Capitolo 1

Capitolo 3

Chiuse con cura lo yukata pulito, facendo attenzione ad annodare perfettamente la fascia che lo stringeva in vita.

Pettinò lentamente i lunghi capelli, lisci come la seta, fissando la propria immagine riflessa nello specchio con sguardo assente.

Infine richiuse le finestre che aveva aperto per arieggiare e rimise meccanicamente in ordine il futon.

Scese le scale che conducevano in giardino con passo leggero, percorrendo i gradini che conosceva ormai a memoria senza bisogno di guardarli.

Quasi senza rendersene conto giunse sotto il grande ciliegio, posto nell’angolo più ad Est della proprietà. Seduto ai piedi dell’albero, dove le grandi radici nodose emergevano dal terreno e lo circondavano come in un abbraccio, Neji si lasciò sfuggire un lungo sospiro.

Lì nessuno sarebbe venuto a disturbarlo, almeno per un po’.

Aveva bisogno di pensare.

La situazione con l’Inuzuka si stava facendo sempre più complicata…eppure gli mancava così poco per raggiungere ciò che voleva!

Doveva solo mantenere il controllo su sè stesso.

Ben presto Hinata, per quanto ingenua o restia ad accettare la realtà, avrebbe dovuto rendersi conto di ciò che stava avvenendo alle sue spalle; e davanti ad un fatto simile, la rottura con Kiba sarebbe stata inevitabile. Si sarebbe sentita tradita, sola e completamente abbandonata.

Neji si lasciò sfuggire un piccolo sorriso.

“Perfetto…”

Molto presto avrebbe tolto alla cugina ciò a cui teneva di più, e lo avrebbe fatto nel modo più doloroso possibile.

Perchè? Per il semplice gusto di farlo.

Per dimostrle che, nonostante la sua appartenenza al ramo cadetto della famiglia, lui poteva superarla in tutto. Gli bastava volerlo.

E poi, il pensiero dell’espressione che le sarebbe comparsa sul viso di fronte alla verità lo deliziava.

Neji aveva deciso: avrebbe ribadito la sua superiorità su Hinata…e lo avrebbe fatto grazie a Kiba.

Sorrise, compiaciuto di sè stesso.

Era tutto così semplice e lineare che nulla poteva andare storto.

Ripensò con soddisfazione a quello che era successo poco prima, nel chiuso delle buie stanze della villa; quell’ingenua non si era accorta di nulla, nonostante tutto fosse accaduto proprio sotto il suo naso. Era terribilmente stupida…o terribilmente innamorata dell’Inuzuka.

L’immagine del volto di Kiba, come l’aveva visto poco prima -le labbra dischiuse tra i gemiti e gli occhi impudenti che fissavano dritti verso di lui- gli riempì la mente in un secondo. Il sorriso diventò una smorfia, mentre il suo cuore accelerava i battiti e la mente gli si svuotava di tutto, ad eccezione di quelle iridi dorate, che non volevano saperne di lasciarlo in pace.

Si sforzò di allontanare il fantasma dell’Inuzuka, ma la sua volontà era troppo debole: fu sopraffatto, come in un sogno, dalle immagini e le sensazioni di qualche ora prima, ritrovandosi annaspante in un bagno di sudore.

“Dannazione…”

Come poteva quel cane avere un effetto simile su di lui, uno Hyuga?!

Doveva stare attento…

Se avesse lasciato prendere il sopravvento alla sua parte irrazionale, non sarebbe più stato in grado di liberarsi dal legame morboso che si stava creando tra loro.

Cominciava già a faticare nel tenersi sotto controllo: quando vedeva di sfuggita il ragazzo passare per i corridoi della casa, mano nella mano con Hinata, un fremito di rabbia gli attraversava il corpo, simile ad una scarica elettrica.

Quando, solo nella sua stanza, li immaginava insieme abbracciati, non poteva trattenere un fastidioso senso di irritazione, che veniva a tormentarlo insinuandosi nei suoi pensieri con dita sottili, finchè non si decideva a farlo tacere usando il Byakugan.

