A CENA DAL CONTE
Si sedette sul comodo divano, in attesa.
Si sistemò i pantaloni nervosamente.
Aveva la gola secca.
Lo stomaco gli si stringeva.
Maledisse la sua ansia.
Quella casa gli incuteva timore e agitazione.
O forse era il padrone di casa?
“Buona sera, ispettore” proferì l’elegante Conte che era appoggiato ad uno stipite
“Buona sera a voi Conte. Sono lietissimo di aver ricevuto il vostro invito”
“Mi fa piacere” e l’uomo si spostò verso la poltrona davanti a lui
“La cena verrà servita a momenti in tanto desidero chiederle scusa del modo acido con cui la ho accolta la prima volta” quegli occhi però mentivano
“No, Conte. E’ stata colpa mia, vi ho accusato senza prove. E comunque spero possiamo dimenticare i nostri vecchi dissapori”
“Pienamente d’accordo”.
Quegli occhi lo terrorizzavano.
Erano lì puntati su di lui.
Gli stavano guardando dentro con freddezza.
Il battito del cuore era assordante nelle sue orecchie.
Pregò che il Conte non notasse la sua profonda agitazione.
Sasuke studiò l’ospite con minuziosa cura.
Sorrise alla sua agitazione.
“Non siate così intimorito” cercò di consolarlo ottenendo l’effetto contrario
“No…no…non…non sono agitato” la voce non gli usciva dalla gola e in più non riusciva a smettere di balbettare
“Le prendo un buon bicchiere di vino” e si allontanò.
“Maledizione!! Ero partito bene!! Cosa mi è preso tutto in una volta? Non sono mai stato così agitato!” pensò cercando di ritrovare la calma.
Un bicchiere fece la sua comparsa sotto il suo naso.
“Beva questo”
“Grazie” una voce acuta e strozzata.
“Bene!! Di male in peggio!!” pensò sconsolato .
Si ricordò delle parole della ragazza e poi quelle del vecchio.
Guardò il giovane davanti a lui ora intento a contemplare il camino.
Il suo sguardo era perso.
Poteva addirittura sembrare triste.
Il suo scompiglio cessò.
In fondo quello che aveva davanti era solo un ragazzino che si era ricoperto con una scorza spessa e dura per evitare che gli altri vedessero il suo dolore.
Si era imposto di essere forte e freddo solo per vincere la propria sofferenza.
Si sentì ridicolo ad essersi così agitato.
Prese un profondo sospiro e posò il bicchiere.
Il Conte riconcentrò la sua attenzione sul suo ospite che ora sembrava più rilassato.
Gli occhi freddi e indagatori tornarono vivi su di lui.
Provò di nuovo quella stretta ma non si fece abbattere.
Quei pozzi argentei cercavano di leggergli l’anima, così decise di rivelargli ciò che desiderava per far cessare quella sua muta ostilità fatta di sguardi.
“Lo ammetto ero indeciso se venire o meno. Mi mettete ansia voi e la vostra casa. Siete così freddo e difficile da avvicinare. Mi sento perennemente esaminato dal vostro sguardo come se cercaste un mio fallo o una debolezza” e si sistemò il ciuffo imbarazzato.
Sasuke rimase sorpreso da questa confessione e non riuscì a rispondere.
“Io sto indagando sulle morti. Ho sospettato di voi e non posso ancora togliervi dalla lista dei sospetti. Ma non siete l’unico indiziato e questa vostra ostilità nei miei confronti mi demoralizza. Non siate così freddo, sono venuto qui solo perchè ho accettato questa cena come un semplice invito non una occasione di continuare le indagini. Voglio cercare di rendere questa serata solo piacevole. Non sto cercando di incastrarvi.” disse tutto d’un fiato scostando gli occhi imbarazzato.
Non era poi così pericoloso quel ispettore, pensò Sasuke.
Sembrava più un ragazzino alle prime armi, timido e impacciato.
Studiò le gote rosse dell’uomo, gli occhi che cercavano qualsiasi cosa su cui posarsi fuorché lui.
Le mani che nervose stropicciavano i pantaloni, le orecchie rosse.
Era divertente e appagante aver un tale potere su uno sconosciuto.
“Mi dispiace gettarla in una così profonda agitazione. Lo ammetto non sono particolarmente affabile, ma cercherò di esserlo maggiormente per metterla a suo agio. E se la può consolare studio minuziosamente ogni ospite, non è un trattamento riservato solo a lei. E’ una questione di abitudine. Mi piace sapere con chi ho a che fare”
“Capisco” sussurrò.
