Lucca Comics: Press Café con BOICHI

Ed infine il terzo Press Café con il simpaticissimo BOICHI ospite di J-Pop! Godetevi queste domande e il video in fondo all’articolo.


Lei ha vinto il Gran Guinigi nel 2011 con Hotel. Volevo sapere se le hanno notificato questo premio, se è contento in generale e cosa ne pensa?

BOICHI: Per ogni singolo fumetto che faccio, aspetto e spero sempre il supporto dei fan. Con Hotel ho vinto questo premio nel 2011 e mi fa piacere perché è la prima raccolta di racconti di fantascienza, il mio genere preferito. Inoltre in quel racconto ho espresso tutto me stesso, perché parla della mia storia, ovvero di una persona che si sente sola.


Come mai si sente solo nonostante l’affetto di tanti fan?

BOICHI: Io amo i fan con tutto il mio cuore. Perché per un certo periodo non ho lavorato e grazie ai miei fan ora posso lavorare. La migliore risposta che posso dare è non godermi questo amore, ma ripagarlo con il mio lavoro. Grazie al giornalista che mi ricorda di tutto questo amore dei miei fan, per cui credo che oggi non mi sentirò solo. Se le due serie che sto pubblicando, entrambe molto macho, diventassero improvvisamente più tenere, sarebbe per l’affetto che ho avuto qui a Lucca Comics.

L’immaginario grafico delle sue opere fa riferimento al mondo dei videogiochi. Conferma questa influenza? Con quali manga è cresciuto e quali la hanno influenzata?

BOICHI: Io cerco di introdurre diversi elementi nel mio fumetto. Inserisco riferimenti cinematografici, di videogames, di videoclip musicali, sempre generi diversi. Anche se disegno un genere shojo mischio sempre altri generi, come l’eros, l’elemento comico. Ci sono molti autori e fumetti che mi hanno influenzato, ma il mio maestro per eccellenza è Masakazu Katsura, che non avevo mai incontrato di persona nonostante entrambi viviamo in Giappone, ma con cui ho potuto cenare ieri sera qui a Lucca Comics.


In Wallman ha introdotto un personaggio di origine italiana, Beatrice. Qual è il suo rapporto con l’Italia?

BOICHI: Beatrice come forse avrete intuito, proviene dalla Divina Commedia di Dante, che ho letto al liceo. La storia mi ha shockato parecchio, ma in realtà del messaggio di Dante non ho capito niente. Ma Beatrice mi è rimasta nel cuore, per cui l’ho rianimata in Wallman. L’Italia è bellissima, con una cultura bellissim e immensa, alla base di tutte le altre culture del mondo e che abbia un gusto particolare e forte. La presenza di un personaggio italiano nei miei fumetti raddoppia il divertimento e il gusto. La bellezza e la forza sono un elemento importante in Wallman e l’Italia li rappresenta entrambe.


Lei risiede in Giappone. Ha trovato difficoltà ha trovato a trasferirsi in Giappone dalla Corea e nell’inserirsi nel mercato giapponese dei manga?

BOICHI: L’industria dei fumetti coreana mi ha insegnato tanto, nonostante sia una fitta nel mio cuore è un valore che terrò con me per tutta la vita. I manhwa e i lavori che ho fatto in Corea mi hanno aiutato ad adattarmi in Giappone. Le difficoltà che ho riscontrato nel trasferirmi in Giappone sono quelle finanziarie, perché la vita è cara e l’affitto costa un sacco di soldi. Ma c’è una consolazione, il cibo giapponese davvero buono. I primi manga che avevo scritto per un pubblico giapponese li avevo disegnati in Corea, ma non erano stati ben accetti, forse a causa di un umorismo incompreso dalla diversità culturale. Allora mi sono trasferito in Giappone e per tre anni non ho mangiato cucina coreana né frequentato coreani. Dato che sono un mangaka, non ho molto tempo per dedicarmi alle attività culturali per conoscere il Giappone. Ma come tutti almeno tre pasti al giorno li faccio e attraverso l’ottima cucina giapponese ho imparato a conoscere la cultura giapponese. Quindi per tre anni non sono mai stato in un ristorante coreano in Giappone, ma ora ci vado con piacere.


Ha diverse pubblicazioni in corso. Da indiscrezioni ho sentito che si è portato il lavoro anche qui a Lucca, dove dovrebbe essere in vacanza. Come mai sta disegnando anche qui da noi, per amore per il suo lavoro o per rispettare le scadenze?

BOICHI: Sì, è vero. È così che vorrei rispondere. Ritengo che amare il lavoro equivalga ad aumentare il lavoro fino al collo e le scadenze, per dare i migliori risultati. La cosa che temo di più al mondo è la pigrizia. Quel che ho detto è una bella scusa, ma la prossima volta finirò il lavoro prima della scadenza, così verrò in Italia a cuore leggero. Questa non è stata la volta giusta.


Nella sua scheda di presentazione è scritto che lei abbia studiato fisica all’università per usarla nei manga. È vero che ha studiato qualcosa di così complicato solo  per i manga o comunque anche per altri motivi?

