Lucca Comics 2019: Intervista a Suehiro Maruo

Ed ecco l’ultima intervista che avevamo da parte da Lucca Comics & Games 2019, fatta durante la una conferenza con Maruo Suehiro, ospite di Lucca Comics & Games grazie a Coconino Press.


In che modo il suo lavoro si rapporta a quello dei suoi colleghi? Avete modo di confrontarvi?

Maruo: Sono una persona molto riservata, di poche parole. Non ho quasi mai ho modo di parlare con i miei colleghi e di confrontarmi direttamente.

Quali sono gli autori che sono stati importanti per la sua formazione?

Maruo: Ci sono tantissimi autori sia nel mondo del cinema che dei manga, e sono così tanti che non riuscirei mai a elencarli tutti.

L’anno scorso Lucca comics ha ospitato un’altro grande maestro dell’horror, Junji Ito. Conosce il sensei Ito e cosa ne pensa delle sue opere?

Maruo: È un po’ difficile rispondere perché non ho letto opere del sensei Ito.

Volevo chiederle che rapporto ha col fumetto occidentale? Lo legge e crede ci sia qualcosa che abbia influito sul suo lavoro?

Maruo: Purtroppo non conosco molto dei fumetti occidentali, conosco solo alcuni, come Moebius ed alcuni altri autori di cui purtroppo non ricordo il nome.

Ci può raccontare di come è entrato nel mondo del manga e se quand’era piccolo pensava di fare questo mestiere?

Maruo: Da piccolo avevo deciso che sarei diventato un professionista del mondo dei manga. Crescendo mi sono accorto che non ho mai avuto quello che i giapponesi considerano “un lavoro serio”, ovvero un lavoro fisso da impiegato.

Il Vampiro che Ride| Recensione| Suehiro Maruo | Coconino Press ...

Lei ha ambientato la maggior parte dei suoi lavori nel Giappone del passato, negli anni ’20 e negli anni ’30 oltre al periodo della seconda guerra mondiale, mentre “Il Vampiro che Ride” è ambientato nel Giappone contemporaneo, portando il mito del vampiro nel presente. Come mai questa scelta di mettere un vampiro nel mondo di oggi?

Maruo: Avevo voglia di ambientare una storia nell’epoca contemporanea. Finalmente ho avuto l’occasione grazie alla mia casa editrice di farlo ne Il Vampiro che Ride.

Riguardo la sua tecnica e al suo metodo di lavoro, lei è stato paragonato a de Sade, un autore che scriveva in maniera ossessiva e minuziosa i particolari. Anche nelle sue tavole dove ritrae gli ambienti naturali, le case, ma soprattutto la natura e le piante sono descritte come fosse un’erbario, con dettagli minuti.
Come lavora, come si documenta, quanto tempo le porta via una tavola che mostra una natura così dettagliata?

Maruo: Spesso prendo degli artbook o altro per documentarmi, senza badare a chi abbia disegnato cosa, prendo semplicemente l’immagine. Ho tanti libri di litografie occidentali. Ad esempio anche un insetto lo trovate disegnato con i peli sulle zampe. A volte per delle tavole vanno via intere giornate. Utilizzo un pennino, chiamato Marupen, con cui si possono ottenere linee per il chiaroscuro molto interessanti.

Il vampiro che ride: un predatore notturno in un mondo di mostri ...

Ha mai letto qualche opera del Marchese de Sade e magari ha intenzione di adattare qualche sua opera in un fumetto?

Maruo: Sì, mi piace tanto e un giorno vorrei adattare qualche sua opera, come Justine.

Sappiamo che è un grande appassionato di musica e anche di band occidentali, questo in qualche modo la ispira, nel suo lavoro? Ascolta qualcosa mentre di segna e se sì, che cosa?

Maruo:Credo che sia una musicista inglese (Jocelyn Pook), presente nell’ultimo film di Stanley Kubrik, Eyes Wide Shut.

Tornando a Il Vampiro che Ride, mi interessa quanto nella concezione dell’opera c’è della cultura occidentale, visto che ovviamente il vampiro è un classico occidentale, mentre quanto c’è del folclore giapponese?

