Lezione di Pazzia 1

Lezione di Pazzia 2

“Ti sei svegliato Michel?” sentivo l’eco lontano della voce di qualcuno rimbombarmi in testa, come fossi stato in una stanza enorme. Lentamente aprii gli occhi e mi ritrovai davanti il mio boia, sempre fisso sulla sedia, a guardarmi con le mani sporche di sangue e il sorriso sadico. Avvertii una fitta alla gamba, abbassando gli occhi vidi che c’era un fazzoletto insanguinato intorno alla ferita, che evidentemente aveva lacerato i muscoli, visto che la coscia era semi-floscia, inoltre la fitta fu accompagnata da una sensazione di disagio fisico. Era orribile.

“Cos… Darlet…” lentamente ricordai tutto. Dove ero, con chi mi trovavo, perchè… tutte cose che non avrei mai voluto sapere. Volsi un’occhiata fuori la finestra: il sole era calato e la stanza era semibuia.

“Hai dormito per alcune ore, ti ho subito messo della birra sulla ferita, così da disinfettarla, poi ho stretto il fazzoletto. Se ti senti intorpidito, è perchè hai perso molto sangue e stai lentamente morendo.” mi sforzai di alzare la testa e guardarlo in faccia. Aveva gli occhi dilatati, il marrone dell’iride contrastava con le piccole vene rosse ai lati del bulbo oculare. Ricordo di aver visto quello sguardo più e più volte. Nei film dell’orrore però.

“Ma tu… non avevi detto… di amarmi?” sussurrai qualche parola a stento. Avevo forza sufficiente per respirare, ma non per compiere qualunque altra azione. Si alzò dalla sedia e mi venne vicino, prendendomi il mento, rivolto verso terra, e lo portò all’altezza del suo, permettendomi di guardarlo dritto negli occhi.

“È per questo che lo sto facendo. Perchè voglio che tu sia mio per sempre… e sai cosa farò appena morirai?” spalancai gli occhi. Stava solamente aspettando che morissi. E il solo pensare che ciò era amore… no. È tutta una follia, un incubo.

“Ti userò per sesso. Ti pulirò ben bene dal sangue, e ti userò per scopare. Oh sì, la persona che mi ha fatto violentare dal suo amichetto, violentata mentre è morta, per causa mia! Queste sì che sono soddisfazioni!” scoppiò in una fragorosa risata, grassa, che non sembrava neanche appartenere ad uno studente di sedici anni. Trattenni a stento un altro conato di vomito, immaginandomi la scena.

“E poi… ti troveranno… sai che bello quando… ti vedranno sopra di me… a fare sesso con un cadavere.” lo guardai sorridere e toccarsi con il manico del coltello nelle parti intime.

“Mmhh… eccitante… quasi quasi chiamo la polizia e ti faccio morire mentre mi trombi, che dici?” buttò via la sedia con un solo gesto, che finì contro il muro con uno scoppio. Prese nuovamente il coltello, ricoperto dal mio sangue rappreso, e lo passò sul mio petto, graffiandomi.

“Dico che sei uno psicopatico… un fottuto pazzo!” riuscii ad urlare, a costo di tossire per un mezzo minuto buono, suscitando la sua rabbia.

“Ehi, ehi, ehi! Non devi sentirti male! Hai capito?! Devo essere io a vederti morire PER MANO MIA, nessuno ti porterà via da me, nessuno…” sentii le sue braccia circondarmi la testa e chiusi gli occhi, cercando di risparmiare le forze. Nonostante tutto, aveva un buon odore, sicuramente migliore del mio: odore di morte, di omicidio. Mi aveva puntato una pistola alla testa e mi aveva fatto uccidere con un sasso il suo amico, che mi implorava di lasciarlo stare. Darlet si era giustificato dicendo che non voleva farlo vivere con quelle immagini terrificanti in testa. Io ero semplicemente sconvolto, avevo le mani ricoperte di sangue, i vestiti sporchi di quel liquido rosso. Mi tramortì con il calcio della pistola e quando mi risvegliai ero seduto, legato sulla sedia e con solo le mutande, peraltro con l’elastico rivoltato, segno che me le aveva abbassate, e le scarpe addosso. Solo ora mi rendevo conto che aveva preparato tutto in un solo giorno. In una sola domenica, era riuscito a creare una “casa degli omicidi”, progettando l’uccisione dell’amico con un sasso di dimensioni giuste, procurandosi la pistola per minacciarmi, la frusta, il coltello, la birra… stava andando tutto esattamente come aveva previsto.

