Incontro
(*)So move closer
Want to feel your touch
So come over
Come on
I need a change of skin
I need a change
«Bene, consegnate. Il tempo è scaduto.».
Parecchie teste alzarono contemporaneamente gli occhi dal compito mentre altrettante mani posavano la penna sul banco, come un’unica massa informe, come tanti burattini che si muovevano quando gli venivano tirati i fili e parlavano quando gli veniva detto di farlo. Insomma un ottimo corpo studenti.
Naruto Uzumaki prese lo zaino e si accodò ai compagni per consegnare il foglio sul banco del professore, mentre faceva vagare lo sguardo per la stanza e le voci degli altri gli scivolavano addosso.
«Ma che hai risposto alla terza?».
«Era il capitolo undici.».
«Ma dai? Io credevo il sette…».
“No, cretini, era nel capitolo dieci… accidenti! E meno male che questi dovrebbero essere dei geni.” pensò Naruto posando il compito ed uscendo dalla porta con uno sbuffo.
Sarebbe stato così semplice intrufolarsi in quel discorso, iniziare a parlare normalmente eppure non lo aveva fatto. Sapeva bene che i compagni lo avrebbero a malapena considerato, liquidandolo come un insetto fastidioso, guardandolo dall’alto in basso nonostante avesse dimostrato di saperla più lunga di loro… o forse, proprio per quel motivo, il loro astio era aumentato?
«Qualcosa non va, sua altezza?» disse una voce con falso tono cortese e, girandosi alla propria destra, Naruto incontrò gli occhi chiarissimi di Neji Hyuga, una delle persone più fastidiose che avesse mai incontrato.
«Te ne frega qualcosa?» ribatté lui, poco propenso a fare da bersaglio per le sue solite frecciatine.
«Magari ti era andato male il test… sarebbe stato interessante, un’ennesima prova di quello che ti ho sempre detto.» replicò con uno sguardo che voleva essere malizioso, ma che in realtà era freddo e tagliente.
Decisamente lo odiava; disprezzava enormemente quell’arrogante che si permetteva di considerarsi un loro pari quando non era altro che feccia. Non sopportava il suo modo di fare aperto, la maniera in cui andava sempre contro tutto e tutti per far valere le sue idee, mentre lui doveva sottostare a quanto era già stato stabilito, senza la possibilità, o più semplicemente il coraggio, di ribellarsi. E come poteva invece permetterselo quel pezzente, facendolo sentire a quel modo tanto piccolo e meschino? Poteva essere sicuro che gliel’avrebbe fatta pagare.
«Ti sarebbe piaciuto, eh? Mi spiace, è andato tutto alla perfezione e… potresti ricordarmi cos’è che dici? Sai, ne spari tante di stronzate.» rispose Naruto con tono amabile e vedendolo stringere le labbra, segno che aveva accusato il colpo.
«Oh, capisco che continui a negarlo a te stesso, ma devi metterti in testa che sei una nullità. Forse ti laureerai anche qui dentro con buoni voti ma, una volta fuori, il mondo in cui cerchi di accedere ti sarà precluso perché non ne fai parte, non ne hai mai fatto e mai ne farai. Mi spiace, ma è il destino che ha scelto, e quando piangerai sulla disfatta dei tuoi progetti non potrai incolpare nessun altro a parte quello e te stesso per aver cercato di opporti, di andare oltre a ciò che era stato stabilito per te… tornata la memoria adesso?» disse Neji col solito tono di superiorità che lo contraddistingueva perennemente e che mandava in bestia Naruto, proprio come in quel momento.
«Chi diavolo credi di essere per atteggiarti in questo modo?» gli urlò difatti contro «Niente è stabilito, niente è stato deciso, queste cose potrai dirle solo alla fine!».
«Non credo proprio, io…».
«Neji, hai finito di divertirti? Altrimenti vado avanti» lo interruppe un ragazzo, appoggiato al muro vicino a lui e che era rimasto in silenzio fino ad allora.