Era piacevole quel tono remissivo e goffo.
Ripensandoci non era necessario metterlo a disagio ulteriormente, quel uomo era tutt’altro che pericoloso per la sua posizione.
“Venga, stanno per servire gli antipasti” disse affabile facendo segno all’uomo di seguirlo a tavola.
Si sedette all’estremità opposta del Conte su una poltroncina che poteva assomigliare ad un semplice trono rifoderato in velluto.
Era comodo.
La tavola era ricoperta da una candida tovaglia con ricami floreali che convergevano al centro in un tondo all’interno del quale vi era disegnato un variopinto pappagallo.
L’argenteria brillava.
Era tutto rifinito nei minimi dettagli.
Una cameriera anziana portò un centrotavola con all’interno vari fiori dai colori più accesi sicuramente non originari del luogo poteva quasi affermare con sicurezza che fossero equatoriali.
Un’altro domestico portò una bottiglia di vino che servì prima al padrone di casa, che confermò la scelta, poi all’ospite.
Venne servita la prima pietanza:
una tartina dal leggero colorito, aperta al centro in modo che potesse assomigliare ad un fiore sbocciato, con una salsina verde, probabilmente di verdura, a lato, posta come una solitaria foglia.
Guardò a lato del piatto e crollò nel panico.
Quale forchetta doveva afferrare?
Borbottò sommessamente.
Cercò con lo sguardo un aiuto intorno.
“Non gradisce le verdure, ispettore?”
“No, no, assolutamente” rispose agitato e ne approfittò per vedere quale aveva scelto il Conte.
Ebbe fortuna e riuscì ad individuarla.
Non era abituato a tali cerimonie, così decise che avrebbe aspettato che fosse sempre il Conte ad indicargli inconsciamente il da farsi.
Sasuke sorrise.
Se avesse voluto poteva essere più crudele ed aspettare che fosse il goffo ospite a fare la prima mossa, ma ebbe misericordia di lui e lo salvò dal sicuro imbarazzo.
Si portò la forchetta alle labbra e assaggiò.
Buonissima.
Evidentemente il padrone di casa aveva un buon cuoco.
Anche se pensandoci sarebbe stato insensato che uno, che può permetterselo, non abbia un eccellente chef.
A maggior ragione un conte.
Affondò di nuovo la forchetta nella tartina insaporendola con la salsa
“E’ di suo gradimento?”
“Assolutamente, è ottimo” rispose ritrovando il buon umore.
“Godetevelo, allora” sussurrò appena, sorridendo.
***
Due colpi precisi affondarono nella goda dell’ignara preda.
Il ragazzo cadde all’indietro senza emettere il minimo suono.
Purtroppo il piano non era andato come aveva sperato.
Non aveva tenuto conto che doveva colpire un’arteria, non una vena.
Aveva calcolato nei minimi dettagli tutto: la profondità, la distanza, la grandezza.
L’unica cosa che gli era sfuggita era che colpire un’arteria comportava uno schizzo di sangue non facilmente gestibile.
Il corpo umano è composto da vene ed arterie.
Le prime se lacerate causano una fuoriuscita di sangue lenta, le seconde emettono degli schizzi legati al ritmo cardiaco e quindi la fuoriuscita è più veloce.
Così aveva dovuto ogni volta cancellare le tracce lasciate dal getto.
Il resto del sangue era riuscito a raccoglierlo in una fiaschetta.
Si caricò il ragazzo su una spalla e lasciò velocemente il paese dirigendosi per l’ennesima volta nel bosco.
Un’ombra veloce si mosse dietro di lui.
Si voltò di scatto e quel che vide fu solo un lembo di cappotto che spariva dietro un angolo.
Non ci pensò due volte.
Lasciò cadere il corpo del ragazzo e seguì il testimone che stava scappando verso il centro.
Doveva raggiungerlo prima che vi arrivasse, altrimenti non sarebbe più riuscito a prenderlo.
Lui sapeva chi era; lo aveva visto uccidere.
Da quanto tempo lo stava seguendo?
Aveva visto tutti e quattro gli omicidi?
La preda aveva girato l’angolo, era a cinque metri da lui.
Alfred prese una scorciatoia.
Doveva riuscire a precedere quella figura.
Fece scivolare fuori dal cappotto il punteruolo.