“Tra poco arriverà… la polizia… mi verranno a cercare… hai fatto male a creare il tuo… rifugio… proprio poco fuori città. Ti posso però dire… che è stata una bella idea quella di chiamarmi la sera e dirmi che mi davi appuntamento qui, per parlare… complimenti Darlet, sei – tossii, sentendo il sapore metallico del sangue in bocca – completamente pazzo…” si staccò dall’abbraccio a quelle parole, dandomi un piccolo bacio sulla guancia, come per ringraziarmi.

“Grazie!” per lui questo era… un gioco? Sì, forse un gioco… mortale, ma pur sempre divertente. Per lui.

“Me la… dici… una cosa..sola, Darlet? Prima di morire… voglio saperlo, ti prego.” mi mise le mani intorno al collo, strusciando il naso contro il mio, probabilmente sorridendo, proprio come fossimo fidanzati. Non avevo bisogno di aprire gli occhi per capire che stava dicendo di sì con la testa.

“Perchè… vendevi… il tuo corpo…” sentivo i polmoni iniziare a farmi male, segno che faticavano a svolgere il proprio compito. Stava davvero, lentamente, arrivando la mia fine. Iniziai ad ansimare.

“Oh… che bella domanda. Davvero vuoi saperlo?” si schiarì la voce, senza ricevere risposta. Continuò come se nulla fosse.

“Vedi Michel… è tutta colpa della tua ragazza… è successo tutto per colpa sua.” rimasi immobile, il cuore che sentivo battere nel petto, torturandomi. Anche lui.

“Sono stato un suo cliente… un suo amico… mi ha insegnato lei come fare tutto quello che ORA so fare.” aprii leggermente gli occhi, per guardarlo. Lui era felice e fiero di sè come non mai. Lasciai ricadere la testa in basso, riprendendo ad ascoltare.

“Era divertente soddisfare i maschietti della scuola… eh sì. Tanta gente che mi pagava per fargli fare quel che volevano con me e mantenere il silenzio. Sai… devo dire che c’è stata tanta gente che non mi sarei mai aspet…”

“Non… me ne frega un cazzo… continua.” azzardai una sorta di maltrattamento, a mio rischio e pericolo. Se avevo ben capito la situazione, l’avrebbe calmato e fatto contento. Anche se questa era l’ultima cosa che volevo.

“Ohh, che cattivo che sei… potrei anche offendermi sai? Cattivo cattivo!” un colpetto sulla spalla non ferita, mi fece capire che avevo intuito giusto.

“Comunque iniziai per divertimento, un anno fa… eh sì, la tua ragazza mi conosce molto bene, peccato che sappia della mia cotta per te. Probabilmente quando sarai morto, per non fargli capire nulla dovrò uccidere anche lei… – rise tra sè e sè. Forse uccidere per lui non significava nient’altro che porre fine alle sofferenze di una persona – …ma continuando il discorso, dunque, più avanti, quello che prima era solo un divertimento, diventò il mio “primo lavoro”. La voce dei miei lavoretti si sparse in giro, e così ora dispongo di abbastanza soldi da poter scappare tranquillamente da qui se voglio. Paris! Milano! London! Washington! Tout monde! Posso andare dove voglio! Capisci Michy?” risi, anzi, feci una risata, che venne soffocata dalla tosse provocata dalla mancanza d’aria.