«Vengo con te Sasuke. In fondo è tardi e dobbiamo finire di controllare le ultime cose per il party di beneficenza di stasera» rispose guardando il suo “nemico” dagli occhi azzurri con un ghigno «un party a cui parteciperanno tutte le persone che contano ovviamente.».
«Basta che ti muovi.» mugugnò impassibile Sasuke, incamminandosi e sorpassando Naruto che comprimeva le labbra per non sbottare a gridare dalla frustrazione, specialmente quando questi gli rivolse un’occhiata di pura indifferenza, come se non fosse degno nemmeno di parole di sdegno, come se con lui non valesse neanche sprecare il fiato come invece faceva lo Hyuga.
“Ma chi diavolo ti credi d’essere, eh? Solo perché ti chiami Sasuke Uchiha, e sei il rampollo di una delle più potenti e influenti famiglie del mondo dell’economia credi di potermi ignorare in questo modo? Tu non hai ben compreso quanto valgo e quanta polvere ti farò mangiare!” pensò Naruto irato ricambiando l’occhiata, notando che l’altro era rimasto distaccato per tutto il tempo che si erano fissati.
«Avanti Hinata, sbrigati.» disse Neji mentre si incamminava dietro all’amico, rivolgendosi alla cugina che era rimasta alle sue spalle, invisibile.
«S-sì… a-arrivo.» balbettò questa, rivolgendo una timida occhiata a Naruto e mordicchiandosi le labbra, quasi temesse che dovesse uscirne qualche parola. Passarono alcuni istanti immobili a guardarsi, ma non successe nulla e lei, alla fine, chinò solamente la testa per coprire con i lunghi capelli neri il viso rosso, per poi oltrepassarlo in silenzio e seguire gli altri due fuori, lontano da lui.
“Deficiente… ma prende mai qualche decisione autonoma? Non che l’abbia mai vista farlo, e io che mi aspettavo anche che dicesse qualcosa.” pensò Naruto arrabbiato, più per lo scontro avuto col cugino che per il suo atteggiamento remissivo, sebbene dovesse ammettere che non capiva i tipi come lei. Stava sempre zitta, lasciava che gli altri la sovrastassero e spesso la sorprendeva a osservarlo, chissà cosa le passava per la testa “Beh, non pensiamoci va’! Dopo questa bella chiacchierata è meglio che me ne vada a casa a rilassarmi, però… che quello stitico di Neji abbia fatto tutto questo casino solo per farmi sapere che c’è una festa a cui non potrò partecipare? E comunque sia, chi se ne frega! Lo trovo di certo un altro modo per divertirmi, mica sono solo io!” si disse Naruto con decisione. E se lo ripeté, più e più volte, mentre camminava per le strade della metropoli, intento a fissarsi le punte dei piedi, chiudendo gli occhi dinanzi alla realtà che lo circondava, altrimenti quelle bugie non avrebbero mai potuto fare presa.
– Beh, allora ci vediamo?
– Perché no…
“Tanto non ho nulla da fare, e poi mi devo divertire anche io… mica possono farlo solo quelli là a quella loro stramaledettissima festa per ricchi snob con la puzza sotto al naso, no? Tanto a me non importa nulla del loro stupido party, anzi sono sicuro che si annoieranno a morte, in fondo sono sempre gli stessi barbagianni di sempre… ma non si stufano mai di stare insieme? Ma più che altro… perché io sto ancora qui come un cretino a pensare a loro? Ho rimorchiato, no? Pensiamo a questo e basta!” si disse Naruto, mettendosi d’accordo con il tizio su dove e a che ora incontrarsi per poi andare a prepararsi, cercando di svuotare la testa dai brutti pensieri.
Mentre si trovava sotto la doccia però, guardandosi il corpo nudo, ripensò a quegli ultimi mesi, a tutti gli uomini che lo avevano toccato, che lo avevano posseduto.
Non era mai lui a prendere, voleva che fossero gli altri a farlo, che gli entrassero dentro, che gli facessero così provare di più, piacere o dolore non importava… era un modo come un altro per sentirsi vicino a qualcuno, per sentirsi completamente vivo e presente, anche se solo per poco.