Per quanto gli desse fastidio, si ritrovava sempre più spesso a pensare che Kiba non doveva essere di nessun altro.

Soprattutto, non di Hinata.

Questo era l’unico pensiero al quale Neji potesse aggrapparsi, per trovare una giustificazione: quel prepotente desiderio di possesso che stava sviluppando verso Kiba, era dovuto unicamente al legame dell’Inuzuka con sua cugina.

Niente di più. Come un giocattolo che voleva portarle via ad ogni costo per vederla piangere.

Sapeva che si trattava di un comportamento infantile, ma era sempre meglio che ammettere di provare qualcosa per quell’animale.

E, una volta raggiunto il proprio obbiettivo, si sarebbe disfatto di lui come di una bambola inutile.

Dopotutto, il loro era solo un gioco.

“E io ne ho le redini…”

Questo pensiero lo rassicurò. Sarebbe andato tutto bene, tutto secondo i suoi piani.

Improvvisamente, un’ombra scese ad oscurare le sue palpebre chiuse.

Il ragazzo aprì gli occhi lentamente, scorgendo una figura accanto a lui stagliarsi in controluce.

Non mosse un muscolo; si limitò a voltare il capo nella direzione opposta, irritato.

-Che vuoi? Sono venuto fino qui per stare da solo….-

-Non dire così Neji! Ho dovuto insistere tanto per farmi aprire da quegli antipatici dei tuoi parenti..-

-Potevi evitarti la seccatura.-

-Sei crudele!…non mandarmi via, Neji, ti prego! Ti prego..io..io ti amo, lo sai!!-

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo, sospirando. Quello di cui aveva meno voglia in quel momento era una scenata d’isterismo femminile.

-Si si, d’accordo…ma vedi almeno di renderti utile.-

Così dicendo, sciolse la fascia che chiudeva la propria veste e rilassò indietro la schiena, contro il tronco ruvido.

-Avanti, datti da fare…-

TenTen si mise velocemente in ginocchio di fronte a lui.

-Sì!-

Neji teneva gli occhi fissi nell’azzurro del cielo, osservando i movimenti delle nuvole.

A malapena si accorgeva dei movimenti della ragazza ai suoi piedi invece, impegnata nel tentativo assai vano di soddisfarlo. A lui semplicemente non interessava; glielo aveva chiesto solo per passare il tempo…e soprattutto per farla stare zitta nel mentre.

Ma i suoi pensieri erano altrove…

Di nuovo, gli occhi dorati vennero ad ossessionarlo con la loro espressione tentatrice, e quella sensazione di possesso, che sempre più spesso lo coglieva, si fece strada prepotentemente dentro di lui.

Iniziò ad ansimare leggermente, mentre col bacino spingeva contro la bocca della ragazza, per lui niente più che un mero strumento di piacere.

Senza volerlo, si trovò ad immaginare che quelle labbra morbide e quella lingua calda, che percorreva su e giù la pelle sensibile del suo membro, appartenessero al viso dagli occhi d’oro che tanto lo tormentava.

Immaginò le sue mani forti che gli stringevano i fianchi, la traccia umida dei suoi baci sui muscoli tesi del proprio addome, immaginò di avere Kiba lì, di fronte a lui, completamente sottomesso ai propri desideri come quella ragazza.

Brividi incontrollabili presero a percorrergli il corpo, strappandogli piccoli gemiti soffocati.

Lei, pensando di essere finalmente riuscita a provocare una reazione nel ragazzo, intensificò il ritmo; dopo pochi minuti, Neji venne abbondantemente nella sua bocca, riempiendola con il proprio seme.

Poi rimase immobile, la schiena ancora poggiata al tronco e lo sguardo verso l’alto, senza più degnarla della minima attenzione.

Vedeva il viso sbeffeggiante di Kiba sopra di sè, deriderlo e sedurlo allo stesso tempo.

Cosa doveva fare con quel dannato Inuzuka?

Non poteva permettersi di perdere il controllo…

Neji strinse i denti, deciso. C’era un’unica soluzione: Hinata doveva sapere.

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