Perché i live action tratti da manga o videogiochi fanno flop?

Devo ammettere che ho preso ispirazione per scrivere questo articolo da un altro articolo scritto da un amico per Akiba Gamers, un portale che tratta ora con serietà e ora con ironia il mondo dei videogiochi.

L’articolo in questione è questo, e parla dei dieci peggiori film tratti dai videogiochi giapponesi (anche se la maggior parte di quelli descritti sono tratti da picchiaduro), mentre in questo mio articolo vorrei trattare le motivazioni per cui spesso (non sempre, eh?) i titoli cinematografici tratti da anime, manga o videogiochi finiscono in un enorme flop, con totale disappunto degli spettatori fan dell’opera originale.

Complessità

Il primo punto su cui vorrei fare leva è la complessità di un’opera.

Spesso le serie che vengono adattate in live action, sono serie molto famose, che sono in corso da anni e che nel corso del tempo hanno aggiunto valore a livello di trama dei personaggi, che piano piano si sono fatti conoscere e amare dai lettori. Riuscire a rendere questo spessore in un’ora e mezzo o due ore di pellicola è dannatamente complicato, soprattutto per serie che hanno molti personaggi come Ghost in The Shell o Dragon Ball.

È difficile riuscire a semplificare qualcosa per rendere il messaggio accessibile a tutti, e non solo ai fan della serie. Questa semplificazione è spesso la causa della rovina dei live-action, che si ritrovano un branco di personaggi piatti tutti lì a darsi botte e con qualche grosso attorone o attrice strafiga per cui il resto del pubblico paga, anche se non hanno idea di che parlerà il film.

Uno degli ultimi esempi è stato proprio Ghost in the Shell, di cui parlavo prima, che oltre ad un cast abbastanza anonimo, a parte Scarlett Johansson, riprende perfettamente dal film di Mamoru Oshii solo una vaga trama di base e alcune scene famose, per il resto i personaggi non sono per niente caratterizzati a parte la protagonista, e neppure tanto Bato.

In pratica, per fare in modo che la maggior parte delle persone recepisca un messaggio, lo si semplifica per renderlo comprensibile, rovinandone il significato.

Whitewashing

Questa è una delle cause principali per cui i live-action hollywoodiani finiscono per fare flop, ovvero decontestualizzare l’etnia dei personaggi, spostando la storia con attori occidentali (possibilmente famosi) in una città non orientale, come il nuovo Death Note di Netflix, (anche se per L si è trattato di blackwashing XD ).

Spesso il cambiare completamente il luogo in cui si svolge la serie riesce a cambiare il significato della stessa, come il terrore suscitato all’epoca dalle news sul plot base del film live action di Akira, che sarebbe dovuto essere prodotto da DiCaprio, ambientato a New Manhattan (al posto di Neo-Tokyo).

Un altro degli esempi più noti credo sia il live action di Mortal Kombat, in cui uno dei protagonisti principali, l’orientale dio del tuono Raiden, è stato interpretato dal popolare Christopher Lambert, che di orientale ha solo gli involtini primavera che ordinerà al ristorante di tanto in tanto.

In pratica, per fare in modo di attirare il pubblico internazionale vengono scelti attori famosi in modo che anche chi non conosce quella determinata serie si incuriosisca e vada a vedere il film.

Stravolgimento

Ultima causa scatenante è lo stravolgimento totale della storia e dei personaggi.

Come capitato con Dragon Ball Evolution, a volte avviene che anche se un regista sia fan di una serie, cerchi di discostarsi totalmente da quello che è la trama base che tutti i fan amano e che vorrebbero andare a vedere al cinema con attori in carne e ossa, per cui gli sceneggiatori ideano una storia completamente diversa di cui dei personaggi originali restano appena i nomi di alcuni personaggi.

Raramente questa scelta assai coraggiosa puo’ risultare fortuita, come per la saga cinematografica di Resident Evil, con protagonista la bella e atletica Milla Jovovich, che è riuscita a raggiungere ben sei pellicole cinematografiche.

Lo stesso non si puo’ dire dei live-action giapponesi dedicati a Shingeki no Kyojin/L’Attacco dei Giganti, che cambia drammaticamente la storia, facendo un pastrocchio di quelli brutti, dove viene mantenuta solo una base della trama originale e aggiungendo effetti speciali di una bruttezza quasi ai film dello studio The Asylum.

Anche Casshern, sebbene provasse ad affrontare i temi drammatici di cui la serie originale è pregna, non è riuscito a dare quell’effetto nostalgico a tutti i fan dell’androide eroe della Tatsunoko.

In pratica, per non essere criticati di non aver fatto un adattamento fedele, si preferisce ideare qualcosa di ex-novo, ed uscendo troppo dalla rotta originale.


A parte i titoli che di tanto in tanto vengono adattati in live action per i blockbuster hollywoodiani, tra cui a breve uscirà Alita: Battle Angel di James Cameroon, l’industria cinematografica giapponese è molto prolifica sul campo dei live action, e solo tra l’anno scorso e questo sono usciti adattamenti di Gintama, Full Metal Alchemist, Polymar, Video Girl Ai, Tokyo Ghoul, Mob psycho 100, Kakegurui ed usciranno prossimamente adattamento di Bleach.