“Che c’è? Non ti piace il nomignolo? Oppure non mi credi?” sentii una punta di rabbia nella frase. Odiava chi non gli credeva.

“Bè… – altri colpi di tosse mi fecero lacrimare gli occhi, che vennero prontamente asciugati dalle sue mani – …hai 16 anni, dove pensi di andare.”

Aahhh, ma per quello non ci vuole nulla! Avanti su… Michel, eppure lo sai che non sono stupido no? Ovviamente ho i documenti falsificati. Mi sono costati una settimana di servizio per dei falsari. Utile in certi casi questo mestiere, vero?” non sapevo più se provare pietà per quel ragazzo oppure morire per non vederlo più, per non sentire più tutte le sue follie e pazzie.

“Spero che tu… con me, abbia trovato la persona che ha capito qualcosa… di te. Dopotutto… ti piace farti solo che… del male. Lavorare per gli altri… andarci a letto… scoparci ovunque… vendendo l’anima… bruciando ogni… – fui preso da dei colpi di tosse, cercai di trattenere per un secondo il fiato – …emozione.” persi qualunque forza mi fosse rimasta nel corpo, abbandonai completamente il peso della testa sul collo, lasciai la presa delle corde e sentii solo in lontananza dei rumori. Forse la morte stava facendo più casino del solito…

Ero perso nell’oscurità. Tutto era nero e non potevo vedere nulla, sentivo i miei capelli ondeggiare al vento, lunghi come quando ero ragazzo. Una mano mi accarezzava la guancia ed un’abbraccio caloroso, che restituivo con tanto piacere, da parte di quell’ombra… una ragazza. I lineamenti dolci, i capelli biondi lunghi fino alle spalle, gli occhi color del cielo e le sue labbra rosa, carnose, che ti imploravano di baciarla. Il suo viso pallido, il ciglio di un burrone, l’aria fresca della montagna, l’erba sotto di noi. A prima vista sarebbe sembrato l’Eden, se non fosse stato per l’enorme spaccatura che v’era proprio vicino a dove sedevamo. Il vento portava persone e persone sul ciglio del burrone, dove si aggrappavano alla roccia e infine cadevano, urlando, di sotto. Io ero tranquillo, calmo. Sentivo l’abbraccio della creatura davanti a me ed ero al sicuro. E a mia volta proteggevo lei, che con il sole radioso era ancora più bella. Non ci importava delle urla accanto a noi, non ci importava della terra che lentamente si sbriciolava dall’altro lato della spaccatura, dove v’erano solo rocce grigie e terra.

“Sei bellissima Nives…” la mia ex-ragazza. Il mio primo amore. Morta in un incidente stradale quando ancora frequentavo le superiori. È per questo che ho saltato due anni interi di scuola: mi rifiutavo di uscire da casa e passavo giornate intere a chiamare il suo nome, con la febbre altissima. Finchè un giorno lontano, che ho perso tra i ricordi, non è arrivato Miguel, amico prima di mia mamma, e poi mio. Era uno psicologo, ma si stava laureando anche in Economia per quanto ne sapevo. Lentamente mi aiutò ad uscire dal baratro in cui ero caduto, spingendomi a riaprirmi al mondo, a ritrovare qualcosa per cui vivere… è per questo che ho deciso di studiare psicologia, per aiutare a mia volta gli altri. Il lavoro a scuola è solo un modo per mettere via i soldi ed avviare uno studio per conto mio.

“È bello riabbracciarti Michel, anche se mi dispiace sia alla fine, in questo modo… avrei tanto voluto darti più di qualche anno vuoto, anche se hai salvato la vita di quella ragazza. L’hai salvata dalla strada, hai salvato la madre… meritavi un po’ di riposo. Ma non parliamo di questo, saprai tutto a tempo debito… invece, sei sicuro di voler rimanere qui, mio principe?” fece una leggera risata, le le persone che cadevano dal burrone all’improvviso scomparvero. Rimanemmo solo io e lei, abbracciati. Di nuovo insieme, come anni e anni prima.