“Non puoi sfuggirmi” sussurrò al buio.
***
Girò l’angolo e poi voltò anche al successivo.
Con la coda dell’occhio guardò dietro di sé.
Il suo inseguitore era sparito.
Probabilmente aveva preso una scorciatoia e aveva deciso di precederla.
Voltò alla successiva viuzza, senza smettere di correre.
Girò l’angolo e appoggiò la schiena al muro, per riprendere fiato.
Doveva averlo depistato.
Per paura che volesse precederla, aveva cambiato strada più volte.
Non era possibile che fosse riuscito a seguirla.
Prese un profondo respiro e cominciò, rimanendo sempre vigile, a prendere la strada per tornare a casa.
Avrebbe raccontato tutto all’ispettore, il giorno seguente.
Per il momento era più prudente tornare a casa.
Quando voltò per l’ennesima volta l’angolo, una figura calò dal tetto.
Fece appena in tempo ad abbassarsi per schivare la lama.
Le sfuggì un grido che sembrò spaventare in un primo momento l’anziano uomo.
Si rialzò per riprendere la sua corsa, ma venne spinta con forza contro il muro opposto.
Il punteruolo calò rapido verso di lei.
Riuscì in tempo a deviare appena il colpo.
Le si piantò nel collo, ma schivò l’arteria.
Il sangue cominciò lento a macchiarle i vestiti.
Era caldo, vitale.
Cercò di gridare, ma il solo respirare le era difficoltoso.
L’assassino tentò un secondo colpo, ma anche questo venne deviato, piantandosi a pochi centimetri dal suo collo.
La vista le si offuscava, i muscoli si lamentavano dell’eccessivo sforzo.
Allo stremo lanciò un grido.
La lama ripiombò su di lei ma si fermò a pochi centimetri dal suo petto.
Sopra le loro teste si era accesa una luce.
L’anziano sembrava terrorizzato.
Dei passi affrettati si stavano dirigendo verso di loro.
L’assassino, stranamente troppo veloce, si dileguò.
“Oh mio Dio!!” esclamò il suo salvatore, che immediatamente la circondò con le proprie braccia.
La ragazza cercò con le poche forze rimaste di segnare sulla neve il nome dell’assassino, ma quella stretta attorno a lei le impediva di muoversi
“Stai calma andrà tutto bene“.
Quella voce.
Alzò lo sguardo verso il suo protettore.
Le si gelò il sangue.
E così in mezzo alla neve, senza che i soccorsi potessero fare niente, Ino si spense.
***
“Dunque, ispettore. Come le è parsa la cena?” chiese il Conte passandosi il tovagliolo sulle labbra serafiche
“Magnifica. Magnifica, Conte” rispose gioviale l’ispettore per l’eccellente cena e per gli sguardi meno freddi e taglienti del padrone di casa
“Mi fa piacere” disse muovendosi verso il salotto seguito dall’ospite.
“Dolores, servici del tè. O preferisce del caffé?”
“No, no. Va benissimo il tè, grazie” per quanto preferisse di gran lunga il caffé, non gli pareva il caso differire dal Conte.
La cameriera venne licenziata e i due rimasero soli.
“Mi perdoni la curiosità.” avanzò il moro “Ha qualche novità riguardo l’assassino e gli omicidi? Sempre che ne possa parlare”.
Il tono di quel ragazzo faceva intendere che non gliene importava assolutamente niente se ne poteva parlare o meno, lui voleva sapere, e voleva sapere adesso.
“Altro che curiosità. Tu vuoi sapere se hai la schiena coperta, bastardo” pensò una minuscola parte della sua coscienza, timoroso che quel ragazzo potesse leggergli il pensiero.
“Purtroppo al momento non abbiamo scoperto gran che… e poi l’altro giorno è stato ritrovato anche un altro cadavere: la signorina Margaret Green. Povera signora Green non ha retto al dolore” disse sconsolato
“Cosa vuol dire?” chiese il Conte ad un tratto curioso
“Dovete sapere che dopo il funerale, la povera donna andava tutte le mattine al cimitero, fino a stamattina” e la sua voce si spense, per riprendere fiato.
Se avesse alzato lo sguardo avrebbe visto il Conte pendergli dalle labbra desideroso di sapere di più.
“Si è impiccata in casa. Terribile”
“Fantastico” sussurrò il padrone di casa
“Prego?”
“No, niente. Concordo con lei. E’ una cosa terribile” e si appoggiò allo schienale.
