Capitolo 1

Capitolo 4

Tic Tic Tic

Cos’era quella strana sensazione di bagnato?

Tic Tic Tic

Dove si trovava in quel momento? Shuichi Shindou sentiva sotto di sè il pungente freddo del pavimento, l’umidità che come tanti spilli gli bucava la pelle.

Lentamente riuscì ad aprire gli occhi incontrando così la penetrante luce di quella stanza.

Tic Tic Tic

Ora ricordava il motivo per cui era stato costretto ad aprire gli occhi. La curiosità lo aveva spinto a farlo per sapere che diavolo era che infastidiva il suo sonno. Così alzò gli occhi al soffitto della stanza, notando le impertinenti goccioline che cadevano sul suo esile corpo.

Ancora non aveva realizzato dove fosse, così si guardò un po’ attorno e ciò che vide gli riportò alla mente che cos’era successo qualche ora prima. Le sbarre di ferro confermavano che ciò che aveva fatto era stato commettere un omicidio.

Nella sua mente scorrevano quelle terribili scene, con l’aggiunta della voce della vittima che gli gridava ‘Assassino…’.

“Ma che diavolo ho fatto?” si guardò le mani colpevoli, portandosele al viso per la vergogna. Aveva ucciso un uomo e maniaco o no che fosse, era pur sempre un uomo.

Chissà cosa avrebbe pensato adesso Yuki di lui? Aveva ucciso il suo sensei, come avrebbe potuto guardarlo in faccia adesso?

Adesso. Che parola grossa che aveva pensato! Non ci sarebbe più stato un adesso, non ci sarebbe più stato un poi… era in prigione, nessuno gli avrebbe evitato quella pena, neppure una stupida cauzione, che poi nessuno avrebbe mai pagato. Almeno non Seguchi Tohma, -che era l’unico da avere abbastanza soldi per farlo- lo detestava e averlo fuori dai piedi per lui era un piacere.

Avrebbe dovuto abituarsi a quella umida cella, ormai sarebbe stata la sua ‘dimora’. Non avrebbe più rivisto i suoi amici, non avrebbe più rivisto Yuki. Yuki. Quanto avrebbe desiderato poterlo rivedere negli occhi?

Tic Tic Tic

Il rumore incessante delle gocce lo riportò alla realtà, così, notò che dall’altra parte delle sbarre si trovava un poliziotto che si apprestava ad entrare nella cella. Si soffermò ad osservare la dura espressione dell’uomo, dalla quale non trapelava nessuna emozione al di fuori del disprezzo.

‘Assassino…’ Shuichi si portò le mani fra i capelli tentando di urlare, anche se dalla sua bocca non uscì altro che un gemito strozzato.

“Ragazzino! Voglio chiarire che non sono qui per farti uscire. Ciò non accadrà mai, dato che hai ucciso un uomo.” Shuichi si ricompose un po’ e si fece forza “Cosa… cosa mi accadrà?” nei suoi occhi albergava la paura per ciò che gli sarebbe accaduto e che non conosceva.

“Prima di tutto ti devo interrogare. Bada bene di dirmi la verità, è l’unica cosa che puoi fare… mentire non ti servirà a nulla!” la mano dell’uomo si posò sul nero manganello che penzolava dai suoi pantaloni.

“Allora? Vuoi raccontarmi com’è andata?” Shindou serrò le labbra, non aveva voglia di rivivere quell’orribile scena. Stette interminabili minuti in silenzio, troppi per il carceriere che non ci mise molto a prenderlo per i capelli e strattonarlo verso di sè.

“ALLORA?! Non abbiamo tutto il tempo che pensi! Avanti, parla o sarò costretto a farti parlare io. Il che non ti conviene affatto.”

Gli occhi di Shuichi iniziarono a riempirsi di lacrime, quell’uomo lo avrebbe torturato fino a che non avrebbe esposto i fatti, quindi si decise a parlare.

“Io… mi sono difeso… ho difeso Yuki. Non volevo ucciderlo, è stato un incidente…” il poliziotto aggrottò le sopracciglia, non gli piaceva che la gente lo prendesse in giro, così fece forza col la mano stringendo e tirando sempre più forte. Un tonfo, ciocca fucsia fra le dita.

“Ragazzino impertinente! Ti ho appena detto che ti conviene dirmi la verità. Non sei per nulla intelligente!” Shuichi si alzò di scatto aggrappandosi alla stoffa della divisa dell’uomo e implorandolo di credergli.

“NON TOCCARMI!” un calcio raggiunse il volto del vocalist dei Bad Luck, che cadde all’indietro mentre il sangue iniziava a colargli dalle labbra.