Oramai era palese, aveva bisogno di tutto questo per tirare avanti, poteva quasi dirsi dipendente dalla chat e dagli incontri virtuali… anzi, forse era meglio togliere il quasi.
Il problema è che ora voleva sempre di più.
All’inizio era stata una cosa saltuaria, mentre negli ultimi tempi era diventata un’abitudine sempre più frequente uscire con quegli uomini e, se prima aveva almeno lo scrupolo di arrivare fino ad un motel, ora bastava anche un cesso, un vicolo buio o una macchina per farsi sbattere. Da una parte questo lato di sé lo infastidiva, non si sentiva tanto differente da una puttana; dall’altra non riusciva ad impedirsi di smettere ed anelare nel frattempo a qualcosa di maggiore, di più forte.
Bramava con tutto se stesso qualcuno che lo prendesse, che lo coinvolgesse fin nel profondo; qualcuno che gli sconvolgesse la mente oltre che il corpo, qualcuno a cui sarebbe stato indispensabile, necessario… qualcuno che lo facesse sentire desiderato, come se la sua nascita fosse stata importante e non un mero incontro di uno spermatozoo e di un ovulo che, per puro caso, avevano attecchito generando quel giovane uomo dagli occhi spenti e vuoti.
Purtroppo aveva capito che al mondo nessuno era indispensabile, per il mondo non esistevano persone indispensabili e che, se anche qualcuno moriva, rimaneva indifferente. Come sempre giungeva la notte e seguiva la mattina; il mondo non aveva bisogno di nessuno (**) ma a lui non serviva questo. Voleva solo un altro essere umano a cui essere indispensabile, per cui sarebbe stato speciale, tanto da essere l’unico a riuscire a farlo stare bene e a sorridere… qualcuno che stesse aspettando soltanto lui. Ma, purtroppo, quel desiderio al momento pareva impossibile da realizzare, doveva quindi nasconderlo e chiuderlo a chiave in un cassetto, in modo da non pensarci e non farsi troppo male, sperando però che quella persona arrivasse presto. Per il momento avrebbe continuato come aveva fatto sinora, ed era meglio sbrigarsi se non voleva fare tardi all’appuntamento!
Va bene che si sentiva solo, che si poteva definire disperato, ma questo era veramente troppo!
Il tizio che sedeva davanti a lui nel bar era veramente ripugnante.
Non è che fosse nemmeno brutto, ma aveva un qualcosa di viscido che gli faceva accapponare la pelle; il modo in cui lo guardava, pieno di cupidigia e lascivia, lo faceva sentire una succulenta bistecca posta davanti ad un affamato. E poi le mani, quelle dannatissime mani sudaticce che cercavano continuamente di sfiorarlo nemmeno tanto casualmente, lo stavano facendo impazzire! Inoltre non bisognava dimenticarsi quel fastidiosissimo e rivoltante vizio di dilatare continuamente le narici mentre lo fissava intensamente, o la sua risata sguaiata… insomma non c’era da stupirsi che fosse stato tanto impaziente di conoscerlo non appena gli aveva lasciato intendere di essere disponibile ad un incontro dal vivo.
“Ok, non posso assolutamente andare con questo qui, però come posso scollarmelo? Mi dà l’aria di qualcuno che non demorde facilmente e poi non so, non ha affatto l’aria rassicurante. Sinceramente ho paura che reagirebbe molto male se provassi a piantarlo qui. Ok, sono un maschio anche io e potrei difendermi, ma mi sa che è meglio se escogito qualche altra soluzione… potrei scappare dalla finestra del bagno, oppure…” pensava Naruto, interrotto però dall’altro che gli schioccò le dita davanti al viso.
«Ehi, mi hai sentito?».
«Sì, scusa… è che pensavo a cosa avremmo potuto fare adesso.» rispose con un sorriso visto che aveva trovato una soluzione perfetta per svignarsela.
«Oh, dimmi ti ascolto…» replicò l’uomo con aria interessatissima, facendo scivolare le dita nodose sul braccio liscio di Naruto che cercò di mantenere inalterato il sorriso nonostante il brivido di disgusto che l’aveva colto.
