Capitolo 2
13 Dicembre 2011. Casina nel cortile di pietra.
Morte. Si può sfuggire alla morte..? Mistero.
“Ho visto quel ragazzo morto, non respirava più. Pieno di tagli grandi quanto voragini. Riuscivo a vedere le ossa di quel poveretto. Eppure, è vivo. Chi era?”
Yamma, era seduto sul pavimento in legno della casina, rimuginava sullo strano avvenimento. Tra le mani teneva il bigliettino lasciatogli dal ragazzo. Non riusciva a smettere di osservare quel “grazie” scritto con un inchiostro rosso come il sangue.
‹‹YAMMAA!›› delle urla gli arrivarono all’orecchio: era il nonno.
“Devo uscire da qui, prima che veda tutto questo sangue…” pensò, e si alzò da terra.
‹‹Sono qui..›› disse una volta uscito dalla casina, e avviatosi verso casa. E lì dinnanzi a lui, c’era il nonno.
‹‹Dove diamine sei stato?! Io e la nonna eravamo in pensiero per te!›› disse il nonno furibondo.
‹‹Mi sono addormentato nella casina di Papà…›› rispose Yamma.
‹‹Ah..capisco, va beh, tranquillo. Vieni, la nonna ha preparato la colazione.›› e dicendo questo lo prese sottobraccio. ‹‹ Ma sei gelato! Forza muoviamoci!›› esclamò
Il nonno era un uomo alto, magro, capelli brizzolati e corti. La sua figura emanava sicurezza, stabilità, calore ed affetto.
Nel pomeriggio iniziò a piovere. Yamma era davanti alla finestra, guardava la pioggia scendere, sbriciolarsi sul terreno, e si domandava che fine avesse fatto il ragazzo. Dopo cena, come ogni sera, andò nel cortile di pietra e si gettò a terra. Pioveva ancora e Yamma contemplava la pioggia, immergendosi nei suoi pensieri.
“Mamma, come stai? Mi manchi molto…la vita senza di te, non è vita. Amo nonno e nonna, ma sento che non ce la faccio più a restare qui. Voglio venire da te. Ti prego, prendimi…”
La pioggia si faceva sempre più forte.
“Papà, ieri ho portato un ragazzo nella casina che hai costruito per me, credevo fosse morto..”
‹‹Ma non morirai restando lì sotto?›› si alzò una voce ,candida e vellutata, alle sue spalle.
Yamma scattò in piedi, ma non vide nessuno.
‹‹Chi sei?›› domandò.
Nel suo cuore, Yamma sperava fosse il ragazzo della scorsa sera.
‹‹Mi chiamo Kyto, e ieri sera, mi hai prestato soccorso.›› si presentò il ragazzo.
Yamma sentì il suo cuore vibrare, brividi gli percorsero la schiena. Non riusciva a vedere il ragazzo, ma avvertiva la sua presenza.
‹‹Sono contento che stai bene, pensavo fossi morto.›› disse Yammo.
‹‹Se non lo sono, è grazie a te.›› rispose Kyto.
La pioggia picchiava sempre più forte, Yamma cercava in ogni punto di vedere il ragazzo, senza risultati.
‹‹Vieni, andiamo dentro.›› disse Kyto, e la porta della casina si spalancò.
Yamma esitò un attimo ad entrare, poi, varcò la soglia. La stanza era buia, ancora nessuna traccia di Kyto. Si avvicinò al materasso e cercò di aprire la candela, quando sentì qualcosa di gelido afferrargli la mano.
‹‹Ti prego, no.›› disse Kyto. ‹‹Mi da un po’ fastidio agli occhi.›› aggiunse.
‹‹Come vuoi…›› disse quasi senza fiato Yamma.
Cadde il silenzio. Fuori la pioggia era diventata grandine; batteva al soffitto come se volesse distruggerlo. La mano di Kyto mollò la presa e la sua figura andò allontanandosi.
‹‹Come stai?›› domandò Yamma.
‹‹ Benone.›› rispose Kyto
‹‹Non sapevo cosa fare ieri, eri pieno di ferite, e sangue…ma…cosa ti è successo?›› domandò Yamma.
‹‹Niente, niente. Comunque adesso sto bene, le ferite non ci sono più.›› rispose Kyto.
‹‹ Ma…erano ferite profondissime! E’ impossibile che…›› Un dito delicato si posò sulle sue labbra.
Kyto gli prese la mano e gliela posò sul suo torace.
‹‹Tocca tu stesso.›› disse.
Yamma si sentiva bruciare ed allo stesso tempo gelare. Il corpo di Kyto era freddissimo, che quasi gli faceva male la mano. Deglutì. Spostò la mano delicatamente, cercando di trovare le ferite della sera prima. Non trovò nulla.
‹‹Concento?›› disse Kyto. E rise.
‹‹Si ma, non riesco a capire come hai fatto…›› disse Yamma.
‹‹Mistero…›› rispose Kyto prendendogli la mano.
Yamma si sentiva bruciare, il cuore gli batteva all’impazzata e non capiva il perché. Respirava a fatica, le gambe iniziarono a tremargli.
‹‹Grazie…›› disse la voce vellutata di Kyto.
‹‹Di nu-nul..›› cercò di dire Yamma.
Kyto gli mollò la mano, e gli scoccò un bacio sulla fronte. Il tempo parve fermarsi. La grandine sul legno, il vento fra gli alberi, i tuoni: tutto tacque. Si sentì arrossire.
‹‹Addio.›› disse Kyto, e sparì.
Yamma rimase impietrito. Con il calore che piano, piano andava disperdendosi, lasciando i posto al freddo e ai rumori del temporale. Accese la candela, vide la stanza vuota: era pulita. Le macchie di sangue non c’erano più e con esse, se ne era andato anche Kyto. Quella sera, Yamma rimase tutta la notte sveglio, con la speranza che il ragazzo che aveva salvato la sera prima, tornasse. Ma non fu così. La notte seguente, fece lo stesso, ma di Kyto, nemmeno l’ombra.
Questo primo capitolo è molto intrigante! ^__^
Sin da subito mi è venuta voglia di coccolare Yamma: povero piccolo, per pensare delle cose così deve essergli successo delle cose dolorosissime che l’hanno provato tantissimo. Spero tanto che svilupperai al meglio il suo personaggio… Ora vado a commentare il secondo capitolo! 😉
Se Yamma mi ha fatto tanta tenerezza, Kyto mi intriga da morire! *O*
Aspetto con ansia le eventuali descrizioni fisiche: secondo me Kyto, con quell’alone di mistero che lo circonda, è un vero e proprio figo! XD
A presto e ancora complimenti! 😉
Ma povero piccolo Yamma… Meno male che c’era Kyto ed è intervenuto… ç____ç
Molto carino anche questo capitolo, in particolare ho apprezzato le descrizioni fisiche (così adesso so come immaginarmeli, thanks! XD), e sono sempre pù curiosa di sapere come continua ^___^
come continua?
bello bello bello
Yamma assomiglia molto a me…anche a me piace vestire di nero e tante volte cerco di suicidarmi