“Questo è il sangue di un assassino!” gridò il carceriere sempre più infuriato.

Questo è il sangue di una vittima!

“Ora alzati e riprendiamo!” Shuichi fece forza con le braccia per tirarsi su, ma non ci riuscì… “N-Non… ce la faccio…” il poliziotto si accucciò davanti al ragazzo dolorante.

Prese il nero manganella fra le mani e lo posò delicatamente sulla guancia di Shindou che rabbrividì.

“Non ce la fai?” nessuna risposta, aveva troppa paura di rispondere in modo sbagliato, troppa paura della violenza che poteva scaturire quell’uomo troppo più forte di lui.

Irritato dall’attesa, spinse con più forza l’oggetto contro la pelle del ragazzo che gemette dal dolore.

“Mi fai quasi pena!” a quelle parole Shuichi si raggomitolò su se stesso iniziando a tremare. L’uomo iniziò a colpirlo con quel duro oggetto ferrato, provocando un dolore atroce ad ogni parte del corpo che gli colpiva.

Pian piano che il tempo passava e che veniva colpito, Shuichi non si sentiva più nessuna parte del corpo, non sentiva neppure più il dolore, voleva solamente perdere i sensi e mettere fine a quell’incubo.

Alla fine, dato che non era riuscito ad ottenere niente, l’uomo se ne andò dalla cella bestemmiando e lasciando il ragazzino abbandonato a se stesso, sporco del suo stesso sangue.

Tic Tic Tic

Adesso era il sangue a produrre quel rumore fastidioso, pareva non volerlo lasciare in pace.

Nel frattempo, alla NG Pro. si trovavano i Bad Luck in compagnia di K e Sakano-san, tutti afflitti per l’accaduto. Non potevano credere che Shuichi sarebbe arrivato a tanto pur di proteggere Yuki e invece, era arrivato ad uccidere pur di proteggerlo.

“Io lo so che non è colpa sua… che è stato costretto a farlo…!” Hiroshi non riusciva a pensare al suo amico chiuso in una prigione, voleva portarlo via di lì.

“Si Nakano-kun, hai ragione. Non l’avrebbe mai fatto se non ne fosse stato costretto ma… alla gente non importa! Per i poliziotti Shuichi è un assassino.” il ragazzo sbatté i pugni sul tavolo in preda alla rabbia e la preoccupazione.

“K-san… non c’è alcun modo per tirarlo fuori?” “Si, il modo c’è, quella infatti è l’ultima delle mie preoccupazioni…” Hiro spalancò gli occhi, sperò con tutto se stesso che il manager non stesse pensando alla sorte dei Bad Luck in un momento simile, ma le sue supposizioni non tardarono ad arrivare.

“Shuichi non è più nei Bad Luck!” “COME PUOI PENSARE AL GRUPPO IN UN MOMENTO SIMILE?!” lo sguardo di K divenne infinitamente triste “Non è quello cioò a cui mi riferivo. Secondo te come la prenderà Shuichi appena scoprirà che Tohma l’ha cacciato? Sarà un duro colpo! Oltre che dimenticare ciò che è accaduto deve superare anche il fatto che il suo sogno è stato infranto!”.

Hiro annuì e si scusò col manager che gli sorrise, comprendeva quanto fosse in pena per Shindou.

Tic Tic Tic

BASTA! Non ne poteva più, quel rumore gli stava dando alla testa, era certo che sarebbe impazzito prima della fine.

Tentò di sollevarsi con le braccia, ma nuovamente ricadde sul freddo pavimento insanguinato. Si faceva schifo, era in delle condizioni orribili. Quell’uomo lo aveva conciato davvero male ed era sicuro che non sarebbe stata neppure l’ultima volta che lo avrebbe fatto.

Aveva visto benissimo il suo sguardo soddisfatto ed eccitato mentre lo colpiva e tutto ciò gli aveva fatto ribrezzo.

Ecco il vero carnefice. Ecco la vera vittima.

Lentamente calde lacrime si fecero strada sul suo volto, si sentiva davvero distrutto in quel momento che sarebbe durato un’eternità. Avrebbe voluto scomparire. Avrebbe voluto essere creduto. Avrebbe voluto che quello fosse solamente un incubo.

‘Yuki… salvami… portami via ti prego…’ .

Quel suo pensiero fu l’ultimo prima che perdesse nuovamente i sensi e nella stanza l’unico rumore che si poteva sentire era lo sgocciolìo d’acqua accompagnato dal respiro pesante di Shuichi.

Tic Tic Tic

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