«Beh, sai… qui vicino c’è una bella discoteca, mi piacerebbe andare un po’ a ballare.» propose.
«Ah! Credevo avessi in mente qualcosa di un po’ più intimo e meno rumoroso.» rispose l’altro evidentemente deluso.
«C’è sempre tempo dopo, no?» ribatté il biondo, con un’espressione maliziosa che convinse immediatamente quello a pagare il conto e ad alzarsi dalla sedia.
Andava tutto bene: la prima parte del piano “Scollati il Viscidone” era conclusa, ora veniva quella un po’ più impegnativa, ma di sicuro sarebbe riuscita perfettamente.
I due quindi uscirono dal bar e si diressero alla discoteca lì vicino che era piuttosto grande, con varie sale al suo interno e, dopo una ventina di minuti di fila, riuscirono ad entrare. Quel lasso di tempo era stato incredibilmente lungo per Naruto che, premuto dalla folla intorno a loro, si era trovato ancora a più stretto contatto col viscidone che invece ne era parso entusiasta.
Comunque, una volta all’interno del locale, il ragazzo sorrise entusiasta nel vedere la folla che si accalcava sulla pista immersa nella penombra ed illuminata solo da alcuni fasci di luce colorata.
«Senti ho sete, vado a prendere da bere.» urlò verso l’altro.
«No, vengo con te o ci perdiamo!» protestò quello, infastidito da quell’ambiente e mettendogli una mano sulla spalla.
«Ma dai, ti pare!» sorrise «Ci metto un attimo, torno subito!» gridò in risposta, divincolandosi e allontanandosi a grandi passi nella direziona opposta al bar mentre pensava “speriamo che non trattieni il respiro mentre aspetti, perché sarà un’attesa moooooooolto lunga” e intanto sghignazzava tra sé e sé, assicurandosi però di non essere seguito.
Velocemente, scostando la calca, si distanziò da quell’essere orribile riflettendo che in effetti finora gli era sempre andata bene, quella era la prima volta che incontrava qualcuno simile; doveva ritenersi veramente fortunato. Ogni giorno si sentivano notizie di ragazzine raggirate da dei poco di buono conosciuti sulla rete e lui non doveva considerarsene immune, ne aveva appena avuto una riprova. A questo punto la cosa migliore da farsi sarebbe stata lasciar perdere questi appuntamenti al buio, ma Naruto e il buon senso comune non erano mai stati grandi amici, quindi un simile pensiero non lo sfiorò nemmeno e lui continuò a camminare con un largo sorriso stampato in volto per il modo geniale in cui era svicolato.
Lasciò la prima sala e anche la seconda, fino ad entrare nella terza, dove il deejay metteva su pezzi techno e disco vecchi di qualche anno, e andò al bar a prendersi qualcosa da bere, quella volta sul serio. Si sentiva al sicuro, pensava che il tizio non sarebbe mai riuscito a ritrovarlo, perciò poteva anche divertirsi e rilassarsi un po’, in fondo era stato quello il suo intento iniziale. Sorseggiando il suo cuba libre, si avvicinò al bordo della pista piena di gente che si dimenava e ogni tanto gettava un’occhiata alla porta d’ingresso alla stanza, non molto lontana, osservando chi andava e veniva. Per il momento voleva finire in pace il suo drink, poi avrebbe visto cosa fare, d’altronde era sì e no mezzanotte e il giorno dopo poteva dormire quanto voleva, non aveva nessun motivo per andare di fretta.
Sentiva l’alcol scendere giù per la bocca, la gola, l’esofago e giungere fin nello stomaco dove iniziò a riscaldarlo piacevolmente, diffondendo per il suo corpo una sensazione di languore che lo portò a chiudere gli occhi per gustarsi meglio quella sensazione.
