Emanuela Pacotto canta in giapponese
Emanuela Pacotto, iDOL, spettacolo portato a Lucca Comics and Games

Intervista a Emanuela Pacotto – doppiatrice

Emanuela Pacotto, diplomata all’accademia d’arte dei filodrammatici, è attualmente una delle doppiatrici italiane più richieste. Tra i personaggi  più carismatici del mondo anime, presta la voce a Nami di One Piece e a Bulma di Dragon Ball ma anche a Barbie negli omonimi film e a Inoue Orihime in Bleach: memories of nobody e a molti altri noti personaggi. È stata inoltre uno dei doppiatori invitati all’importante show Japan Anime Live tenutosi nel 2010 e che ha toccato diverse città italiane. A Nanoda siamo orgogliosi di essere riusciti ad ottenere questa intervista a Emanuela Pacotto – doppiatrice ma anche scrittrice, cantante, attrice…

Intervista a Emanuela Pacotto – doppiatrice

C’è stato qualche personaggio che ha doppiato di cui non ha condiviso alcune scelte o atteggiamenti?

Direi di no! Ogni personaggio in ogni percorso narrativo è un po’ un archetipo di noi esseri umani per permetterci di riconoscerci e quindi di empatizzare con loro. A ognuno di noi nella vita è capitato di fare scelte sbagliate o di avere atteggiamenti antipatici e questo magari ci ha portato a commettere errori, ad allontanare un amico ma allo stesso tempo abbiamo imparato qualcosa e siamo cambiati. In un racconto nulla succede mai per caso e tutto serve a rendere più interessante e più umano il personaggio.

Come ci si prepara per rendere al meglio la personalità, le emozioni di un personaggio attraverso la voce?

Non ci si può preparare. Il lavoro del doppiatore è un po’ “improvvisazione”. Arrivi al turno di doppiaggio, entri in sala, metti la cuffia, apri il copione, il video parte e scopri cosa succede al tuo personaggio. Per cui l’unica arma che ho è quella di abbandonarmi al mio personaggio e lasciare che sia lui a guidarmi, mettendo a sua disposizione tutta la mia professionalità, la mia esperienza e la mia sensibilità. Ha già fatto tutto lui, che sia un essere umano o un cartone animato è già tutto li, bisogna solo comprenderlo e seguirlo.

A volte, come ospite dei festival a tema comics & games, canta le sigle in giapponese dei cartoni animati. Quanto secondo lei è importante conoscere la cultura natia dei prodotti anime nel suo lavoro?

Siamo sinceri, se sei lontano da quel tipo di cultura, se non sei un pochino “nerd” probabilmente un anime può risultare un “incomprensibile, roba da matti”. Negli anni ’80 era oggettivamente difficile reperire informazioni ma oggi, grazie a internet e alla diffusione globale, anime e manga fanno sempre più parte anche della nostra cultura di “base”. Comunque è innegabile che dopo essere stata in Giappone il mio approccio al doppiaggio degli anime è cambiato. Quando vivi quei posti, quelle città, quei paesaggi così ancora ricchi della magia, del fascino, del mistero di quella cultura, ti rendi conto che un “anime” non è semplicemente un cartone animato ma il risultato di tutto quel mondo e l’approccio con cui doppio Barbie o i Pokemon è completamente diverso.

Intervista alla doppiatrice Emanuela Pacotto
Emanuela Pacotto, non solo doppiatrice

Nella sua brillante carriera ha dimostrato grande versatilità artistica (doppiatrice, attrice, scrittrice, cantante), quale attività l’ha messa in difficoltà richiedendole magari maggior studio e approfondimento e in quale invece si sente più a suo agio?

Probabilmente recitare e doppiare sono le cose che mi vengono più facili ma solo perché le faccio tutti i giorni. Per il resto quando mi trovo di fronte ad una nuova esperienza l’affronto sempre con il massimo rispetto, impegno e professionalità per cui quando per esempio ho deciso di mettermi alla prova con il concerto di sigle in giapponese “iDOL”, mi sono messa a studiare, tutti i giorni, per mesi ed è stato impegnativo ma bellissimo. E quando, pur non essendo un’autrice, ho deciso mettermi a scrivere, l’ho fatto perché era l’unico modo per poter dire quello che avevo da dire. Per me sono solo modi diversi per esprimermi. Mettersi in “gioco” fa parte della mia natura perché amo le sfide e ogni nuova sfida rappresenta per me un fondamentale processo di crescita professionale e personale.