L’ispettore sembrava turbato
“Posso farvi una domanda, Conte?”
“Se è in mio potere risponderle”
“Mi chiedo come possa una persona detestare a tal punto la propria vita”.
Sasuke comprendeva a fondo la scelta di quella donna.
Un dolore interno cominciò a riaffiorare.
Prese fiato, come se ciò che stesse per dire fosse difficile da pronunciare, perchè avrebbe significato rivelare una parte di sé.
“Quando una persona cara ti viene strappata, ti rendi conto di quanto era importante per te. Comprendi che ogni scelta che hai sempre fatto era condizionata dalla sua esistenza. Capisci che lei era una delle tue ragioni di vita. Così ti chiedi: Che cosa farò adesso? Il motivo che ti spingeva ad andare avanti, non c’è più. In quel momento ti rendi conto di quanto sia misera la tua vita e fragile. Davanti a te si parano due scelte: morire per raggiungere la persona che ti dava uno scopo, o sopravvivere per creartene un altro. Non esisterà mai niente che possa prendere il posto di ciò che hai perso, ma può esistere una ragione per cui, forse, non vale la pena morire. Ci sono persone che non reggono il dolore e desiderano fortemente cessare la propria esistenza con la speranza che la propria sofferenza venga placata. Ci sono persone che invece si aggrappano fortemente con le unghie alla vita fiduciose di poter trovare una nuova meta.
Non sono sicuro di riuscire a giudicare sbagliata l’azione di quella donna. Ognuno ha il diritto di fare le proprie scelte anche in base alla propria forza non solo ai doveri ed obblighi. Se ha scelto di privarsi della vita e perchè nessuno le ha fornito un buon motivo per sopravvivere. Nessuno le era affianco per sorreggerla”.
L’ispettore non aveva cessato un attimo di guardare il giovane.
In cuor suo sapeva che quelle parole non erano un semplice sermone, ma sentimenti provenienti da dentro.
Sapeva benissimo che il Conte si era trovato in quella situazione e inconsciamente si ritrovò a pensare:
Chi ti ha salvato? Chi ti ha dato una ragione di vita?
Abbassò gli occhi e ripensò ai sentimenti che dovevano aver invaso il moro, ai ricordi dolorosi che la sua domanda doveva aver fatto riaffiorare.
“Non so se la mia risposta l’ha soddisfatta” una voce insolitamente dolce e rassegnata lo risvegliò
“Non l’avevo mai vista in questo modo. Io ho sempre giudicato il suicidio sbagliato a priori. Ma, mi sono accorto che vi possono essere eventi che possono profondamente cambiare una persona, e quelli vanno considerati. Religiosamente parlando è in mio dovere non accettarlo e condannarlo, ma umanamente non posso evitare di essere esitante nel giudicare. Devo ammettere che il vostro discorso mi ha creato forti dubbi”
“Mi dispiace non era mia intenzione” disse sincero
“No, non dovete. E’ giusto così, credo”.
Un servo si diresse veloce verso il Conte e gli sussurrò qualcosa all’orecchio.
“Fatelo entrare” ordinò perentorio.
Il servo scomparve veloce come era entrato.
“Qualcuno desidera parlare con lei” annunciò e appena ebbe finito rientrò il servo con a seguito un ragazzo con un buffo codino.
“Shikamaru!” si lasciò fuggire sorpreso.
“Ispettore, l’assassino ha colpito anche stanotte, siamo quasi riusciti ad intravederlo” riassunse in breve.
“Vi lascio soli” disse il Conte visibilmente irritato per la mancanza di rispetto del giovane nei suoi confronti.
Shikamaru parve comprendere e si affrettò a cercare, almeno, di riparare
“Buona sera Conte, sono mortificatissimo di non averla salutata prima. Avevo così tanta fretta di fare rapporto che ho dimenticato le buone maniere. Non c’è cosa che possa fare per riscattarmi. Mi vergogno terribilmente” e si chinò a tal punto che la schiena poteva essere perfettamente parallela al suolo.
Il Conte pareva compiaciuto, fece un cenno con la testa e poi lasciò la sala.
“Raccontami cos’è successo?” chiese curioso ed ansioso l’ispettore.
Il giovane spiegò tutto al suo superiore, mentre orecchie molto attente seguivano il loro dialogare.
“Così alla fine non sappiamo chi è l’assassino?” chiese
“No, purtroppo. Ma possiamo eliminare uno dei principali indiziati” disse alludendo al Conte.