All’improvviso partì una canzone dei Chemical Brothers, la conosceva bene, era “Hey boy, ehy girl” e l’aveva sempre adorata. Aveva un ritmo travolgente e seducente, ti risucchiava in un vortice ipnotico proiettandoti in un mondo a parte, tutto tuo, che esisteva solo nella tua mente e che si muoveva sulla base di quelle note. Lentamente avvertì la propria testa muoversi a tempo della canzone, il corpo rilassarsi e dei piccoli brividi scorrergli nelle membra, possibile che fosse solo effetto dell’alcol e della musica? Alzò le palpebre e rimase senza fiato, col respiro che stava prendendo bloccato a metà nella trachea.
Un paio di occhi scuri da poco lontano lo stavano fissando intensamente, gli sembrava quasi che lo penetrassero e gli leggessero dentro, e non riusciva a rompere quell’incantesimo che lo costringeva a non guardare nessun altro eccetto il proprietario di quegli occhi magnetici, che era certo fossero neri, che non fosse uno scherzo della penombra del locale.
Due ciocche di capelli altrettanto scure gli incorniciavano l’ovale del viso, dai tratti fini ed aristocratici, perfetti, e delle altre erano chiuse in una coda lunga fino a metà schiena ed il corpo, che dei semplici jeans e una maglia coprivano, era alto e perfetto.
Naruto, su richiesta dei suoi polmoni brucianti, iniziò lentamente a respirare e a deglutire a vuoto. Nessuno lo aveva mai guardato in modo tanto penetrante, nessuno gli aveva mai fatto tremare le gambe a quel modo per così poco, nessuno si era mai diretto verso di lui con una camminata tanto aggraziata e fluida. Pareva che il ragazzo si librasse ad almeno un centimetro dal suolo, che i suoi piedi non toccassero terra e che la calca si aprisse per lasciar passare un tale concentrato di perfezione. Stonava in quell’ambiente, si vedeva che aveva qualcosa in più rispetto alle persone normali, la sua aura era molto più forte, emanava molta più luce solo che, a differenza di tutti gli altri, invece di essere grigia era nera. Ti inghiottiva, ti assorbiva e Naruto non fece nulla per impedirlo. Aspettò che il ragazzo arrivasse al suo cospetto, che gli togliesse il bicchiere dalle mani e cominciasse a berne il contenuto in lente sorsate, continuando a fissarlo e stuzzicando la cannuccia con la lingua mentre lo faceva. A quel punto trattenne nuovamente il fiato dinanzi a quella visione talmente erotica che gli stava rimescolando il sangue, ed era sicuro che anche l’altro se ne fosse accorto. Infatti gli stava rivolgendo un piccolo ghigno malizioso ed ammiccante mentre seguitava a far scorrere quella maledetta lingua su e giù per la cannuccia rossa del drink, cosa voleva quel bastardo da lui? Lo voleva far impazzire forse?
Comunque stessero le cose, a Naruto non interessava. Dal primo istante in cui lo aveva visto, aveva avvertito una sensazione mai provata stringergli lo stomaco in una morsa e il cuore, solitamente calmo e impassibile, galoppargli nel petto. Lo voleva, lo voleva disperatamente e al diavolo tutto il resto!
Si riscosse quindi dal suo torpore, deciso a prendere l’iniziativa per la prima volta, dato che finora aveva sempre lasciato che fossero gli altri a cercarlo, non il contrario. Gli tolse il bicchiere dalle mani poggiandolo su un tavolino lì vicino, sentendosi fremere già solo a quel lieve contatto tra le loro dita, dopo di che accostò il viso al suo e si lasciò mangiare.
Le labbra dello sconosciuto erano calde. La sua bocca umida, dal sapore del drink appena bevuto, era un invito a cui il biondo non riuscì a sottrarsi e così, mentre attorno a loro risuonava ancora quella canzone ipnotica, iniziarono a baciarsi con furia.
Fu un’esperienza incredibile. La musica martellava intorno a loro, nelle orecchie, contro la pelle, come se fosse un’entità tangibile, corporea, ed il sangue, che già ribolliva per quelle note, si infuocò ancor di più per quel contatto.