Partecipando  al Japan anime live ha visto diversi generi di spettacolo legati agli anime (teatro, concerti, arti marziali…). Cosa manca secondo lei qui in Italia per focalizzare l’attenzione sugli anime? Cosa soprattutto avrebbe particolarmente successo?

Come dicevo prima,  gli anime ormai fanno parte della vita di molti di noi. Quasi tutti sanno chi sono i Pokemon. E credo che se arrivassero in Italia i “musical” di Bleach e Naruto, dei quali ho potuto ammirare degli estratti durante la mia partecipazione al Japan Anime Live, sono sicura che avrebbero un ottimo riscontro anche da noi. Il Japan Anime Live è stato il primo grande spettacolo presentato fuori dal Giappone ed è andato bene. Forse ci vorrebbe un produttore abbastanza coraggioso (e molto “nerd”) da osare ancora di più. Se pensiamo che colossi come Prime Video e Netflix ormai hanno canali dedicati agli anime e catene internazionali di abbigliamento come Celio e Bershka fanno collezioni limited edition dedicate a Dragonball e a Naruto che vanno a ruba, beh direi che l’invasione degli anime è ormai irreversibile!

Qual è stato l’incontro che l’ha colpita di più al Japan Anime Live tra le diverse personalità che ha visto “in campo” tra attori, cantanti, doppiatori?

I doppiatori che abbiamo incontrato erano colleghi tedeschi e francesi ma indiscutibilmente i migliori eravamo noi doppiatori italiani. Sono rimasta invece colpita dalla bravura e dalla professionalità degli attori-cantanti e dei ballerini-atleti che facevano sembrare salti ed evoluzioni la cosa più facile del mondo. Tutti giovani e tutti bravissimi. Erano tantissimi ma tutti preparati, precisi, professionali, in una parola “giapponesi”. Ma forse quello che ancora di più mi ha colpita è stata la musica dal vivo. Sappiamo che le colonne sonore degli anime sono straordinarie, dei veri e propri capolavori e vedere l’orchestrata dal vivo con il famoso DJ J-rock Daisuke Asakura e il cantante Piko è stata un’emozione speciale. Due artisti straordinari così lontani dalla musica occidentale e così meravigliosi anche nel loro look e nel loro modo di fare spettacolo. Ogni sera ascoltarli era una grande emozione. E non potrò mai dimenticarmi come driblando il manager di Piko sono riuscita a coinvolgerlo in un duetto improvvisato sulle note di “Blue Bird”!

Favolananna di Emanuela Pacotto
Favolananna è un libro della buona notte edito da Poliniani

Può parlarci del suo nuovo libro Favolanna?

Nuovo, primo e per il momento unico libro! La Pacotto “autrice” non si era ancora vista! E’ un progetto che racchiude 12 fiabe scritte da me qualche hanno fa. Nate in realtà come video per il mio canale YouTube, grazie al fortunato incontro con l’editore Corrado Polini, si sono trasformate in un libro. Libro pubblicato da Poliniani con le bellissime illustrazioni di Michela Frare. Il tutto è partito dall’esigenza di trasmettere dei messaggi, di richiamare l’attenzione su tante piccole cose. Senza dare soluzioni, senza esprimere giudizi, ma con l’intento di far riflettere. E’ un libro apparentemente per bambini ma che in realtà va a toccare le corde del bambino che è in ognuno di noi. E mi piace immaginare tante mamme e papà che torneranno a raccontare una Favolananna ai loro figli prima di addormentarsi. Perché le cose si possono cambiare partendo da un piccolo gesto… d’amore. Devo ancora abituarmi all’idea di “vestire” i panni dell’autrice ma come in ogni “Favolananna” che si rispetti, anche questa sfida si sta trasformando in una nuova bellissima esperienza.

Intervista alla doppiatrice Benedetta Ponticelli – Nanoda

Veronica Zanini
Nata a Venezia il 23 gennaio, è diplomata al liceo classico Marco Foscarini (VE) e laureata in Scienze Religiose con indirizzo specialistico in bioetica. Lavora come insegnante di religione alla scuola primaria dell'istituto D. Manin di Ca’Savio e collabora come guida all'isola di San Lazzaro degli Armeni (VE). E' uno dei fondatori dell'associazione culturale Gremio di Bioetica. Ha scritto per la rubrica di Gente Veneta "Lo splendore della vita", per ProVita&Famiglia e fatto parte come articolista esterna del giornale digitale Orwell.live pubblicando per la rubrica di cultura. Negli anni ha tenuto alcune conferenze sul transumanesimo e il postumanesimo (tema in cui è specializzata) di cui una in collaborazione con la genetista Daniela Turato, recensita anche per Avvenire.