Allusione che fu colta.
“Ino è morta?” chiese con voce tremante
“Sì”.
L’ispettore assentì.
Fermò un servo che stava passando di lì
“Chiama il tuo padrone”.
Il servo senza proferire parola si allontanò.
Il Conte apparve poco dopo.
“Sono mortificato che questa piacevole serata debba finire qui. Ma ci sono stati degli sviluppi e devo andare”
“E’ in vostro potere andare”
“Non vi interessa sapere?” chiese leggermente deluso, mentre Shikamaru lo guardava sorpreso
“Mi farebbe assai piacere sapere delle novità, ma non si metterà nei guai?” indicando Shikamaru
“No” rispose sollevato “sono stati uccisi altri quattro ragazzi con la stessa modalità a parere del medico legale, anche se ha affermato che i fori sono un poco più profondi, forse, sempre a suo parere con cui però concordo, perchè sta diventando più abile e vuole essere sicuro di uccidere le sue vittime”
“Mi pare prudente” concordò il padrone di casa
“Infatti. Tuttavia i suoi progetti non sono completamente riusciti. Una testimone ha visto l’assassino e ha scombussolato i suoi piani. Purtroppo però non è sopravvissuta all’aggressione” e concluse il suo racconto.
“Perdoni la mia curiosità. Sbaglierò, ma mi sembrava contento che l’assassino fosse stato beccato”
“Infatti”
“Ma non avete detto che l’unico testimone è stato ucciso? E’ forse riuscito a rivelare l’identità? O non era l’unico testimone?” era contento che il Conte fosse così curioso di sapere
“No, purtroppo niente di questo. L’identità è ancora un mistero. Ma la cosa importante è che abbiamo scombussolato i suoi piani. D’ora in poi per agitazione, commetterà sempre più errori” disse “E cosa più importante abbiamo scoperto che è umano” ma questo non lo disse.
Le maledizioni, gli spettri e i demoni hanno sempre avuto una cattiva influenza sulle persone ed ora che era stato dimostrato che era una persona in carne ed ossa, la strada pareva essere in discesa.
“Capisco. quindi io…”
“Siete eliminato dalla lista dei sospetti. Ehe..” rise nervosamente ” avete me come alibi” spiegò
“Mha va?” pensò sorridendo il Conte.
“Molto bene. Ora vi devo salutare” e strinse la mano del moro facendo un leggero inchino.
Il grosso portone venne chiuso dietro ai due ospiti che si affrettavano verso la carrozza.
Il Conte si girò e imperiosamente gridò:
“Dov’è Alfred?”.
I servi tremarono. Nessuno osava rispondere. Chi aveva gli occhi puntati a terra, chi aveva gli occhi chiusi.
“Allora?” ruggì furioso.
Un servo cominciò a parlare, ma ciò che uscì furono balbettii senza senso.
Il Conte gli afferrò il mento fra indice e pollice e lo obbligò a guardarlo.
Iridi rosse lo arsero vivo, mentre un colpo delle nere ali sbatterono tutti i servi a terra.
“Che sia condotto nella mia stanza” e prima di sparire su per le scale, precisò
“Prima che sorga il sole o riserverò a voi la sua atroce fine”.
E il Conte sparì lasciando dietro di lui solo una piuma nera a testimoniare il suo furente passaggio.
***
Anche questo cap ultimato!!!
Dai oggi sono stata brava l’ho fatto bello lungo!!
Bacione
ti prego continua a scriverlo!!!
pubblica l’ altro capitolo !!! sto morendo dalla voglia di leggerlo
Nooooo.volgio sapere cm continua.please!(se no t scateno il mio vecchio amico alfred!ske) cmq bella storia!
già te prego contenua!!!
e poi cm facciamo senza uno Yaoi cm questo!!!
(ciò sasuke difianco e vule k continui se no kisto se suicida! aiuto!!!) XD a parte gli skerzi… continua!!!
UAU!!!!!! Non trovo migliori parole per descrivere questa storia!!!! Continua così!!!
bello bello….ma non parla di naruto?!
cmq wow wow bellissssssimo
a dire la verità non ho capito la storia di sakura
Nyaaaaaaa!?
continua continua please…
continua così nonnetto siamo tutti con teeeeeeeeeeeeeee
YUHUUUUUUUUUUUUUU
Io non ho capito nulla.. -.-”