Naruto sentiva distintamente l’altro risucchiargli via ogni stilla di energia, quello non era solo un bacio passionale, era impaziente, bisognoso, disperato… era quello che aveva tanto cercato. Lo ricambiò allo stesso modo, stringendo le mani attorno ai suoi fianchi e, quando si separarono, bastò guardarsi negli occhi, non servirono parole.
Si incamminò verso i bagni col ragazzo dai capelli scuri che lo seguiva e, una volta dentro, si infilarono in uno dei cubicoli, iniziando a baciarsi e a strusciarsi l’uno contro l’altro alla stessa maniera frenetica di prima.
Le erezioni erano già dure, i loro corpi pronti ad unirsi eppure c’era qualcosa di sbagliato. Non sarebbe stata la prima volta per Naruto fare sesso in condizioni così precarie, squallide, eppure sentiva che non era giusto, che c’era bisogno d’altro.
«A-Aspetta…» riuscì ad ansimare tra un bacio e l’altro, guadagnandosi così un penetrante sguardo
interrogativo «non… non qui, da me… non abito lontano.».
«Sì.» scandì quella bocca perfetta, facendogli udire la sua voce profonda che lo eccitò al pari del suo corpo.
Naruto gli rivolse allora un sorriso e, il lieve incresparsi delle labbra che ricevette in risposta, gli fece capire di aver fatto la scelta giusta.
Non sarebbe bastato un bagno, un vicolo, una botta e via con quel ragazzo dagli occhi scuri che lo guardava tanto intensamente e che lo baciava come se volesse risucchiargli l’aria dalla gola, quasi come se ne avesse bisogno per non soffocare. Da lui Naruto voleva di più perché, dal momento in cui aveva sentito il suo sapore, aveva capito che aveva finalmente trovato quello che stava aspettando.
(*)La canzone è “Kitty Litter” dei Placebo, dall’album Battle for the sun. Questa è la traduzione:
Quindi muoviti più vicino
Voglio sentire il tuo tocco
Avanti, vieni avanti
Su, forza
Ho bisogno di cambiare pelle
Ho bisogno di cambiare
(**) questa frase è tratta dal volume 16 di Fruits Basket
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Ed ecco a voi il secondo capitolo. Mi sono divertita a scriverlo, specialmente la parte del Viscidone XD e poi c’è quella canzone dei Chemical Brothers *ç* io odio quel tipo di musica ma quella mi fa veramente impazzire e poi sopra ci ho scritto dell’arrivo del nostro “sconosciuto”. Penso abbiate capito tutti di chi si tratti, però non dico ancora nulla su di lui…
Intanto qui entrano in scena un po’ di persone decisamente “simpatiche”. In realtà io amo Neji, ma per la storia mi serviva così adorabilmente stronzo come nella prima parte nel manga, stessa cosa dicasi per Hinata e Sasuke. Anche se quest’ultimo non è che sia cambiato così tanto eh. Comunque la storia è solo agli inizi.
toh XD hai deciso di postarla anche qui!
La stavo leggiucchiando qualche tempo fa su efp 😛 (si lo so mi sn dimenticata di commentare… çç rimedio qua xD)
Come al solito scrivi bene e… povero narutino cmq <<... attendo prossimo cap ^^
Io studio regia, e qualche volta realizzo cortometraggi, sai che il testo qua su appena letto (soprattutto la parte iniziale) mi ha stimolato molto????!!!!
Mi piacerebbe lavorarlo un pochino incentrandolo di più sul disagio giovanile e il cancro delle chat… tu che ne pensi?
Di dove sei? magari possiamo fare un piccolo lavoro spalla a spalla!
@ Inuchan: Adesso ti mozzico io le orecchie! Mi leggi e non commenti? >.>
Scherzo ovviamente XD
Sì, piano piano metto tutte le fic anche su nanoda, memoria a colabrodo permettendo -.-
Sono felice che ti piaccia *O* tengo veramente molto a questa storia che è stato un parto XD
Arriverà presto il prossimo capitolo!
@ Vik 2: Sono lusingata dalle tue parole, ora ti rispondo privatamente^^
continua continua….
gambarè
ancoraaaaaa!!! chi è?? come finisce?? non mi lasciare col fiato sospesooo!!!