“Certo mia principessa… rimarrò qui a proteggerla, e stavolta non fuggirà da me.” le presi il volto fra le mani, la guardai intensamente negli occhi; osservai a lungo il suo volto che emanava un tepore ed una luce paradisiaca, sembrava incantato. Avvicinai lentamente le mie labbra alle sue, sentii il cuore darmi una spinta e riuscii solo a sfiorare le sue labbra, prima di far ricomparire le urla degli uomini e delle donne che cadevano nella frattura del terreno. Sussurrò qualcosa, mentre un vento molto più forte di prima mi portava via da lei. Mentre mi portavano di nuovo “in vita”.

“Libera! Caricate, caricate di più il defibrillatore… 1,2,3, libera! Eccolo! Sta riprendendo conoscenza, svelti, stabilizzate la pressione, dobbiamo ancora arrivare all’ospedale.”

Riaprii lentamente gli occhi, osservando il tettuccio giallognolo di un’ambulanza e ritrovandomi il volto di una bellissima donna sopra di me, mentre mi ricopriva il petto con un lenzuolo bianco. Nives… un tuo regalo? Sorrisi da sotto la plastica che ricopriva la mia bocca e il naso. Chissà se lei vide o no il mio sorriso, fatto sta che mi riaddormentai comunque dolcemente, godendomi un altro po’ quella strana calma che in quel momento mi pervadeva…

Più tardi mi risvegliai in una stanza d’ospedale, su un lettino, con vicino Aida – la mia fidanzata -, Miguel e alcuni infermieri.

“Guardate! Si sta svegliando!” Aida mi prese la mano tra le sue, baciandola. Se solo ti avesse visto qualcuno… cosa mi avrebbero fatto. Mi voltai poi verso Miguel, che mi sorrise. Non ricambiai il suo sguardo amichevole, anzi, con le poche forze che avevo feci gesto agli infermieri di andarsene per qualche minuto, avrei resistito. Aida doveva sentire.

“Bè, che devi dirmi Michel?” Miguel mi guardò, avvicinandosi alla mia bocca, visto che non potevo parlare forte a causa del tubo che avevo in bocca.

“Io… niente… credo tu… mi debba… delle spiegazioni… riguardo…” non finii la frase. Miguel si ritrasse indietro, alzandosi e andandosene alla finestra. Aida lo seguì con gli occhi, continuando a tenere la mia mano tra le sue.

“E così ti ha detto tutto quel frocetto, eh?” si voltò verso di me con un’espressione quasi divertita. Mi voltai verso Aida, cercando di fargli capire di ascoltare tutto. Fortunatamente, lei capì al volo, iniziando la conversazione al posto mio.

“Se il frocetto è Darlet, giuro che…” venne interrotta dall’uomo con la barba nera incolta da qualche giorno e gli occhiali sottili, con montatura bianca, che nascondevano occhi neri come il buio. Il viso lungo e deciso prese a guardare la ragazza.

“Sì, è il tuo amico. Cosa vuoi fare? Vuoi menarmi… o forse… UCCIDERMI?” Miguel scoppiò a ridere, voltandosi nuovamente verso la finestra. Io riuscivo a malapena a muovere qualche dito, ero completamente anestetizzato e respiravo “bene” grazie alla macchina che avevo attaccata. Riuscii comunque a stringere di poco la mano ad Aida, che mi guardò con la sua faccia da piccolo cucciolo ferito, e si limitò a portarsi la mia mano sulle labbra, per baciarla nuovamente. Forse era davvero innamorata di me…

“Immaginavo.” l’uomo rise e si rimise seduto, rivolgendo nuovamente il suo sguardo addosso a me. Era freddo come il ghiaccio.

