizzò la tecnica del richiamo, facendo comparire così il suo branco di cani per mandarli dall’Uchiha.

“Kakashi, cosa ti serve?” disse il piccolo cane di nome Pakkun.

“Ho bisogno che tu e gli altri andiate a cercare Sasuke. Hinata lo ha avvistato. Voi dovete scoprire se lui c’entra con questa guerra o meno.” così, i cani si diressero immediatamente al loro obiettivo.

Dopodichè, lui e Hinata tornarono nell’infermeria del palazzo, dove Sakura aveva appena finito di curare Kankuro. Ora poteva muoversi, anche se non del tutto e le ferite erano apposto, tirò un sospiro di sollievo. Anche Sakura si era fatta medicare le ferite.

Decisero di andare tutti a riposarsi, così Naruto prese in braccio Hinata per accompagnarla nella sua stanza, seguiti da Sakura che aveva lo sguardo triste, ma rimosse quell’espressione, pensando a Gaara che stava ancora combattendo. Da solo. Era molto preoccupata, non tornava, aveva paura che gli fosse successo qualcosa, che fosse ferito gravemente.

Mentre pensava a quelle cose alzò lo sguardo distrattamente e in lontananza riconobbe proprio l’oggetto dei suoi pensieri, che camminava a fatica. Il suo corpo era ricoperto di sangue, neppure l’armatura di sabbia aveva resistito e di lì a poco non avrebbe avuto neppure più le forze per fare un passo.

Allarmata gli andò incontro e gli si avvicinò per sorreggerlo e accompagnarlo in infermeria, doveva essere curato, e subito. Non c’era un minuto da perdere.

Anche Hinata e Naruto tornarono indietro, erano molto preoccupati per le condizioni del kazekage.

Ci volle un po’ di tempo, ma l’Haruno, con tutta la concentrazione di cui era capace, fece un ottimo lavoro, ripulendo ogni ferita con cura.

Temari era al limite, vedere i suoi fratelli così mal ridotti la distruggeva, quello che più la rendeva così, era il fatto che lei non aveva potuto fare niente per loro.

Dopo la lunga attesa, la ragazza finì le medicazioni, sedendosi su una sedia a riprendere le forze. Era davvero stanca. Le scocciava doversi riposare durante una guerra, ma non poteva fare altrimenti. Se non avesse dormito almeno un’ora, non sarebbe stata capace di combattere.

Nel frattempo, Kakashi era immerso nei suoi pensieri, non riusciva a togliersi Sasuke dalla testa, avrebbe tanto voluto fare qualcosa e dopo varie riflessioni, arrivò ad una conclusione.

Prese un respiro profondo e attirando l’attenzione iniziò a spiegare la situazione. Ascoltando le parole, Naruto si irrigidì notevolmente. Il suo più caro amico era nelle vicinanze del villaggio della sabbia e non poteva raggiungerlo.

“Maestro Kakashi… dobbiamo andare a riprenderlo!” esclamò, non riuscendo a trattenere l’agitazione.

“Non possiamo. La nostra missione è di aiutare Suna, non possiamo fare ciò che vogliamo.” per quanto dispiacere aveva nel dire quelle parole, non poteva far altro.

“Ma qui si tratta di Sasuke! Abbiamo l’occasione di…” non riuscì a finire la frase che il maestro lo bloccò.

“No. Lo capisci quando è il caso di non replicare? Naruto… questa cosa preme anche a me, ma non possiamo.” il biondino tirò un pugno contro alla parete, non poteva credere alle parole del sensei, per quanto fossero giuste.

Nella stanza calò il silenzio più totale, durante tutto quel tempo, Sakura non aveva proferito parola. Tutta quella situazione l’aveva fatta cadere nel profondo della sua mente, aveva sentito qualcosa bruciarle dentro al petto.

Sasuke, il suo primo e unico amore era nei paraggi, avrebbe tanto voluto abbandonare la missione per farlo tornare indietro, aveva bisogno di lui, non poteva lasciare che andasse lontano.

“Ragazzi, se volete inseguire l’Uchiha non c’è problema. A me va bene così, avete fatto anche troppo.” fu Gaara a parlare, sapeva bene quanto tenessero al ninja traditore, non poteva obbligarli a restare.

“No Gaara. Ti ringraziamo, ma non possiamo farlo.” Kakashi non demordeva, ma aveva la soluzione a tutto.

“Va bene. Come volete.” asserì il rosso.

“Naruto. Non preoccuparti. Ho deciso che andrò a dare un’occhiata. Da solo. Tu promettimi che aspetterai e non farai di testa tua. Farò il possibile per trovarlo.” il biondo sbuffò, avrebbe tanto voluto seguire il suo maestro, ma era meglio non discutere. In fondo, gli andava bene così, Hatake lo avrebbe trovato, ne era sicuro, sperò soltanto che lo avrebbe convinto, anche se ne dubitava.

Passarono alcuni minuti, il jounin si diresse subito alla ricerca dei cani, mentre ognuno tornò nella propria stanza, eccetto Kankuro e Gaara che restarono in infermeria. Anche Temari decise di farsi una sana dormita, tanto ormai i suoi fratelli erano entrambi fuori pericolo, non aveva di che preoccuparsi.

Distrattamente alzò lo sguardo verso il soffitto, con un’espressione quasi nostalgica.

‘Oh… Cry baby… se solo ci fossi tu qui… sarebbe tutto più semplice. Almeno così, mi tranquillizzeresti tu…’

*Owari 8*

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