Maruo: Culturalmente, sono più vicino all’occidente europeo, che non a quello americano. In giappone usiamo il termine “kyugetsuki”, che vuol dire “demone che succhia sangue”, ma si usa molto anche la parola inglese “vampire”, per cui se uno usa quest’ultima si comprende subito di cosa si sta parlando, mentre usando quella giapponese, il pubblico non collega subito alla visione del mostro che avete in europa. Nel mio caso, ho cercato di non pensare subito alla cultura occidentale per il pubblico giapponese. Mi piacciono i film di Carl Dreyer, per cui mentre lavoro spesso li guardo.

Ci può parlare della sua routine quotidiana di quando disegna? C’è qualcosa di particolare che fa? Ad esempio ci sono alcuni più ispirati a disegnare di notte, o sentendo musica o vedendo la televisione.

Maruo: Devo ammettere che vivo in una maniera molto normale, mi alzo verso le 8:00, faccio colazione e inizio a lavorare e non lavoro a lungo per tutto il giorno, normalmente vado a letto alle 23:00 e poi si ricomincia. So che altri miei colleghi lavorano tantissimo, ma io sono molto pigro.

La mostra a Palazzo Ducale a lei dedicata ha un titolo piuttosto evocativo “La Luna è un buco nel cielo”, come se aldilà delle cose si nasconda altro. Quanto conta l’apparenza e la realtà che essa nasconde nelle sue storie?

Maruo: Non è un significato così profondo come potrebbe sembrare. Ho pensato solo che un bambino guarderebbe alla Luna semplicemente scambiandola per un buco su un cartone nero e non come un corpo celeste.

Ci può parlare delle differenze di tempistica tra il disegnare una storia breve e una più lunga?

Maruo: Preferisco le storie brevi perché le realizzo più facilmente. Quando invece mi impegno in una storia lunga devo sempre combattere co la noia, e mi viene voglia di lasciar perdere tutto. Purtroppo il mercato giapponese rende più redditizio lavorare su storie lunghe: si guadagna di più; ma la storia breve è più difficile da ideare, ma è più concentrata e interessante per me, anche se gli editori vorrebbero sempre storie lunghe, però io sono contrario.

Eppure se vediamo la sua carriera, come mai ha deciso di affrontare un’opera più lunga come Tomino la dannata?

Maruo: Se Tomino la dannata è una mia storia lunga è perché prima di andarmene volevo realizzare almeno una serie del genere. Non penso che potrò più fare storie in futuro così durature.

L’horror è una metafora potentissima per raccontare la realtà, anche per lei l’horror non è solo fine a se stesso? Vuole raccontare attraverso di esso i problemi della nostra società?

Maruo: Domanda molto difficile. Non saprei rispondere pienamente. Come film mi piace molto L’Esorcista. Quando vedo un film che mi piace particolarmente mi viene un’emozione particolare e penso di vorrei provare a far provare un’emozione simile agli altri attraverso le mie opere. Per me i film e il cinema sono dei rivali che mi induce a scrivere e disegnare storie ancora più terribili e emozionanti.

E cosa pensa degli adattamenti cinematografici delle opere di Edogawa Ranpo, suo scrittore preferito e che ha adattato in manga?

Maruo: Ranpo è un grande autore, ma chi ha provato a portarlo su pellicola ha fatto delle fesserie. Per questo ci ho pensato io ad adattarlo in manga.

Sensei, lei disegna scene molto forti ci può dire cosa la spaventa, di cosa ha paura?

Del terremoto e dei tifoni. In ottobre è arrivato l’ultimo tifone in Giappone, nell’area di Tokyo: casa mia era proprio sulla Mappa della Pericolosità del mio distretto! Quel tifone ha provocato grandi allagamenti e il mio appartamento è vicino al fiume Harakawa, per cui mi sono terribilmente preoccupato.

E quindi che ha fatto? È rimasto o è andato via?

Maruo: Mi sono spostato per un po’ a Kyoto.

La domanda era sulla sue paure attuali, ma da bambino cosa la spaventava?

Vicino alla casa dove abitavo da piccolo si vedeva un cimitero. Quello mi faceva tanta paura. All’epoca c’era una serie televisiva dedicata all’horror. La qualità non era eccelsa, ma io ne ero terrorizzato. Unendo le due cose, una sera, che era sceso il buio e dovevo rientrare a casa, chiesi a una mia coetanea delle elementari di accompagnarmi lungo la strada di casa!