Capitolo 2
-Ciao Hinata…- disse dandole un bacio leggero sulla fronte, la mano sinistra in tasca e la desta poggiata sui soffici capelli blu.
Era stanco…ora sarebbe andato a casa, dove aveva lasciato Akamaru, a farsi una bella dormita.
-A domani, Kiba-kun!- rispose lei arrossendo con un sorriso, ferma sulla soglia del portone d’entrata di Villa Hyuga.
Il ragazzo le fece un ultimo cenno, incamminandosi poi lungo il muro che circondava l’intera proprietà. Procedeva lento e svogliato, lo sguardo rivolto al cielo e mille pensieri per la mente.
Poco prima era stato fantastico.
Poteva ancora sentire i brividi scorrergli sulla pelle al solo pensiero…ma quella situazione stava degenerando.
Hinata non avrebbe tenuto gli occhi chiusi per sempre.
“Che posso fare? Rinunciare ad una ragazza che mi ama per uno stronzo a cui non importa un accidenti di me?! No, non avrebbe senso…”
Kiba si fermò, il viso ancora sollevato e gli occhi chiusi.
“Che situazione assurda..è inutile sperare in qualcosa da Neji: quello tra noi è un gioco, niente di più. E in fondo, ad entrambi interessa solo finchè rimane tale…ma non posso continuare a mentire ad Hinata ancora per molto.”
Aprì di nuovo i grandi occhi ambrati, perdendosi nell’azzurro del cielo sopra di sè.
“La verità è che ben presto dovrò rinunciare ad uno dei due…..”
Rimase immobile per lunghi istanti, cullato dal dolce rumore del vento che soffiava tra le fronde del giardino oltre il muro.
Non era da lui perdersi in riflessioni, lasciarsi sopraffare dai propri pensieri; aveva sempre disprezzato le persone che passavano ore immobili a riflettere, sostenendo che la vita andava vissuta attimo per attimo, seguendo l’istinto senza pensare.
Anche questa, però, era una delle molte cose che erano cambiate da quando tutta quella storia era cominciata, due mesi prima.
Kiba ricordava tutto come se fossero passati solo pochi attimi, poichè nella sua mente aveva rivissuto quella scena infinite volte…ancora, e ancora, e ancora…
-Ciao Hinata….- disse, protendendosi versi di lei per darle un bacio prima di andare.
-Kiba-kun! Non qui davanti all’entrata, per favore! Ci potrebbe vedere chiunque…- disse lei, rossa in viso, ritraendosi velocemente.
-Uhm…e va bene Hinata-chan, come vuoi…- disse Kiba scontento, ma sforzandosi di sorridere -..a domani allora!-
-Si, a domani!- Hinata gli lanciò un ultimo sorriso, chiudendosi la pesante porta di ferro alle spalle.
Kiba rimase fermo un istante, fissando la grande casa al di là del muro, che sembrava scrutarlo a sua volta attraverso ognuna delle infinite finestre. La sua bocca era piegata in una smorfia malinconica.
Hinata era sempre la solita….dolce, innocente, l’Hinata che aveva conquistato l’affetto del suo cuore randagio, come un padrone amorevole conquista la dovozione del proprio cucciolo. Però questo non era più sufficiente per Kiba…
Sempre più spesso si ritrovava scontento e insoddisfatto di quello che lei poteva dargli, sapendo allo stesso tempo di non avere nè il diritto nè la voglia di chiederle altro, poichè era già consapevole che da lei non avrebbe potuto averlo.
Semplicemente non era nella sua natura, e non sarebbe stato possibile nè giusto cercare di cambiarla.
Ma cosa voleva Kiba? Se lo chiedeva lui stesso, faticando a trovare una risposta….era un istinto profondo quello che partiva dal suo animo e urlava, lo spingeva a liberare ciò che teneva rinchiuso dentro di sè.
Kiba voleva il fuoco, voleva la passione. La stessa che sentiva bruciare dentro di sè, ma che era costretto a nascondere per non spaventare l’animo delicato di Hinata.
Quella parte di lui, però, non poteva scomparire…anzi, segretamente continuava a crescere, facendosi sempre più difficile da controllare per il ragazzo. Le frasi dolci, i modi delicati che doveva costantemente mantenere con la sua ragazza stavano diventando un peso insostenibile…Kiba sentiva la necessità sempre più impellente di lasciarsi andare almeno ogni tanto, di trovare una valvola di sfogo a quella intensa energia che teneva repressa.
Ma come avrebbe potuto dirlo ad Hinata?
“Semplicemente non posso, dannazione…”
Era giunto quasi alla fine del grande muro di cinta, laddove mattoni e laterizi formavano un angolo che delimitava la fine della proprietà.
Era così immerso nei propri pensieri che i suoi sensi non percepirono la figura nascosta nell’ombra dietro il muro, fino a quando essa non si mostrò. Kiba si bloccò a pochi passi dalla sagoma, tornando di colpo in sè.
In quel momento, fu improvvisamente consapevole dell’odore pungente di gelsomino che gli riempiva le narici, e i suoi occhi, fino ad un attimo prima pensierosi, si spalancarono per la sorpresa.
“Che cosa ci fa lui qui?”
Entrambi rimasero in silenzio, scrutandosi a vicenda a pochi metri di distanza.
Non si erano mai parlati prima, non si erano mai nemmeno incontrati, se non nelle occasioni ufficiali a cui partecipava tutta la comunità, o un paio di volte durante le visite di Kiba a Villa Hyuga.
Sembrava infatti che Neji facesse bene attenzione non trovarsi in giro in quei momenti.
Eppure ora era lì che lo fissava, un’espressione che Kiba non aveva mai visto prima negli occhi candidi; sembrava arrabbiato, furioso, eppure allo stesso tempo indeciso e restio a parlare, come se desiderasse contemporaneamente restare lì e andarsene.
