Love & Comics – Another Story

Londra

NdA: In questo capitolo, dato che è ambientato a Londra, alcuni personaggi avrebbero dovuto parlare inglese. Per comodità mia e del lettore, scriverò comunque in italiano, indicando le frasi in inglese tra il carattere [ e il carattere ]. Buona lettura.

Eccomi a Londra. Nonostante i dissensi di mamma e papà alla fine sono partita. Ho prenotato un posto sul primo volo disponibile e mi sono portata lo stretto indispensabile per stare fuori casa. Non ho nemmeno prenotato un albergo dove stare, e questa è la cosa che preoccupa di più i miei genitori. Solo che io non sono venuta qui per divertirmi, ma per parlare con Misaki. Nel caso in cui non riesca a risolvere torno a casa, non riuscirei a rimanere qua. Per questo l’albergo non mi serve.

Ora devo riuscire a trovare la casa di Misaki. Chiederò informazioni a qualcuno, non ho la minima idea di dove sia l’indirizzo che mi ha dato Mamoru-kun. Ho la cartina, ma non so minimamente dove mi trovo ora. Forse quel signore può aiutarmi.

–         [Mi scusi, posso chiederle alcune indicazioni?]

–         [Certo, mi dica pure]

–         [Devo raggiungere questo indirizzo]

Gli mostro il foglietto con l’indirizzo scritto. Il signore, dopo averlo letto, guarda la cartina che ho in mano e inizia a spiegarmi.

–         [Non è vicinissimo. Noi siamo qua, mentre il posto che lei cerca è qui. Le conviene prendere la metropolitana per 5 fermate e poi proseguire a piedi da lì. Nel caso poi chieda quando è in zona.]

–         [La ringrazio moltissimo. È stato davvero gentile.]

Prendo la metropolitana come mi è stato consigliato.

–         Sarò scesa alla fermata giusta? Non c’è anima viva. A chi posso chiedere indicazioni?

Mi avvio verso l’esterno e cerco di orientarmi con la mappa.

–         Devo trovare qualcuno a cui chiedere. Meglio che faccia un giro qui in zona, sperando di non perdermi ulteriormente.

Un quartiere pieno di palazzi, ma non c’è anima viva. Probabilmente con le feste in molti sono andati via. Ecco una persona finalmente. Spero che mi possa aiutare.

–         [Mi scusi? Credo di essermi persa. Mi può aiutare?]

Si gira verso di me, ma invece di rispondermi mi guarda in maniera strana. Non mi piace come mi guarda.

–         [Ti sei persa, giapponesina? Cosa ti fa pensare che io voglia aiutarti?]

–         [M-mi scusi. Chiederò a qualcun altro…]

Mi prende per un braccio, ma che vuole?

–         [Ehi, ehi. Dove scappi. Non ti ho mica detto che non ti aiuto. Però non mi va di farlo gratis.]

–         [Vuoi dei soldi? Mi spiace ma non ne ho molti con me e mi servono.]

–         [E chi ha detto che voglio dei soldi. Sei carina, sai? E mi è sempre piaciuto il fascino orientale. Fammi divertire un po’ e poi ti accompagno dove vorrai.]

Ora che faccio? Ho paura. Questa persona è un maniaco. Sono nei guai. Inizia a stringere il braccio e cerca di portarmi verso di lui. Mi fa male.

–         [Non essere così rigida, vedrai che ti piacerà.]

–         [Lasciami, non voglio.]

–         [Rilassati, farò in un attimo.]

Inizia ad allungare le mani. Non riesco più a respingerlo, è troppo forte.

–         [Aiuto, qualcuno mi aiuti.]

–         [Non urlare, tanto non c’è nessuno.]

Non riesco più a contrastarlo e mi metto a piangere. In quel momento sento una voce.

–         [Cosa stai facendo? Lasciala subito andare. Guarda che chiamo la polizia.]

A quelle parole il maniaco mi lascia il braccio e scappa via. Per fortuna è passata questa persona gentile.

–         [Ehi, stai bene? Non ti darà più fastidio ora.]

–         [Grazie. Non sapevo più come fare.]

Tra le lacrime alzo lo sguardo e vedo in faccia il mio salvatore.

–         Misaki…

–         Chiaki? Cosa ci fai qui?

Sono venuta qui apposta per vedere lui, ma ora non riesco a parlarci. Sono ancora troppo spaventata.

–         Me lo spiegherai dopo, ora andiamo via da qui. Non è una bella zona. Ti porto a casa mia, così puoi tranquillizzarti.

Mi stringe a se, per darmi protezione, e mi accompagna verso casa sua.

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