“L’ho semplicemente punito per quello che ti aveva fatto. Non gli ho fatto niente di che, anzi, gli ho anche dato un consiglio. Quello di organizzare il piano.” Aida si spaventò, guardando ad occhi sbarrati Miguel. Io trattenni per un attimo il respiro. Lui… no. Non potevo davvero crederci.

“Che sopresa vero? Purtroppo… è “casualmente” arrivata la polizia, allarmata dal fatto che un poliziotto avvisato da “qualcuno”, ha mandato due pattuglie a controllare, trovando Darlet nudo insieme a te svenuto, mentre si divertiva con il tuo gingillo. Ha fatto tutto nei minimi dettagli, addirittura la confessione alla polizia e il successivo suicidio. Veramente un ottimo alunno.” sentii la mano di Aida perdere presa, così scrollai la mano, o meglio, il dito, per ridestarla dal suo shock. Lei era ancora più stupita di me.

“Perlomeno ha ottenuto quel che voleva Michel, pensaci… era un folle, un pazzo. Il semplice fatto di fare quel che faceva, poteva far capire quanto lui stesse male. Ed era IRRECUPERABILE amico mio. Pensaci bene, non pensare solo che sono un assassino, un ipocrita, un bastardo e via dicendo…” il suo sguardo freddo si tramutò in un severo ammonimento. Aveva fatto tutto nel pieno della lucidità. Tutto mi sembrava così confuso, non riuscivo a capire più niente.

“Bè, perchè chi fa “quel che faceva” è folle per lei, vero? Bello fare così, eliminare le persone che LEI reputa sbagliate. Tutto ciò che voleva Darlet era un po’ di amore, compassione. Cercava qualcuno che gli scaldasse il cuore. Ma a lei questo pensiero non l’ha sfiorato minimamente, mi fa così tanto schifo… ha spinto un ragazzo alla follia più pura. Ha spinto una vita a rovinarsi completamente, uccidere il migliore e unico amico, a rompere le sue speranze e i suoi sogni, e infine farlo morire, secondo lei, CONTENTO?!” guardai Aida. I suoi occhi verdi come la giada erano pieni di lacrime di rabbia, la mandibola che masticava qualcosa che non aveva in bocca. Vedevo le sue mani, le sue spalle, il suo intero corpo tremare. Era sull’orlo della disperazione, quella ragazza che consideravo così superciale… Miguel era rimasto a bocca aperta, senza poter più dire una sola parola se non un balbettio incomprensibile.

“Spero tanto che l’abbia soddisfatta Darlet. Nel suo lavoro, almeno lui, era bravo. Si senta grande signor Miguel, si senta potente… si senta un assassino.” la ragazza distolse l’attenzione da quell’uomo, voltandosi verso di me e sorridendomi. Era la prima volta che mi sorrideva così dolcemente, era la prima volta che capivo quanto fosse grande e consapevole di come andava la vita; quella sua, e degli altri. Chiusi per un attimo gli occhi, riaprendoli verso Miguel, piegato sulla sedia con il volto tra le mani, singhiozzando silenziosamente. Come le valanghe sulle montagne, che rompono la calma e il silenzio, anche la sua vita era stata violentemente travolta da decine e decine di sensi di colpa. Mi voltai un’ultima volta verso Aida, che era andata a richiamare gli infermieri. Chiusi nuovamente gli occhi.

Ora, quel che volevo, era solo un po’ di meritato riposo.

Nives, mio angelo.

Ti ringrazio di avermi regalato tutto questo, ti ringrazio di essere rinata in quella ragazza.

Nei suoi occhi, rivedo te. Ha la stessa luce che avevi tu quando mi dicevi “Ti amo.” e mi baciavi.

Nives, continua a proteggermi. Anche se le tue carezze, probabilmente, non potrò sentirle mai più.

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