E nonostante tutto, riusciva a mantenere quel velo di distacco che non lo abbandonava mai, facendo sentire Kiba terribilmente a disagio, come se invece di essere l’altro a dovergli una spiegazione, fosse dovere suo giustificare la situazione in cui si trovavano.
Si ritrovò a sudare freddo, lo sguardo torvo fisso in quello bianco dell’altro.
Ma che accidenti voleva quello? Perchè non si decideva a dire qualcosa?!
-Senti Hyuga, se sei venuto per parlarmi di tua cugina, sappi che…-
-Zitto.-
Il tono di Neji era gelido.
-Non dire un’altra parola su di lei, chiaro?- Il ragazzo fece un passo avanti, senza la minima espressione sul viso freddo. -Chi ti credi di essere Inuzuka, per frequentare un membro della casata Hyuga? Non pensi di essere troppo presuntuoso?-
Kiba strinse i denti, sforzandosi di non rispondere alla chiara provocazione.
Lo Hyuga non era un avversario facile, e Kiba non ci teneva a venire alle mani: aveva visto coi suoi occhi quello che era in grado di fare.
Neji fece un altro passo, avvicinandosi ulteriormente al ragazzo.
-Pensi di poter avere quello che vuoi da Hinata? Beh, ti sbagli…-
Kiba sussultò, e un accenno di sorriso si disegnò sulle labbra sottili dell’altro. Come faceva lui a sapere…?
-Non essere così sorpreso, Inuzuka…-
Un altro passo avanti; ormai i due ragazzi erano faccia a faccia.
-Io sono un Hyuga, non dimenticarlo…possiedo il Byakugan…-
Le labbra pallide si accostarono all’orecchio di Kiba, mentre i capelli scuri scendevano ad accarezzargli le spalle
-…e posso vedere tutto.-
Il sussurro fece tremare involontariamente il corpo dell’Inuzuka.
Cosa significava quella frase? Che Neji li aveva spiati, chiuso in una qualche stanza della grande casa, per tutti quei mesi?
Dove voleva arrivare quel ragazzo?
-Cosa stai cercando di dirmi, Hyuga?-
-Niente, Inuzuka. Semplicemente che io so chi sei…so cosa vuoi, e so anche che con mia cugina non lo otterrai mai. Vedo come ti trattieni, quando sei con lei. Vedo le tue pulsioni che premono per uscire, e tu che fai di tutto per controllarle…..Patetico.-
Il sorriso si allargò sul volto di Neji e si tinse di sarcasmo, mentre Kiba riprendeva a tremare, scosso dalla rabbia.
-…ma dopotutto sei pur sempre un animale, non è vero?-
Fu più forte di lui. Afferrò Neji per la tunica, e con un brusco strattone lo avvicinò a sè.
Fu troppo rapido perchè l’altro avesse il tempo di reagire; quando lo Hyuga riprese il controllo della situazione, tutto era già terminato.
Si toccò le labbra incredulo, laddove i denti di Kiba avevano lasciato un segno rosso, sentendo ancora in bocca il sapore della saliva dell’altro.
Quel…quell’animale l’aveva baciato?!
Kiba lo guardava con un sorriso di sfida sul volto, leccandosi con noncuranza le labbra.
Aveva semplicemente seguito il proprio istinto, dopo troppo tempo che non lo faceva.
Una sensazione fantastica.
-Un animale? Si Hyuga, sono un animale…un animale molto pericoloso…-
-Tu…tu come..come hai osato?!-
-Volevi vedere come posso diventare quando libero le mie “pulsioni”? Beh, te l’ho appena mostrato…e visto che ti diverti tanto a guardare, d’ora innanzi osserva con attenzione, perchè ti mostrerò il vero Kiba. A meno che la cosa non sia oltre la tua portata…-
Neji si ricompose. Quello stupido…lo aveva baciato solo per provocarlo!
Ma se pensava di averla vinta così facilmente si sbagliava.
-Mi stai sfidando Inuzuka? Non essere ingenuo…credi davvero che un membro della casata Hyuga potrebbe mai perdere contro…contro uno come te?!-
A quelle parole, prununciate da Neji senza nascondere il proprio disprezzo, il sorriso di Kiba si allargò, e i suoi occhi d’oro ammiccarono, terribilmente provocanti.
-Lo vedremo Neji….sai, credo di aver trovato quello che stavo cercando…-
Dicendo così lo superò, allontanandosi con passo ferino lungo la strada deserta.
Neji non si voltò.
Rimase immobile, gli occhi fissi davanti a sè e il cuore che non voleva saperne di rallentare i battiti.
Kiba sorrideva.
Si sentiva leggero come non succedeva da molto; quello Hyuga, per qualche ragione, era riuscito a far letteralmente esplodere il suo lato nascosto, lasciando a briglia sciolta tutti quegli istinti che era costretto a tenere a freno.
Era stato magnifico lasciarsi andare, si era sentito veramente libero come un animale per un istante.
Niente vincoli, niente regole da rispettare, niente sentimenti con cui dover fare i conti.
Solo il puro istinto, da seguire ad occhi chiusi.
Per un istante il viso di Hinata affiorò nella sua mente, ma subito il ragazzo lo ricacciò indietro.
Quello non aveva nulla a che fare con lei.
Era un semplice gioco.
E come aveva appena detto, non riguardava i sentimenti ma unicamente le sue pulsioni più primordiali e nascoste.
Ne aveva avuto appena un assaggio, ma la cosa sembrava potersi fare molto, molto interessante.
“Sei convinto di essere tanto migliore di me, è così? Vedrai Hyuga…alla fine ti ridurrò ai miei piedi, in un modo o nell’altro…”
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