BOICHI: Da quando ero piccolo ho sempre amato alla follia i racconti di fantascienza. Il mio autore preferito, Arthur C. Clarke, era laureato in fisica e matematica. Volevo un po’ imitarlo, però la la matematica è difficile, così mi sono laureato in fisica. Al liceo il mio hobby era calcolare i quesiti fisici, ovvero immaginavo una scena da inserire in un fumetto, ad esempio una space colony, e cercavo di calcolare diversi elementi fisici. Poi a dire la verità, siccome ho debuttato al secondo anno di università, non sono andato molto bene, ma rimanga tra noi. Nei miei fumetti ci sono spesso parti con formule di fisica, ma spesso non molto complete. Ma anche questo è un segreto. Ho anche una specialistica in cinematografia.


Dal punto di vista tecnico, narrativo e produttivo ci sono somiglianze tra fumetto e cinema, l’ha detto anche Gabriele Salvatore l’altro giorno in conferenza. Secondo lei è vero?

BOICHI: È una domanda troppo difficile per me, ma cercherò di rispondervi. La prima cosa che ho imparato all’università del cinema è stata la continuità. Nel cinema è cronologica, le scene si susseguono proiettate sullo schermo, nel fumetto è spaziale. Ma leggendo il fumetto leggete cronologicamente, quindi si può dire che questo sia un punto in comune. Questa ripetizione significa che io vorrei vedere il film live action di un mio fumetto. Se qualcuno è disposto, me lo faccia sapere. Tratto io l’acquisto dei diritti con la casa editrice!

Lei quando disegna pensa anche a una possibile trasposizione cinematografica delle sue opere?

BOICHI: Al liceo mi chiedevo come fosse produrre fumetti, visto che all’epoca in Corea non c’erano molti materiali o corsi appositi. Per cui sono arrivato alla conclusione che studiare il cinema poteva essere una soluzione, per cui è da quel periodo, primo anno del liceo, che ho iniziato a leggere dei libri sul cinema. Diciamo che è la mia base ed è la fonte della mia creatività. Mi viene automatico quando lavoro pensare a una eventuale riproduzione cinematografica, come girare la scena, in quale paese. La mia è una proposta per eventuali registi interessati a trasformare i miei fumetti in film. Ci sono state cinque richieste per adattamenti cinematografici dalle mie opere, ma non sono andate a buon fine. Quando lavorando nel mio studio sentivo queste notizie inaspettate ci rimanevo male.


Visto che la fisica la appassiona, in Raquiya ha trattato anche la religione, che è praticamente l’opposto della fisica. Da dove le è venuta l’idea?

BOICHI: Al liceo ho letto il fumetto Appleseed di Masamune Shirow, noto anche per Ghost in The Shell, ed è stato per me uno shock perché era un’opera di fantascienza stellare. I nomi erano tratti alla mitologia greca. Io ho studiato allora mitologia greca, poi quella norrena, poi sono arrivato al buddismo. Studiando così, mi è venuta voglia di creare un’opera fantasy  e quindi ho mischiato fantasy e religione, così è nata Raquiya. In Raquiya ci sono anche elementi di fisica, nella scena in cui le croci volano fino agli Stati Uniti, sono stati fatti i calcoli di fisica per calcolare il tempo impiegato. Un essperto giapponese di tecniche militari, li criticò, dicendo che erano errati. Ma dopo diverso tempo è risultato che avevo ragione io e la cosa mi rende fiero.

Anche in Wallman ci sono diverse riflessioni sul materiale utilizzato per i cavi, in modo da rendere possibile questi movimenti. Quando disegno ragazze mando a quel paese la fisica, perché le donne non la amano. Mi sono sposato proprio perché conosco le donne. Sposarmi è stato tanto difficile quanto inserirmi nell’indistrua del manga giapponese. Ho fatto bene a non parlare della fisica, vero?


In Sun Ken Rock c’è il personaggio del padrino, Don Perrini (Don Prego) che è un chiaro omaggio a Marlon Brando de Il Padrino. C’è un personaggio simile anche in Space Chef Caisar. Ha visto il film, cosa ne pensa? Se l’ha colpito a tal punto da metterlo in due opere diverse e se la sua idea della crimine organizzato italiano della saga in italiana l’ha ideata da Il Padrino?

BOICHI: Mi sembra di capire l’italiano ormai. (scoppio di risate) Sia Sun Ken Rock che Wallman raccontano di organizzazioni criminali, ma questi elementi sono una metafora per descrivere una società corrotta. È stata proprio l’influenza del film Il Padrino a ispirarmi per trattare di stati corrotti. Infatti anche lì, la città di New York è una metafora della società americana piena di problemi. Quindi alcune scene, come quella iniziale dove, ironicamente, si dice “Io amo l’America”, o quella finale in cui si chiude la porta, mi lasciano delle sensazioni, qualcosa nel cuore. Vorrei raccontare, come quel film, con una certa profondità e un certo peso queste situazioni e questi problemi sociali.


E con questo si conclude l’esperienza a Lucca Comics 2014…

…o forse no?